Con la fine dell’estate e il progressivo abbassarsi delle temperature, Roma torna a vivere a pieno ritmo anche dal punto di vista culturale. Se le giornate si accorciano e il caldo lascia finalmente spazio a temperature più miti, mostre, musei e gallerie offrono l’occasione per riscoprire la città attraverso l’arte, tra grandi maestri del Novecento, capolavori della pittura europea e percorsi dedicati alla cultura contemporanea.
Dalle grandi esposizioni internazionali alle mostre più intime e personali, la stagione autunnale romana si presenta particolarmente ricca e variegata. Ecco dunque quattro appuntamenti da segnare in agenda, capaci di raccontare altrettanti modi di intendere e vivere l’arte.
Kandinsky a palazzo Bonaparte
Dopo oltre venticinque anni dall’ultima grande esposizione dedicata a Vassily Kandinsky nella Capitale, Palazzo Bonaparte torna a celebrare il padre dell’astrattismo con una grande retrospettiva, visitabile dal 15 settembre 2026 al 14 febbraio 2027. Curata da Angela Lampe, la mostra riunisce oltre settanta opere provenienti da importanti istituzioni internazionali e, in particolare, dal Centre Pompidou di Parigi.
Il percorso ripercorre l’evoluzione artistica di Kandinsky, dagli esordi ancora legati alla figurazione fino alla progressiva liberazione della pittura dalla rappresentazione del reale. Colore, forma e linea diventano così strumenti autonomi, capaci di evocare emozioni e, soprattutto, di stabilire un rapporto sempre più stretto tra pittura e musica. Non è un caso che l’artista concepisse le proprie composizioni quasi come vere e proprie partiture visive, attribuendo ai colori una precisa dimensione emotiva e spirituale.

Vassily Kandinsky, Gelb-Rot-Blau (Jaune-rouge-bleu), 1925, Olio su tela, 128×201,5 cm., Centre Pompidou, Parigi, Musée national d’art moderne – Centre de création industrielle. Fonte: Wikipedia.org. Pubblico dominio.
Particolarmente significativo è il nucleo proveniente dal Centre Pompidou, che conserva la più importante raccolta di opere di Kandinsky al mondo, arricchita anche dal lascito della moglie Niña. Un’occasione per ripercorrere una delle più radicali rivoluzioni artistiche del Novecento e comprendere come la pittura abbia progressivamente smesso di dover «rappresentare» qualcosa per diventare essa stessa linguaggio.
Consigliata agli appassionati di arte moderna, ma anche a chi vuole avvicinarsi all’astrattismo attraverso uno dei suoi protagonisti assoluti.
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Diego Rivera e la costruzione dell’arte moderna in Messico nel XX secolo
Un viaggio nei colori, nella storia e nelle contraddizioni del Messico del Novecento è quello proposto dai Musei Capitolini – Villa Caffarelli con la mostra dedicata a Diego Rivera, visitabile fino al 13 dicembre 2026. Si tratta della prima grande esposizione italiana dedicata al celebre pittore e muralista messicano che riunisce oltre 140 opere, di cui trenta dello stesso Rivera.
Il percorso non si limita alla figura del grande muralista, ma ricostruisce le origini e lo sviluppo dell’arte moderna messicana attraverso una pluralità di linguaggi e personalità. Accanto a Rivera compaiono infatti opere di Frida Kahlo, José Clemente Orozco, David Alfaro Siqueiros, María Izquierdo e altri protagonisti della cultura figurativa messicana del XX secolo. A completare il percorso sono presenti anche fotografie e materiali audiovisivi, tra cui alcuni scatti di Tina Modotti.
L’esposizione parte dalle radici ottocentesche della cultura messicana e dalla nascita del Messico indipendente per arrivare alla costruzione, nel corso del Novecento, di una nuova identità artistica nazionale. La pittura diventa così non soltanto espressione estetica, ma anche strumento per raccontare una società in trasformazione, mettendo in dialogo tradizione, modernità, identità e impegno sociale.

Diego Rivera, Mujer sentada con flores (Donna seduta con fiori), 1944, olio su tela, 118×150 cm, Città del Messico, Colecciòn de arte BBVA México, ©Banco de México.Fonte: Museicapitolini.org
Particolarmente interessante è dunque la possibilità di osservare Rivera non come figura isolata, ma all’interno di una più ampia genealogia della modernità messicana, dove il muralismo dialoga con le avanguardie internazionali senza rinunciare alle proprie radici culturali.
Consigliata agli appassionati di arte moderna e contemporanea, ma anche a chi vuole conoscere una delle esperienze artistiche più originali e influenti del Novecento latinoamericano.
Fulco Pratesi. Acquerelli Pionieri
Al Museo di Roma in Trastevere, dal 16 settembre al 6 dicembre, una mostra apparentemente lontana dai grandi nomi della storia dell’arte conduce invece alla riscoperta di una figura centrale della cultura ambientalista italiana: Fulco Pratesi. Acquerelli Pionieri, curata da Olympia Pratesi con la collaborazione di Isabella Pratesi, raccoglie acquerelli, disegni, taccuini illustrati e materiali originali che permettono di conoscere il lato più intimo e personale del fondatore del WWF Italia.
Architetto, giornalista, illustratore e naturalista, Pratesi ha trasformato nel corso della sua vita l’osservazione della natura in uno strumento di conoscenza e sensibilizzazione. Gli acquerelli esposti restituiscono proprio questo particolare rapporto con il mondo naturale: uccelli, lupi, orsi, cetacei, tartarughe e paesaggi diventano protagonisti di un universo visivo nel quale la precisione quasi scientifica convive con uno sguardo profondamente personale.

Fulco Pratesi, Strolaga becco giallo, 1976, Acquerello e china su carta. Fonte: museodiromaintrastevere.it
Particolarmente interessanti sono i taccuini e le annotazioni di viaggio, che restituiscono la dimensione quotidiana del lavoro dell’artista e naturalista. Il disegno diventa così una forma di osservazione diretta, quasi un esercizio di attenzione verso ciò che ci circonda. Una modalità di guardare la natura che acquista oggi un significato ulteriore, in un momento in cui la tutela della biodiversità e la crisi ambientale sono al centro del dibattito culturale.
La mostra, organizzata in occasione dei sessant’anni dalla nascita del WWF Italia, permette dunque di scoprire un aspetto meno noto di Pratesi, mostrando come dietro l’attività dell’ambientalista vi fosse innanzitutto uno sguardo curioso, capace di trasformare la meraviglia per il mondo naturale in conoscenza e impegno.
Consigliata non solo agli appassionati di illustrazione e natura, ma a chiunque voglia riscoprire il valore dell’osservazione lenta, oggi forse più necessaria che mai.
Pontormo alle Scuderie del Quirinale
Tra gli appuntamenti più attesi dell’autunno romano c’è senza dubbio la prima grande mostra monografica dedicata a Jacopo da Pontormo, alle Scuderie del Quirinale dal 9 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027. L’esposizione nasce dalla collaborazione tra Ales – Scuderie del Quirinale e le Gallerie degli Uffizi ed è curata da Cristina Acidini, con la collaborazione di Elena Capretti, Philippe Costamagna, Bruce Edelstein e Carlo Falciani.
Figura centrale del Cinquecento fiorentino, Pontormo rappresenta uno dei passaggi più originali e radicali dal pieno Rinascimento alla Maniera. La sua pittura, caratterizzata da colori accesi, composizioni instabili, figure allungate e pose spesso lontane dall’equilibrio classico, rompe con la tradizione rinascimentale senza rinunciare alla sua eredità. È proprio questa tensione tra il linguaggio del Rinascimento e la ricerca di una nuova libertà espressiva a rendere ancora oggi così riconoscibile la sua opera.
Il percorso delle Scuderie sarà prevalentemente cronologico, ma comprenderà anche approfondimenti tematici, permettendo di seguire l’evoluzione dello stile dell’artista attraverso dipinti e opere su carta. Accanto ai numerosi prestiti provenienti dalle Gallerie degli Uffizi, arriveranno a Roma opere da importanti istituzioni italiane e internazionali, tra cui il Louvre, la National Gallery di Londra, il British Museum, il Metropolitan Museum of Art, la National Gallery of Art di Washington, l’Art Institute of Chicago e il Getty Museum di Los Angeles.
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La «Visitazione» di Pontormo
Fulcro assoluto dell’esposizione sarà la celebre Visitazione, proveniente dalla chiesa di San Michele Arcangelo di Carmignano, uno dei capolavori più riconoscibili di Pontormo. L’opera, con le sue figure sospese nello spazio e l’intensità dei colori, sintetizza bene quella ricerca di un linguaggio nuovo che avrebbe reso l’artista una delle figure più singolari della pittura italiana del Cinquecento.

Pontormo, La visitazione di Carmignano, 1528-1530 ca, olio su tavola, 202×156 cm. Carmignano (Prato), Propositura dei santi Michele e Francesco. Fonte: Wikipedia.org. Pubblico dominio.
La mostra permette inoltre di guardare a Pontormo anche attraverso la fortuna che la sua opera ha avuto nel Novecento. La sua pittura ha infatti attirato l’attenzione di artisti e intellettuali molto lontani cronologicamente dal Manierismo, dal regista e scrittore Pier Paolo Pasolini al videoartista Bill Viola. Proprio La Ricotta di Pasolini e The Greeting di Viola testimoniano quanto le immagini di Pontormo abbiano continuato a essere reinterpretate ben oltre il loro contesto originario.
Quella delle Scuderie del Quirinale si presenta dunque come un’occasione particolarmente significativa per conoscere un artista tanto originale quanto complesso, riunendo in un unico percorso opere normalmente conservate in musei e collezioni differenti. Una mostra ideale per chi ama il Rinascimento e il Manierismo, ma anche per chi vuole scoprire quanto un pittore del Cinquecento possa ancora apparire sorprendentemente moderno.