Milano che non conosciamo:
nella Brera delle case chiuse

Milano è la città della moda e del design, ma tra le sue vie si nasconde un lato proibito che non tutti conoscono. Con un po’ di immaginazione, è possibile riscoprire la Brera del passato, fatta di case chiuse e incontri segreti.

Milano, Brera. Foto da Flickr

Milano, Brera.
Foto da Flickr

Brera è un quartiere di Milano noto per le sue bellezze artistiche, ma è possibile visitarlo seguendo un itinerario davvero fuori dal comune: quello delle case chiuse, abolite nel 1958 con la legge Merlin. Se Brera è oggi un quartiere di alto livello, di glamour e affitti insostenibili, nei secoli scorsi era invece una zona popolare costellata da numerosi locali a luci rosse, per tutte le classi e le età. Per capire come funzionassero questi luoghi di incontro, dobbiamo prima ripercorrere brevemente la storia di Milano e delle sue donne.

La prima documentazione giunta fino ai nostri giorni in cui si parla di prostituzione a Milano risale al 1387. Gian Galeazzo Visconti, disturbato dalla massiccia presenza di bordelli, emanò un decreto per limitare la zona a luci rosse al Castelletto, ovvero quella che è oggi piazza Cesare Beccaria. Secondo la sua legge, le prostitute dovevano essere regolarmente autorizzate, dovevano pagare una tassa ed erano obbligate a distinguersi dalle signore per bene indossando delle mantelline. Il Castelletto si trova però vicino al Duomo, nei pressi peraltro del palazzo dell’Arcivescovo. Qualche secolo più tardi Carlo Borromeo decise quindi di trasformare i locali in prigioni o in alcuni casi di abbatterli: la zona a luci rosse distraeva infatti i fedeli che dovevano andare a messa.

Va sottolineato che la prostituzione non venne vietata, ma limitata ad alcuni particolari contesti. Si trattava infatti di un fenomeno in parte culturale: per gli uomini, e soprattutto per i ragazzi che dovevano diventare adulti, era normale e legittimo frequentare i bordelli, luoghi di istruzione sessuale e crescita. Diverso era ovviamente l’atteggiamento nei confronti delle donne, considerate poco di buono e spesso marchiate a vita dalla loro attività. Da questo punto di vista, i ricchi signori di Milano dimostrano un grande interesse per i problemi sociali, tanto che vennero aperti due istituti con lo scopo di aiutare le ragazze cadute in cattive mani: il Collegio della Guastalla per fanciulle sole e decadute (1555) e la Scuola Madama del Soccorso, voluta da Isabella de Cordova per aiutare «le peccatrici, le malmaritate e le vergini pericolanti», che imparavano qui un mestiere, così da ricominciare a vivere dignitosamente. Il concetto di prostituzione è infatti cambiato nel corso dei secoli: la vendita del proprio corpo raramente aveva il fine di arricchirsi. Molte orfane erano costrette a prostituirsi per sopravvivere, un mondo quindi molto lontano dalle escort dei nostri giorni, ma più vicino allo sfruttamento sulla strada. Prostituta non lo si era quasi mai per scelta, ma […]

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Dalila Forni

1991. Studentessa di Lingue e Letterature Europee ed Extraeuropee a Milano. Vivo di letteratura, pastasciutta e buona birra.
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