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Viaggio nei musei della Resistenza

Un importante monito per non dare mai per scontati i valori della democrazia e della libertà

11 minuti di lettura

Il 25 aprile 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) proclamava, mediante la persona di Sandro Pertini, l’insurrezione popolare, a partire da Milano, di tutti i territori ancora sottoposti all’occupazione nazifascista, determinando la fine definitiva della Repubblica Sociale Italiana, nota anche come “Repubblica di Salò”. L’anno successivo, il 22 aprile 1946, per effetto di un decreto emanato su proposta del Presidente del Consiglio Alcide de Gasperi, il 25 aprile è stato dichiarato «giorno di festa nazionale» al fine di celebrare la liberazione dell’Italia dal nazifascismo e il ruolo fondamentale ricoperto dalle donne e dagli uomini protagonisti della Liberazione, a cui parteciparono circa 120.000 persone. I musei della Resistenza, dedicati a questa importante pagina della nostra storia, sono disseminati lungo tutta la penisola, da Nord a Sud, e costituiscono un importante monito a non dare mai per scontati i valori della democrazia e della libertà e il sacrificio di coloro che hanno dato la vita per difenderli.

Il concetto di luogo della memoria, inteso come spazio reale o simbolico, spesso legato al paesaggio, deve la sua teorizzazione allo storico francese Pierre Nora che nel fondamentale testo in tre volumi Les lieux de mémoire (1984-92) lo definisce come «unità significativa, d’ordine materiale o ideale, che la volontà degli uomini o il lavorio del tempo ha reso un elemento simbolico di una qualche comunità».

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I musei della Resistenza

Museo Storico della Liberazione, Roma

Inaugurato nel giugno del 1955, il Museo della Liberazione è stato allestito nei locali dell’edificio tristemente noto per essere stato la sede del comando delle S.S. durante l’occupazione nazista di Roma (8 settembre 1943–4 giugno 1944), dove furono tenuti prigionieri e torturati circa 2.000 antifascisti, destinati poi al carcere di Regina Coeli, al Tribunale di guerra, alla deportazione e, molti di loro, alle Fosse Ardeatine.

Il museo, oltre a un’ampia e variegata raccolta di cimeli, documentazione fotografica e audiovisiva sull’occupazione di Roma e sulla stampa clandestina anti-tedesca che circolava all’epoca, offre al visitatore la toccante possibilità di visitare le anguste celle dove furono rinchiusi i partigiani, lasciate come al tempo dell’occupazione tedesca, con tanto di graffiti con messaggi di addio, poesie e incitamenti a resistere per la salvezza dell’Italia, incisi sulle pareti dai prigionieri con mezzi di fortuna (unghie, bottoni, pezzetti di grafite).

musei della resistenza: museo della liberazione roma
Sala del Museo della Liberazione, Roma, foto di Antony M.
licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic .

Mausoleo delle Fosse Ardeatine, Roma

L’imponente monumento, uno dei musei legati alla Resistenza più importanti in Italia, è stato inaugurato in occasione del quinto anniversario dell’eccidio avvenuto il 24 marzo 1944 ad opera delle S.S. naziste al comando del tenente colonnello Kappler, per commemorare le 335 vittime falcidiate nelle cave di pozzolana della Via Ardeatina. Vero e proprio simbolo della memoria, è stato realizzato dagli architetti Mario Fiorentini, Nello Aprile, Giuseppe Perugini e dagli scultori Mirko Basaldella e Francesco Coccia, che lo hanno strutturato in tre parti: le grotte in cui è avvenuto il massacro, il percorso, il luogo di sepoltura.

Quest’ultimo, a cui si accede attraverso gallerie immerse nell’oscurità per favorire l’immedesimazione del visitatore, è il cuore pulsante del Mausoleo, coperto nella parte superiore da una imponente lastra che evoca una enorme pietra tombale, conferendo una sensazione di oppressione e di incombente pericolo. Le tombe, tutte in granito, sono allineate su sette doppi filari paralleli.

Conclude il percorso l’incisivo gruppo scultoreo in travertino di Francesco Coccia, I Martiri, raffigurante tre uomini di diverse età e ceto sociale. Alle spalle del monumento si apre un piccolo museo di forma ottagonale che raccoglie i cimeli relativi all’occupazione nazista di Roma dei tragici mesi tra il ‘43 e il ‘44.

musei della resistenza: fosse ardeatine
Gruppo scultoreo “I Martiri” di Francesco Coccia, Mausoleo delle Fosse Ardeatine, Roma, foto di Christian Michedelis,
licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International.

Museo Cervi di Gattanico (Reggio Emilia)

Il nostro viaggio nei musei della Resistenza si sposta al Nord. Situato nella bassa pianura padana, a metà strada tra Parma e Reggio Emilia, il Museo Cervi ha sede in un podere coloniale che si estende per circa 16 ettari, proprietà dal 1934 dei Cervi, numerosa famiglia contadina da sempre distintasi per la ferma opposizione al regime fascista. La residenza dei Cervi è stata per anni il centro nevralgico della Resistenza contadina nel basso reggiano, da cui partirono diverse azioni di sabotaggio ai danni del regime, nonché centro culturale, in quanto i Cervi avevano allestito una fornitissima biblioteca di testi messi all’indice da Mussolini.

L’idea di creare un museo della Resistenza, che raccontasse anche la storia del movimento contadino attraverso la vicenda del sacrificio dei sette fratelli Cervi, il più giovane di soli 22 anni, fucilati nel dicembre del 1943 a seguito di una rappresaglia fascista, venne al padre Alcide Cervi, che negli anni ‘60 ha donato al comune di Gattatico gli effetti personali dei figli al fine di preservarne la memoria.

Il Museo, riallestito nei primi anni 2000, si distingue per le numerose attività educative ed è tuttora un punto di riferimento per tutti coloro che si riconoscono nei valori della democrazia e dell’antifascismo.

musei della resistenza: cervi
Targa commemorativa dei Fratelli Cervi a Gattanico

Il monumento-ossario ai Martiri di Sant’Anna di Stazzema (Lucca)

Teatro di uno dei più efferati e crudeli eccidi perpetrati da reparti di S.S., Sant’Anna di Stazzema è divenuta simbolo della cieca brutalità della violenza nazista che si è abbattuta indiscriminatamente anche su bambini e anziani.

Il 12 agosto del 1944 tre reparti di S.S. assediarono il paese. Mentre molti uomini si rifugiarono nei boschi per sottrarsi a quella che pensavano essere un’operazione di rastrellamento, donne, bambini, giovani e anziani restarono nel paese, convinti di essere risparmiati in quanto popolazione civile e inerme. Il paese fu invece rastrellato dalle S.S. che uccisero 560 civili, tra cui 130 bambini, dando poi fuoco al villaggio.

Oggi l’eccidio di Sant’Anna è considerato non una semplice ritorsione ma un vero e proprio attentato terroristico, volto a spezzare ogni possibile legame tra la popolazione e la resistenza partigiana.

Il monumento-ossario che commemora questa pagina nera della storia italiana, diventato uno dei musei della Resistenza più carichi di significato, è stato realizzato su progetto dell’architetto Tito Salvatori nel 1948 e si presenta come una torre alta circa 12 metri sorretta da 4 arcate, che si staglia sulla pianura e sul litorale toscano, al cui interno è contenuto un gruppo scultoreo di Vincenzo Gasperetti raffigurante una madre e un bambino, a ricordo di Anna Pardini, di soli 20 giorni, trucidata insieme alla madre Bruna. Il basamento su cui poggia la scultura contiene i resti delle vittime; sul retro del monumento una lapide riporta i nomi dei 360 caduti di cui fu possibile l’identificazione.

musei della resistenza: sant'anna di stazzema
Monumento ossario delle vittime dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, Lucca. Foto: loschermo.it

Museo della Risiera di San Sabba (Trieste)

Inaugurato nel 1975 a seguito della ristrutturazione ad opera dell’architetto triestino Romano Boico, il Museo civico della Risiera di San Sabba racconta una delle vicende più tragiche avvenute sul territorio italico. L’edificio, originariamente usato per la lavorazione del riso, venne impiegato come lager nazista a partire dall’8 settembre 1943, prima come campo di prigionia dei militari catturati dopo l’armistizio, poi come luogo di detenzione di partigiani, detenuti politici ed ebrei e come luogo transitorio per lo smistamento dei prigionieri destinati alla deportazione in Germania e in Polonia, uomini e donne di tutte le età e bambini anche di pochi mesi.

La risiera vanta un triste primato: nell’ottobre del ‘44 il campo di prigionia è stato dotato di un forno crematorio, divenendo così l’unico luogo di prigionia in Italia preposto all’eliminazione fisica mediante i forni di partigiani italiani, sloveni e croati, ostaggi di guerra, ed ebrei.

Oggi chi visita il museo può soffermarsi nella Sala delle Croci, dove venivano smistati i detenuti divisi in due fazioni, prigionieri politici e detenuti per motivi razziali, e visitare le minuscole celle dove i prigionieri venivano torturati in attesa della deportazione. Chiude il percorso la Sala delle Commemorazioni dominata dalla scultura dedicata alle vittime di Auschwitz, realizzata dallo scultore Marcello Mascherini.

Sala del Museo della risiera di San Sabba, Trieste, fonte: risierasansabba.it.

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Arianna Trombaccia

Romana, classe 1996, laureata in Studi Storico-artistici presso l’Università La Sapienza, attualmente iscritta al corso di laurea magistrale in Storia dell’arte. Appassionata di scrittura creativa, è stata tre volte finalista al Premio letterario Chiara Giovani. Lettrice onnivora e viaggiatrice irrequieta, la sua esistenza è scandita dai film di Woody Allen, dalle canzoni di Francesco Guccini e dalla ricerca di atmosfere gotiche.

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