Giovanni Boldini: a Forlì il romanzo della Belle Époque

boldini caricatura di semNella Parigi della Belle Époque, capitale frizzante e movimentata, poteva capitare di imbattersi, nel salotto di una qualche dama dell’alta società, in un ometto paffuto e basso di statura, con occhiali sul naso e baffi ben curati; un distinto, borghesissimo signore in cappello a cilindro lo si sarebbe immediatemente identificato: Giovanni Boldini fu uno dei più importanti cantori della Parigi Fin de Siècle, che nelle sue tele guizza di colori mondani. I Musei San Domenico di Forlì hanno deciso di rendere omaggio a questo protagonista delle pittura di fine ‘800 e inizio ‘900 con una mostra curatissima e ricca di opere: le sale offrono una completa panoramica del percorso di Boldini, dagli autoritratti ai paesaggi toscani, dai ritratti delle signore parigine alle scene di genere, sono compresi anche studi (stupendi quelli di mani con fiori) e bozzetti, passando per il caricaturista Sem, che con le sue litografie racconta gli incontri e le feste di quel mondo rutilante, e per i contemporanei, fra cui i grandi Zandomeneghi e Corcos.

boldini sulla panchina al boisLe donne di Boldini sono innumerevoli: sedute al tavolino in attesa di un qualcuno (Conversazione al Caffè, 1877/78), Sulla panchina al Bois (1872), in posa languida, dito fra labbra carnose in posa di ancora acerba, ma già piccante perché sottile, sensualità (si tratta di Berthe, amante del pittore),  o semplicemente ritratte nella propria abitazione, in eleganti abiti da sera, filiformi nel turbinio cromatico, con la frivolezza colorata del mondo che pare danzare attorno a queste figurine dallo sguardo sempre malinconico, che vede l’opulenza e lo sfavillio, ma testimonia l’avvicinarsi, in sordina e mascherato, di una crisi. Nel girotondo impressionista della tavolozza boldiniana, ad emergere è un piccolo gesto carico di significato, o un atteggiamento, o appunto uno sguardo, rivolto a chi dipinge o lontano: il delicato sfarfallio dei colori circonda la figura, e pare dialogare con essa, quasi penetrandovi. Boldini sa dipingere le donne come se le amasse tutte: nella Noia di Moravia non sarebbe l’impotente Dino, ma nemmeno il vulcanico e guascone Balestrieri. Boldini è un pittore che ama le donne con riverenza e sensibilità, le osserva garbato nella loro finezza; la loro leggerezza è sempre solcata da un pensiero, da un’ansia, anche piccola. La Signora in rosa, la Fanciulla con gatto, la Dama di Biarritz, il Ritratto di Elisabeth Drexel Lehr: ogni sguardo una storia, ogni mano racchiude un intrico di relazioni, ogni labbro serrato potrebbe raccontare una vita segreta.

boldini ritratto di montesquiouDa Boldini si fecero ritrarre tutti i più importanti esponenti dell’alta società dell’epoca: il Conte di Montesquiou, esteta alla D’Annunzio, prototipo del dandy e ispiratore di Huysmans per il personaggio di Des Esseints, fu protagonista della vita culturale parigina, i suoi salotti furono un vero e proprio centro catalizzatore per tutti gli intellettuali dell’epoca. Il Ritratto (1897) che realizza Boldini ce lo presenta vanesio e raffinatissimo come era nella realtà, di un distacco aristocratico e autocompiacente. Di Boldini è anche il celebre Ritratto di Giuseppe Verdi (1886): il compositore, settantatreenne, è il simbolo vivente della musica, presenza totemica nel panorama culturale europeo. Cappello a cilindro, la solita barba bianca da grande vecchio dell’opera, e sguardo potentissimo: già immortale, Verdi si fa ritrarre da Boldini.

Quanto doveva essere stimolante la Ville Lumière in questa bell’epoca di gran balli, lustrini e café chantant gremiti di artisti. I personaggi che animano le scene di Boldini sono anche quelli che Toulouse-Lautrec osservava nei localacci, al Moulin Rouge, e sono quei compiti e beneducati borghesi di Renoir, aggraziati come le ballerine di Degas nel grande teatro cittadino. Boldini seppe raccontare la storia della propria società partecipandovi: una predisposizione al racconto del mondo che non può far dimenticare le origini macchiaiole. La sua tela è il romanzo sfavillante di una società giunta all’apice, ma che sappiamo pronta a cadere – l’altalena che dopo lo splendore incontrerà la rovina.

Michele Donati
ritratto di elisabeth drexel lehr

 

 

Redazione
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