«Una lunghissima ombra» di Andrea Laszlo De Simone

I nostri pensieri in «Una lunghissima ombra» di Andrea Laszlo De Simone

Tra introspezione, fragilità e sperimentazione sonora, il cantautore polistrumentista ha presentato il suo nuovo album audiovisivo.
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Giovedì 16 e venerdì 17 ottobre, presso il circolo ARCI Angelo Mai di Roma, il cantautore polistrumentista Andrea Laszlo De Simone ha presentato il suo nuovo album, Una lunghissima ombra, pubblicato oggi con l’etichetta 42Records. Una cupola geodetica con audio spazializzato accompagnato da una proiezione, per assaporare, dieci persone alla volta, i 64 minuti della sua nuova opera audiovisiva. Lo ha definito «un luogo “bolla” in cui potersi rintanare», ma che ritrae anche «l’isolamento a cui inducono i pensieri intrusivi, tema portante dell’album».

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Per assistere all’anteprima del nuovo disco di Andrea Laszlo De Simone, occorreva, per prima cosa, essere molto veloci ad accaparrarsi gratuitamente uno tra i soli dieci posti per volta nella cupola geodetica appositamente allestita per l’evento e, una volta riusciti nell’impresa, presentarsi all’Angelo Mai di Roma muniti di tessera ARCI. Quella dell’anno 2025-2026 è contrassegnata dallo slogan «Senza perdere la tenerezza». Come in un bagno catartico, Andrea Laszlo De Simone, con Una lunghissima ombra, ci ha offerto uno dei modi per tenersela stretta, questa tenerezza.

Nelle crepe interiori

Il primo singolo estratto dall’album Una lunghissima ombra è Un momento migliore, pubblicato nella notte di Capodanno tra il 2024 e il 2025. Nel post in cui annuncia la pubblicazione del brano, Andrea Laszlo De Simone si rivolge a Il Mondo come un essere in carne ed ossa: «Se quest’anno Il Mondo dovesse invitarmi alla sua festa berrò un po’ di più e sarò sincero». Gli direbbe della sua difficoltà nel rapportarsi con lui, dei suoi pensieri e fragilità. In questo si racchiude il senso della sua nuova opera.

Gli parlerò di quanto io sia convinto del fatto che bisognerebbe fondare le proprie certezze nel dubbio, ovvero in quella crepa del pensiero che permette ad ogni idea di avere il medesimo diritto di esistere, purché non si tratti di idee esplicitamente anti sociali.

Andrea Laszlo De Simone

Una lunghissima ombra parla della complessità del rapporto con l’altro, tra il proprio cosmo interiore e il Mondo esteriore. Tra la luce che rende visibili le nostre ombre e ci costringe a guardarle e il buio che le avvolge e le rende libere. Andrea Laszlo De Simone canta, scrive, suona e produce. Tutto da solo, tutto da autodidatta. Rifugge le luci abbaglianti dello spettacolo e fa quello che fa per pura e insaziabile passione. Un essere raro e tremendamente umano. Ogni suo lavoro ha quell’aura di un mistero esistenziale che non troverà mai una risposta definitiva. Il mondo è ritratto nei suoi video sgranati, suonato dalle sue melodie che si intrecciano a chitarre e sintetizzatori, cantato dalla sua voce d’altri tempi.

In questo nuovo album è la vita e il rapporto dell’essere umano con essa, in tutti i suoi aspetti più profondi, a far da protagonista. Mentre ascolti l’album ti ritrovi a canticchiare le debolezze e i dubbi che sono anche i tuoi. Le diciassette tracce di Una lunghissima ombra sono un quadro completo: opera d’arte totale, sonora e visiva, fatta di desideri, emozioni, pensieri intrusivi e sensi di colpa, che animano la nostra realtà e complicano i rapporti con essa. I video che le accompagnano sono “quadri filmici” realizzati da lui: camere fisse su un paesaggio che mostra pian piano l’aurora, una via urbana trafficata, una paperella di gomma in una vasca, un treno in stazione, lo scheletro di un edificio industriale.

Il video apparso il 15 maggio sul profilo YouTube di Andrea Laszlo De Simone, ad anticipazione del nuovo album Una lunghissima ombra.

Dentro i brani

«Credo che sia capitato a chiunque di ritrovarsi in quella bolla che si crea quando i pensieri ci attraversano e ci ritroviamo assorti nell’inconscio»: questa è ciò che lui chiama «una lunghissima ombra». In Una lunghissima ombra, i brani sono abbracciati dal preludio Il buio e gli interludi Neon, Diffrazione, Spiragli e Rifrazione, passaggi che collegano tra loro i brani. Anche grazie a questi fili la narrazione è fluida e coerente: ogni brano rappresenta un pezzetto di esistenza e alla fine restituisce un quadro unitario, dall’inizio alla fine. Grazie a questa trama sonora, l’artista modella gli spazi musicali dei singoli pezzi, dove si incontrano linguaggi diversi: la canzone d’autore italiana e francese dialoga con la psichedelia, mentre la musica sinfonica si fonde con il rock e l’elettronica.

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Ci sono canzoni come La notte, secondo estratto pubblicato a maggio, giocose e allegre nel ritmo, ma che nascondono una loro drammaticità:

E ora sconvolto dal dolore
Abbandonato nella mia sventura
Se c’è qualcuno che non ha paura
Io prego mi soccorra.

De Simone vuole ritrovare quel desiderio del primo innamoramento (il tempo della «prima voglia») e lasciar scorrere liberi i timori nell’oscurità («La notte / Cela i ladri e cela anche un fiore»).‭

Quando è una ballata ipnotica che vorresti riascoltare a ripetizione mentre ti trasporta tra le difficoltà della comunicazione, del tentativo fallimentare dell’esternare veramente ciò che si prova («Quando tu mi stringi / Sei in grado di ferirmi / Ed io non so spiegarlo / E tu non puoi capirmi»), quando viene l’istinto di nascondersi, dietro futili pretesti, per schivare ogni responsabilità.

È colpa del silenzio
Timido come me
Se non ti dico quel che penso

È colpa del rumore
Pavido come me
Se non riesci ad ascoltare.

Una paperella rosa di gomma si muove tra le acque della vasca mentre la tenera voce della figlia di Andrea Laszlo De Simone canticchia l’incipit di Per te, ottava traccia delicata che si adagia perfettamente al centro del disco: «Per te cosa farei? / Lo farò, per te lo farei / Per te lo farei», fino a mescolarsi con la voce paterna e recitare «Non lo sai, ma io lo so».

Andrea Laszlo De Simone realizza il suo essere adulto e sceglie di conservare il bambino che è in lui, preservando le imperfezioni e le fragilità. Quella che utilizza è una lingua universale: Una lunghissima ombra non è un disco autobiografico, perché parla di tutti noi. Laszlo si mostra per quello che è e, come uno specchio, per ciò che siamo. Parla di morte (Pienamente), di solitudine e del passare incessante del tempo (Aspetterò), di debolezze e nostalgia (Quello che ero una volta), dell’illusorietà del reale (Non è reale). Ma a fare da sfondo è sempre l’amore profondo per una vita che lui tiene ben stretta a sé, evitando i fasti della notorietà, e che non può essere vissuta senza fare onestamente i conti con sé stessi e con l’esterno.

Forse ho mentito sempre o forse son troppo sincero
È da una fragile mente, o sono solo immaturo
O, più probabilmente, non voglio pensare al futuro
Perché sono quasi sicuro che sbaglierò per sempre.

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Margherita Coletta

Classe 1998. Mezza etrusca, mezza romana. Le piace girovagare e fare incontri lungo la via. Appassionata cacciatrice di storie, raccontagliene una e sarà felice.

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