Cospiratori, rivoluzionari in fuga, agenti segreti, trafficanti, teppisti, telepati, sognatori. L’affresco di 81280JL. Lennon, l’Iik e i topi salterini – il nuovo romanzo di Lorenzo Mazzoni per i tipi di Edizioni Spartaco – è composito e multiforme: un grande e coerente entrelacement dove i personaggi si contendono la scena in un montaggio a incastro.
Al centro, l’Iik, una cannabis geneticamente modificata dal profumo di caramello e dagli effetti devastanti su uomini e topi. A inventarla è Mark Chapman – “il più coglione dei coglioni” –, l’assassino di John Lennon che, con quei cinque colpi di revolver all’ex Beatles, ha segnato una cesura nella storia della musica leggera e, di certo, la fine del sogno di una possibile reunion con gli altri baronetti.
Prende forma una grande allucinazione, in cui Mazzoni intreccia storia, cronaca e finzione, a partire da una domanda vertiginosa: e se fosse andata diversamente?
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Storia e finzione in «81280JL»
È la Storia, gli eventi che hanno segnato il 1980, a reggere l’impalcatura di 81280JL. Dalla crisi degli ostaggi di Teheran, all’avventurosa fuga di un trafficante tra mercati, muli e doppi fondi di valigie, fino a quella tragica serata newyorkese davanti al Dakota Building, non c’è nulla di inventato. Neppure la musica d’accompagnamento: Fred Neil, le Sister Sledge e, naturalmente, i Beatles sono solo alcuni dei frammenti di una colonna sonora coltissima. Lorenzo Mazzoni studia, seleziona, registra. Eppure, non si limita a fotografare la realtà come un fedele segretario: usa il foglio di carta come un contenitore ideale. È qui che risiede il vero nucleo della sua scrittura.
La Storia non si può riscrivere, è vero. Ma si può entrare nelle sue pieghe – sgattaiolare tra gli eventi come topi, per restare in tema – e modellare ciò che sfugge, ciò che non può essere documentato. È lì che l’autore tesse le sue trame, inserisce i personaggi, crea un ordine logico e consequenziale in cui la narrativa diventa, paradossalmente, più sincera della realtà. E così restituisce un nuovo senso all’omicidio di un idolo.
Scrivere i luoghi
Il teatro in cui le numerose esistenze si incrociano, si amano, fuggono e si uccidono è eterogeneo e disegnato da una penna immersa nelle culture del mondo. L’attenzione alle coordinate e alla ricostruzione storica della geografia dei luoghi, infatti, si fonde all’esperienza da reporter di Mazzoni.
Ne nasce un’ambientazione sempre coerente e credibile, non costruita attraverso grandi panoramiche cinematografiche – che mal si sposerebbero con la struttura scattante dei capitoli – ma per echi, suggestioni, odori, rumori.
Gli ambienti fisici, meteorologici, emotivi e culturali non fanno solo da sfondo: sono protagonisti a pieno titolo di 81280JL. Lennon e i topi salterini. Beirut, Il Cairo, New York, Teheran, il confine siro-libanese, lo Yemen del Sud, il Pakistan e l’India si contendono la scena insieme ai personaggi che li abitano. Luoghi che, respirando, contaminano, trascinano, cambiano il destino di chi li attraversa.
Chi abita le pagine
Chi agisce in questo spazio-tempo? Gli attori di 81280JL sono tanti, troppi per poter dare voce a tutti in questa sede. Tra loro, tre figure emergono con particolare intensità.
Mark Chapman – o meglio, i Mark Chapman. Una doppia figura, a scandire le due porzioni del romanzo. Il primo, agronomo al servizio della CIA, è preso in ostaggio in Iran; il secondo è la figura con cui i giornalisti hanno riempito le pagine da quel dicembre in poi: l’uomo che – insieme a Double Fantasy e a Il giovane Holden – il lettore conosce prima ancora di aprire il libro, ma che finisce per comprendere, fino quasi a perdonare.
Accanto a lui, Mazzoni fa muovere Asher Lehman, “il Depresso”, ex tossico nevrotico che porta nel nome un ossimoro – Asher, in ebraico, significa “felice”. È il personaggio che più di tutti fa i conti con se stesso: attraversa da fuggiasco il mondo in cerca di un equilibrio possibile, fino a scegliere l’immutabilità contadina come forma di redenzione dal male, di purificazione, di tregua.
E infine Walter, il romantico “figlio randagio della rivoluzione”. In lui si consuma una disillusione politica e personale: vive la consapevolezza che gli ideali che avevano animato la sua lotta armata sono diventati “business, come tutto il resto”. Così, sulla soglia del crollo delle ideologie, al tramonto del Secolo breve, cerca di reinventarsi nell’amore per la collega Babette. Ma, in un mondo in cui la lealtà è ormai un lusso, anche questo tentativo si infrange contro la realtà, lasciandolo ancora alla ricerca di una strada su cui poggiare i piedi.
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Karma e ossessioni
Nel quadro complessivo del romanzo, ciascun personaggio insegue una propria ossessione, un tarlo interiore che finisce per contare più delle stesse vite umane.
È questo il motore profondo di 81280JL. Lennon e i topi salterini: l’energia che spinge i protagonisti a muoversi, a perdersi, a oltrepassare ogni limite. Lorenzo Mazzoni indaga quell’istinto umano che sfugge al controllo, quella parte cieca che trascina l’uomo verso ciò che lo consuma.
Un indizio lo offre già la dedica, con una citazione di Instant Karma – brano in cui Lennon, quasi come in un presagio, canta che ogni azione torna sempre indietro. Non di certo come resa al destino, ma come riconoscimento di una responsabilità: l’idea che la vita, per quanto possa deviare e sfuggire, resti una storia scritta dalle mani di chi ne è protagonista.
La follia del male
Infine, l’Iik: la sostanza con cui la ricerca umana di controllo e potere si rovescia in follia. Trasforma gli uomini in mostri assetati di sangue e fa balzare in aria i topi salterini che ne leccano i gambi.
Mazzoni suggerisce che l’intero mondo animale condivide le conseguenze di questo veleno, ciascuna specie secondo la propria natura. È la prova tangibile del potere allucinogeno e distruttivo della mutazione, simbolo della manipolazione umana sul vivente.
A eliminarla è proprio Asher Lehman, che per primo si è misurato con i suoi effetti: brucia gli ultimi semi di Iik, tenta di estinguerne ogni traccia.
Eppure, nel finale, qualcosa fa pensare che il contagio non sia stato davvero debellato. Con questa consapevolezza, l’allucinazione messa in piedi dall’autore si dissolve, insieme alla fragile speranza che l’attraversava. La Storia non è stata riscritta: «siamo condannati a vivere in un mondo senza Beatles».
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