Perchè scrivere su una rivista online? Perchè leggere una rivista online?

Pesa meno di un vocabolario, è alto un paio di centimetri e profondo meno di mezzo metro.
Esaltato ai limiti della glorificazione per design, leggerezza e maneggevolezza, spesso sfugge quale sia la qualità rilevante e ragguardevole di un portatile – ma più in generale di un qualsivoglia dispositivo dotato di connessione in rete – e cioè la possibilità di offrire, a colui che ne è in possesso, il monumentale sapere del mondo intero.
Tuttavia, “in un mondo stracolmo di informazioni accessibili ciò che rischia di venire a mancare è il sapere della narrazione”, queste le parole di Maurizio Bettini ne “I classici nell’età dell’indiscrezione”.
La difficoltà risiede infatti nell’incapacità di coloro che ne sono in possesso di poter fruire coscientemente di tale strumento. Le generazioni nate e cresciute con giochi e Social Network – e solite riconoscere qui lo scopo del loro connettersi- non sono state sufficientemente educate a trattare con rispetto e serietà l’informazione che la rete porge, con la conseguente svalutazione causata dalla comodità dell’accessibilità al dato.
Niente sforzo, dunque niente stimolo, e dunque – purtroppo- niente curiosità.
Una catena infelice, che porta al rischio della creazione di una cultura  nozionistica, che può contare su abbondanti dati ricavati fugacemente dai primi siti in cui si è fortuitamente incappati, ma tuttavia strutturata di scarsa sostanza.
Un famoso filosofo bulgaro, Todorov, nel suo saggio “Gli abusi della memoria” sostiene che farsi portatori di memoria implichi necessariamente un’assunzione di responsabilità. Leggere con superficialità, ricordare mnemonicamente, avvolti da una patina di convenzionalità per cui la cultura è ritenuta da subirsi passivamente, non basta.
Non è sufficiente neanche accontentarsi di un livello minimo, della mediocrità, in quanto sono queste le premesse in grado di condurre ad un rischio molto più serio: il controllo del pensiero.
Come si può pretendere da un individuo corredato di un bagaglio culturale nozionistico di poter discernere consapevolmente tra varie informazioni che gli vengono – in maniera polimorfe – sottoposte?
Che il passaggio dell’informazione sia filtrato dalle categorie concettuali, dagli interessi faziosi, piuttosto che dalle ragioni ideologiche di chi lo fornisce è vecchia storia: è naturale ed umano che venga effettuata una selezione tra ciò che è considerato al di qua o al di là del discrimine del lecito stabilito dal divulgatore stesso.
Ma se il fruitore è un lettore inconsapevole, il divulgatore ha su costui un potere: è in grado infatti di esercitare un controllo del pensiero altrimenti impossibile.
Basti pensare ai concetti di “neolingua” e di “bispensiero” di cui parla Orwell in “1984”, esemplificativi di quanto operato dai totalitarismi nei confronti delle masse: la creazione di parole espressive delle ideologie del Partito accompagnata alla cancellazione dei termini considerabili superflui o poco ortodossi, avevano come diretta conseguenza l’abilità nel produrre menti assolutamente conformi alla dottrina partitica.
È in questo senso che assumono importanza DISCREZIONE e RISPETTO nei confronti della notizia – necessariamente fondati sulla consapevolezza del valore notevole e prezioso dei nuovi mezzi di comunicazione – discrezione e rispetto che dovranno considerarsi quindi come potere di distinzione tale da avviare ad un giudizio sicuro e responsabile.
Chi non si accontenterà della nozione e manterrà viva la curiosità avrà infatti la garanzia di poter formulare un giudizio autonomo ed ininfluenzabile dall’esterno: del resto non è forse INSEGNARE A PENSARE, lo scopo della cultura stessa?Quindi, se vi siete mai chiesti: perchè aprire una rivista online? Perchè scrivere su una rivista online? Perchè leggere una rivista online?
Per renderci indipendenti.
Per essere forti delle nostre consapevolezze.
Per essere LIBERI in un paese, ma in generale in un mondo, in cui è la disinformazione a regnare.
Per non fermarci agli ipse dixit delle grandi testate, per ascoltare quello che hanno da dire le persone della porta accanto, per dire noi quello che vogliamo che le altre persone sappiano. Per andare a fondo. Per questo.

 

Silvia Lazzaris

rivista online

Foto di Caterina Truppa

 

 

 

Redazione
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