«Prendi nota, perché ogni cosa è ispirazione» ci disse Nora Ephron

«You can order more than one dessert», letteralmente «puoi ordinare più di un dessert». Lo ha scritto Nora Ephron, non troppi anni fa, in una stagione giornalistica molto importante per le donne americane. Ironica, leggera, eppure dirompente, la frase sui dessert è rincuorante e fa sorridere tutte coloro che almeno una volta nella vita si sono sentite in difetto sul proprio aspetto fisico: puoi mangiare quello che vuoi, quante volte vuoi. Anche in pubblico e anche se sei una ragazza.

Alcune cose (in ordine sparso)

Non molti in Italia sanno chi sia Nora Ephron. Nora Ephron è stata una giornalista, regista e autrice americana. Ha raccontato l’universo femminile a 360 gradi, con gioie, dolori e difetti, toccando spesso argomenti di politica e attualità con ironia e astuzia, dicendoti «esattamente quello che non vuoi sentire, ma chissà perché suona bene». Leggenda vuole che sia scappata a gambe levate dal suo primo lavoro nella rivista Newsweek, storico giornale americano acquistato dalla Washington Post Company nel 1961 e costellato da grandi firme, proprio perché lei – in quanto giovane donna – tra quei nomi tanto illustri non poteva starci. Avrebbe fatto per un po’ di tempo in quella redazione, “la ragazza della posta” (su questa storia ci ha scritto un pezzo bellissimo Gail Collins del New York Times).

Si parla poco di quello che Nora Ephron ha scritto e non molte sono le traduzioni italiane dei suoi testi. Sono più famosi i film. Da sceneggiatrice ha firmato Harry ti presento Sally, per il quale ha ricevuto anche una candidatura all’Oscar per la migliore sceneggiatura originale. Da regista, alcune commedie romantiche che hanno fatto innamorare generazioni di spettatori: Insonnia d’amore, C’è posta per te, Julie & Julia.

Sembra incredibile, ma nel 2018 le parole della Ephron arrivarono in prima serata nella televisione pubblica italiana, grazie al programma La TV delle ragazze, in onda su Rai Tre. Le recitò in un piccolo monologo di circa 3 minuti l’attrice italiana Vittoria Puccini che dichiarò: «lo faccio per me, ma anche per mia figlia». Si trattava di un estratto del discorso che Nora Ephron fece nel 1996 al Wellesley College, università femminile del Massachusetts (si era laureata lì nel 1962), in occasione della giornata delle lauree. Il testo terminava più o meno così:

«Qualunque cosa scegliate di essere, qualunque strada prendiate, spero che scegliate di non essere una signora. Spero che troviate un modo di rompere le regole e creare scompiglio. E spero che lo facciate non solo per voi stesse, ma per tutte le donne».

Nora Ephron: una storia tormentata

Perchè scrivere un articolo su Nora Ephron oggi? Per tanti motivi, secondo noi. Il primo è un anniversario. Nora avrebbe compiuto oggi, 19 maggio 2020, 79 anni. Si è spenta invece nel giugno del 2012, per una forma di leucemia. Newyorchese ma cresciuta a Beverly Hills, la Ephron deve il suo nome alla protagonista di Casa di bambola, testo teatrale di Henrik Ibsen. Provare a scrivere due righe biografiche su di lei è un’impresa: la sua vita, i suoi amici, i suoi amori, il suo lavoro sembrano usciti da un film. Uno di quelli pieni di colpi di scena, confusionari, ma stranamente a lieto fine.

Ebbe una vite sentimentale a dir poco interessante. Si sposò tre volte, ma il matrimonio più famoso resta quella con Carl Bernstein, un nome che in America ancora fa sognare centinaia di giornalisti alle prime armi e tremare i polsi ai politici.

Carl Bernstein, marito numero 2 della Ephron, è il giornalista del Washington Post che nel 1972, insieme al collega Bob Woodwart, condusse l’inchiesta giornalistica che svelò i retroscena dello scandalo Watergate, che spinse il Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon a rassegnare le dimissioni. L’inchiesta del secolo gli valse il Pulitzer e anche un celebre adattamento cinematografico della vicenda: Tutti gli uomini del Presidente di Alan Pakula, che agli Oscar nel 1977 si aggiudicò quattro statuette. Del film, Nora Ephron scrisse anche una bozza di sceneggiatura, che non fu però mai usata (e anzi, creò sul set qualche nervosismo con lo sceneggiatore William Goldman).

La storia fallimentare con Bernstein ci offre una bella opportunità per parlare della poetica della Ephron. Per farlo ci serviamo anche di un’immagine. Qui sotto, in bianco e nero, Nora e Carl in una cena di gala. Sulle gambe del giornalista c’è una donna che non è sua moglie, ma gli accarezza il collo. La Ephron è girata dall’altra parte, non per indifferenza, ma in un misto tra insofferenza, nervosismo e umiliazione. Sull’infedeltà del marito («in grado di farsi anche una tenda veneziana» cit.), ma più in generale sui rapporti tra i sessi, Nora Ephron ci avrebbe costruito una carriera. Dai libri ai saggi, dai film alle sceneggiature sembra sempre che nelle sue parole risuoni un insegnamento prezioso: «qualsiasi cosa accada, bella o brutta, prendi nota. Ogni cosa è ispirazione».

Cosa ci ha insegnato Nora Ephron?

Ci sono tante storie interessanti su e di Nora Ephron. Vi potremmo dire, ad esempio, che lavorò per alcuni dei giornali più importanti d’America, da Esquire al New York Post. Che firmò, il libro campione di incassi Affari di cuore – Heartburn (poi film con Meryl Streep e Jack Nicholson), che conobbe l’identità (e la rivelò pure, ma questa è un’altra storia) di “Gola profonda”, la talpa dell’inchiesta del Watergate. Che su di lei, nel 2015, uscì Everything is copy, il documentario sulla sua vita, raccontata dagli occhi del figlio Jacob. E anche che una serie TV la prende addirittura da modello, coniando l’espressione “WWNED” (what would Nora Ephron do?).

Ma la cosa più bella che possiamo dirvi su Nora Ephron è che raccontò, in modo sempre attuale e mai opaco, il mondo delle donne. Lo ha fatto benissimo in tante occasioni, in un modo brillante nel saggio Il Collo mi fa impazzire, nel 2006, quando ormai sessantacinquenne raccontò l’invecchiamento tra dolori muscolari e perdita di memoria. Senza rinunciare però a tutte quelle cose che segretamente pensiamo, a ogni età, ma che forse non siamo ancora pronti ad ammettere. Lo fa Nora per noi. E lo mette anche per iscritto, in modo semplice e ironico, per ricordarci che a volte mangiare due dessert fa bene, come andare dal parrucchiere ogni settimana può aiutarci a risparmiare i soldi dell’analista e che la vita sentimentale disastrosa può essere una risorsa da custodire nel cassetto, da trasformare poi in qualcosa di buono. Liberatorio, vero?


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