Le città non sono mai semplici scenografie nel mondo di Murubutu. Sono organismi vivi, corpi attraversati da flussi, memorie e destini che si sfiorano per caso e finiscono per cambiare tutto. Con La vita segreta di nuove città, il rapper e narratore emiliano prosegue il suo viaggio iniziato con La vita segreta delle città, trasformando il tour in una nuova mappa emotiva e letteraria che attraversa l’Europa e l’Italia. In un’epoca in cui il viaggio è spesso ridotto a immagine da condividere, Murubutu sceglie di restituire alle città la loro profondità: non luoghi da sfruttare, ma spazi vividi e quasi personaggi.
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Tra i brani simbolo di questo percorso c’è Nora e James, dedicata a Dublino e al celebre incontro tra Nora Barnacle e James Joyce: una canzone in cui la città diventa protagonista assoluta. Abbiamo intervistato Murubutu che ci ha raccontato il suo modo di abitare i luoghi, di trasformare la geografia in racconto e il rap in una forma di narrativa musicata, dove il genere apparentemente pop “basso” del rap riesce a combinarsi con citazioni colte e immagini efficaci. Murubutu si conferma ancora una volta una voce unica nel panorama italiano.
La vita segreta di nuove città nasce come prosecuzione naturale del lavoro precedente: in che modo questo nuovo tour e questo nuovo capitolo ampliano o trasformano il tuo racconto delle città rispetto a La vita segreta delle città? C’è un’evoluzione o hai seguito la stessa linea?
La vita segreta di nuove città è innanzitutto un tour, parte dall’album a cui era seguito un primo tour che abbiamo fatto l’anno scorso in Italia e poi il tour europeo. Quest’ultimo si è quasi concluso, finiamo con Dublino la prossima settimana. Questo è un secondo tour in città nuove che non ho toccato nel tour precedente; c’è Livorno, Trento, se ne aggiungeranno anche altre dove non sono mai stato.
Siamo in un’epoca dove i viaggi vanno molto di “moda”, grazie al fatto che tutti possiamo viaggiare di più. Anche sui social la narrazione del viaggio è molto presente con travel blogger e quant’altro che vanno alla ricerca del luogo “instagrammabile”. A volte si va in una città solo per quel posto pubblicizzato e più gettonato. Con questo progetto tu probabilmente valorizzi, invece, le città nella loro totalità, facendole diventare dei luoghi dove si intrecciano culture, esperienze, destini e memorie. Quanto c’è di esperienza personale nei luoghi che racconti e quanto invece di immaginazione narrativa? Come mai hai scelto proprio queste città?
Ho scelto città europee che avevo già visitato e conosciuto. Sono città splendide con una grandissima identità che rappresentano ciò che ho voluto esprimere nel disco: sono veramente degli organismi senzienti in grado di intrecciare e concertare i destini e le vite delle persone, tra tutte Londra. Spesso sono megalopoli dove, appunto come a Londra, tante città vengono riunite all’interno di una sola; vengono ingoiati i quartieri e le zone limitrofe. Io ho avuto modo di parlare con chi è venuto ai concerti di questo fenomeno che riguarda tutte le città europee, nonché quelle mondiali. Una riflessione che ho potuto fare durante la lavorazione del disco e anche visitando queste città è che tutte possiedono una grandissima anima, per questo ho dedicato loro spesso delle canzoni. Markus ed Ewa per Berlino per esempio; su Londra sono tornato tantissime volte, per esempio in La Vita Segreta o in Paranormale, a Bruxelles ho dedicato Minuscola, ispirata alla storia di Yaguine e Fodè, Nora e James naturalmente dedicata a Dublino, come avevo dedicato un brano a Kafka ambientato a Praga. Nora e James è uno dei primi esempi del concept del disco: l’ho scritta con l’idea di dedicarla a una città e alla sua capacità di incastrare i destini delle persone, poiché se ci pensi quanto è successo a Nora e James a Dublino è ciò che accade alle persone in ogni parte del mondo: persone che si incontrano casualmente e da lì nascono amori, vite insieme, destini che hanno una continuità decisamente importante nel tempo. Così ne nascono anche capolavori.
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Si dice “se uno scrittore si innamora di te, vivrai per sempre”, un artista può testimoniare questo incontro?
Certamente. Pensa quante persone nelle città più o meno grandi si sono conosciute per caso e da lì la loro vita ha preso una direzione particolare e, di conseguenza, anche la loro arte. Come diceva Fabrizio De André a Dori Ghezzi. Dopo che lei gli chiese: “Perché non parli di mai di me nelle canzoni?” lui rispose: “Perché i miei personaggi nelle canzoni sono persone imperfette che muoiono, tu invece sei perfetta e voglio che tu viva per sempre”. Una risposta geniale secondo me.
Il tour europeo si sta avviando alla sua conclusione, con l’ultima tappa a Dublino il 18 febbraio. Portare questo progetto dal vivo in quelle città cambia il tuo rapporto con i luoghi che racconti, soprattutto quando ti esibisci proprio nelle città europee che dici di aver amato?
Ha cambiato sicuramente tutto, innanzitutto perché ogni volta che torni in una città cambi comunque il rapporto che hai con lei, in quanto conosci persone e luoghi nuovi, quindi cambi. Chiaramente mi ha stupito vedere la partecipazione del pubblico, non avevo idea di quanto ne avrei richiamato, poiché la mia fan base è esclusivamente italiana e non è scontato suonare all’estero e trovare italiani che ti vengono a vedere. Certo abbiamo scelto locali piccoli, ma è sempre stato tutto pieno. Con questi italiani ho poi avuto modo di dialogare e mi hanno riportato prospettive e racconti che io non conoscevo sulle città in cui mi esibivo.
Forse ti senti più “al sicuro” in una città straniera, fuori da casa tua, dove puoi parlare più liberamente?
In realtà avviene anche in senso inverso. Il pubblico ti viene a vedere con una motivazione in più: in Italia ti viene a vedere solo perché ti segue, all’estero perché gli porti un po’ di Italia e di casa. C’è un affetto maggiore rispetto alla motivazione dei fan in patria. Poi avendo scelto belle città erano occasioni per alcuni italiani di visitare le città, Londra è estremamente organizzata e quindi comoda.
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In Nora e James Dublino è molto più di uno sfondo: è una forza che unisce, separa e ricuce i destini dei protagonisti. Forse più che in tutte le altre canzoni, questa sembra quasi un personaggio importante e preponderante. Come hai lavorato sulla città per renderla tale, e in generale sulle città per metterle in musica?
Tutte le città sono affrontate con delle curvature e registri diversi. Nora e James è ispirata a un racconto di Federico Pace, che è un grande autore, ha scritto diversi libri sulle città, sui viaggi e varie biografie. Io lo apprezzo molto, l’ho anche contattato per dichiarargli questa ispirazione e mi ha dato una bellissima risposta: “Spero che un pittore senta la tua canzone e dipinga ciò che io ho scritto e che tu hai cantato”. Decisamente Nora e James è la canzone con maggiori riferimenti topografici, in quanto antropomorfizzo la città di Dublino cosicché i protagonisti sembrino lo sfondo e Dublino la vera protagonista. Non ho fatto così con tutte le città che ho descritto in quanto volevo dare curvature diverse, per esempio Londra in Paranormale è legata a Virgina Woolf, mentre Lisbona nella canzone Saudade a una biografia. Un altro esempio è La caduta di Costantinopoli dove ci sono riferimenti topografici, ma il contenuto è prettamente storico. Nel raccontare le città nelle varie canzoni le ho gestite in maniere diverse per dare curvature diverse come si fa nelle raccolte di racconti, dove si danno delle sfumature e dei registri sempre differenti.
Si possono fare quasi degli itinerari di viaggio da alcune tue canzoni in tal senso.
Diverse volte i fan mi dicono che sono andati in un posto in quanto lo citavo io. Ad esempio mi hanno detto una volta di essere andati a vedere il campanile di Saintes Maries de la Mer, che cito in Mara e il maestrale, tra l’altro bruttissimo anche a mio dire. Quindi c’è un po’ di turismo di ispirazione Murubutu.
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Così sembra quasi che tu sia il rapper dei viaggi, eppure la vera presenza costante è la letteratura (insieme alla storia), che nella tua scrittura non è concepita come citazione fine a se stessa, ma ha una sua struttura narrativa: cosa ti offre la letteratura nella tua scrittura e quanto può sembrare antitetica questa contaminazione tra il rap, un genere spesso considerato “basso” e la letteratura più “alta” che sovente citi?
Il pregiudizio sul rap c’è e a volte è anche fondato: il rap che va in classifica ha delle caratteristiche spesso stereotipate e pertanto viene criticato. Ma il rap è un ottimo mezzo comunicativo per esprimere contenuti anche alti, ci sono diversi esempi anche più importanti di me come Caparezza. Il fatto che abbia sacrificato la melodia alla ritmicità lo rende anche più diretto e valido a livello espressivo, così che possa esporre tantissimi contenuti diversi. Questo lo rende prossimo alla letteratura e alla narrativa. Io penso di fare una forma di narrativa musicata attraverso il rap nella mia musica, dove come dici tu il viaggio è uno dei temi dominanti, ma non l’unico. Io penso che il rap sia comunicativo quanto la letteratura e che grazie alla letteratura possa avere una quantità di temi infiniti e immortali. La mia scelta di utilizzare un lessico più letterario che prossimo allo slang del rap è invece una scelta stilistica, anche per dimostrare le potenzialità di questo genere.
Diciamo che ormai il confine tra cantante e letterato lo hanno già oltrepassato dando il Premio Nobel per la Letteratura a Bob Dylan, un cantante e non un autore propriamente detto.
Mi fa piacere che tu lo dica, in quanto è l’argomento che tratto nei miei talk dove parlo della relazione tra rap e letteratura e dello sdoganamento progressivo della canzone nel corso del tempo, a cui in realtà la letteratura deve un tributo enorme, anche se poi la canzone è stata declassata a genere inferiore. Non solo il caso che hai citato, anche per andare in ambito urban il Premio Pulitzer a Kendrick Lamar dimostra che ormai la canzone è stata sdoganata. De André lo trovi anche nelle antologie di italiano. La canzone è come la poesia, la narrativa e il teatro. Dopo il cantautorato trovi anche un po’ di rap nei manuali.
Questo legame tra letteratura e rap che esprimi come si evolverà? Hai altri progetti in merito?
Sto lavorando su tantissimi progetti diversi. Oltre che al tour primaverile, ci sarà un tour estivo in chiave jazz. All’estero tornerò a marzo in occasione del dantedì per l’Istituto Italiano Di Cultura di Bruxelles che organizza un concerto dedicato a Dante e quindi porterò molti brani insieme alla band tratti dall’album Infernum che è ispirato alla Prima Cantica della Commedia. Poi sto lavorando a un altro album, per il quale ci vorrà molto tempo.
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