«Un giorno a Venezia con i Dogi»

Alla scoperta dell’anima segreta della Serenissima

Le pagine di Un giorno a Venezia con i Dogi (acquista) portano il lettore alla conoscenza non solo della storia dei Dogi nei luoghi che frequentavano insieme alla Dogaressa, ma anche alla descrizione delle celebrazioni che richiedevano la loro presenza. Nonostante la Serenissima vietasse il culto della personalità, molti Dogi si fecero raffigurare in giro per la città, occultando a volte le immagini che li ritraevano. Dove abitavano, come nel tempo si sono trasformate le loro abitazioni, le strade che recano i loro nomi per tutta Venezia e tanto altro è il nucleo di questo elegante libro di Alberto Toso Fei.

Personaggio famoso ai più, il Toso Fei, veneziano doc, è il comunicatore, in senso lato, della storia di Venezia. Affascinato fin da giovanissimo delle storie che raccontavano gli anziani, le ha fatte proprie. Ha poi aggiunto lo studio profondo di ricercatore per scovare documenti, immagini e altro ancora. È il trasmettitore della storia di Venezia parlata e scritta. Quando lo si ascolta, si rimane non solo affascinati da come espone fatti e misteri ma anche curiosi ancora di più di conoscere nel profondo la storia di Venezia. Mistero tra i misteri. È infatti il fondatore e direttore artistico del Festival del Mistero. Ha pubblicato diversi testi sulla Venezia anche segreta.

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Un giorno a Venezia con i Dogi racconta e descrive molto di più di quello che viene comunicato nelle prime pagine. È infatti un libro che ne contiene tanti altri. Dalle istituzioni pubbliche veneziane, come Palazzo Ducale che fu la casa del potere ma anche la dimora effettiva del Doge, alle feste che a Venezia richiedevano la presenza del Doge, fino alla descrizione del tragico periodo della peste e la costruzione dei Lazzaretti. Pagina dopo pagina, si viene a scoprire come, furbescamente, il Tintoretto vinse il concorso per la Scuola grande di San Rocco e come ottenne la commissione per eseguire i vari dipinti. Nel testo vengono nominati altri artisti come Tiziano, Veronese, Palladio, Vivarini, Palma il Giovane e il Vecchio, Bellini. C’è la storia del Bucintoro, speciale nave da parata che permetteva al Doge di spostarsi in città e che fu distrutta dai francesi e poi bruciata. Di tale imbarcazione rimangono solo immagini dipinte e un modellino in scala presente al Museo storico Navale.

L’autore dedica un intero capitolo alle abitazioni delle famiglie dogali e di cosa rimane delle case chiamate Ca’, che ospitavano i dogi prima della loro elezione. Le storiche dimore, nel tempo, si sono trasformate in uffici pubblici, in musei, in alberghi.

Storie, aneddoti, racconti che si susseguono fino ad arrivare al ‘si dice’ per Ca’ Mocenigo Vecchia. Si dice, per l’appunto, che sia abitata ancora dal fantasma di Giordano Bruno. Ospite di Giovanni Mocenigo, il filosofo venne richiesto per trasmettere i segreti dell’alchimia e della magia. Anche Byron vi abitò e la storia che riporta il Toso Fei è così ricca di avvenimenti che è impossibile da riportare, ma davvero stimolanti e appaganti la curiosità di tutti.

«Un giorno a Venezia con i Dogi»
Ca’ Sagredo, Venezia

Così, andando oltre, si legge di Ca’ Sagredo, Ca’ Dandolo, Ca’ Pesaro, Ca’ Tiepolo Papadopoli, Ca’ Grimani, Ca’ Ruzzini. Nel leggere il capitolo sul cimitero dogale si scoprono notizie storiche, aneddoti, descrizioni probabilmente sconosciuti perfino agli assidui frequentatori della città di Venezia. Città che viene presa in considerazione dall’autore anche e soprattutto nel capitolo della toponomastica. Istruttiva e interessante lettura per chi lo vorrà.

Paolo Cazzella


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Redazione
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