fbpx
Placeholder Photo

Presentazione del nuovo libro di Angelo Scola

7 minuti di lettura
angelo-scola-non-dimentichiamoci-di-dioSe ieri – martedì 16 aprile – vi fosse capitato, passeggiando per una Milano soleggiata, di trovarvi in Largo Mahler tra le 17.30 e le 18.30, sareste rimasti incuriositi dalla folla che occupava lo spazio di fronte all’entrata dell’Auditorium.Si trattava della presentazione del libro di Angelo Scola – cardinale, teologo e Arcivescovo di Milano da giugno 2011 – dal titolo “Non dimentichiamoci di Dio”.
Posti nell’Auditorium esauriti e disponibile una sala in cui si proiettava la ripresa dell’incontro su uno schermo: nonostante tutto c’è chi è stato costretto ad andarsene per insufficienza di posti.
L’incontro è stato senz’altro tanto atteso per svariati e personali motivi, anche perché la gamma d’età e di interessi dei partecipanti pareva davvero molto varia.
Personalmente, la motivazione che mi ha condotta entusiasta all’incontro è stata la possibilità di assistere ad un dibattito – riguardo una tematica importante come il rapporto tra la Chiesa e lo Stato – tenuto da personalità le cui opinioni pesano e contano all’interno della nostra società. Presenziavano e dibattevano: l’editorialista di Avvenire D’Agostino, il direttore del Corriere De Bortoli, il direttore del Foglio Ferrara, il direttore di Repubblica Mauro.
Il dialogo, per quanto necessariamente equilibrato, bilanciato, misurato, ha fornito spunti di riflessione significativi.
Riporto gli stimoli che ho raccolto durante la presentazione.

E’ lecito l’appoggiarsi della legislazione sull’antropologia sociale umana cristiana?
Si legifera infatti fondandosi su una determinata idea dell’uomo che ha bisogno di una legislazione – e nei confronti del quale questa sarà applicata.
Tuttavia, se si parla di antropologia sociale cristiana, allora si vuole intendere che l’uomo per il quale si legifera possiede, tra le sue caratteristiche essenziali – attenzione, essenziali significa che lo rendono quel tale uomo, che lo caratterizzano necessariamente – avrà anche quella di essere cristiano. Ma è lecito pensare che si sta legiferando per un uomo che tra le sue caratteristiche ha quella di essere cristiano? Possono le leggi di uno stato fondarsi sull’antropologia che emerge dalla tradizione di una fede religiosa? Le leggi non dovrebbero piuttosto non tenere conto di un aspetto che, seppure contrassegni una maggioranza all’interno della popolazione, non è un elemento fondante dell’identità nazionale (o per lo meno, non più)?
In altri termini: Se si considera il cattolicesimo come la seconda natura degli italiani, allora le leggi che cozzano con il cattolicesimo potrebbero essere ripudiate e disconosciute perché considerate come contro natura. Tutto questo è lecito?

Si pensi alla vicenda di Eluana Englaro: i medici cattolici erano stati invitati all’obiezione di coscienza (cioè il rifiuto ad ottemperare ad un dovere giuridico in nome delle proprie convinzioni ideologiche).
Ma si tratta di obiezione di coscienza o di obbligazione di appartenenza? 

D’altra parte, è lecito che lo stato assuma esso stesso una visione “sostantiva”, promulgandosi laico e rischiando di ritenere la componente religiosa come partigiana
?

Se l’Italia si dichiarasse uno stato laico, non sarebbe lo stesso errore che considerare il cattolicesimo come seconda natura degli italiani? Lo stato, dichiarandosi ‘laico’ per voler garantire una neutralità attiva, non potrebbe giungere in alcuni casi a teorizzare addirittura che coloro che credono in una verità – che dallo stato non è contemplata – debbano essere esclusi dal dibattito politico liberale?In altri termini: Dichiarare uno stato come laico potrebbe realizzarsi sì, in un considerare l’elemento cattolico come una condizione sufficiente e non necessaria per essere cittadini di quello stato – e fin qui sarebbe lecito – però potrebbe anche sfociare nel considerare i non-laici come non in possesso di una caratteristica necessaria a far parte di quello stato – ovvero la laicità. Come a dire: sei italiano o sei cattolico?

Molto bella è stata la conclusione di De Bortoli. Dopo aver dialogato per più di un’ora su un terreno malfermo come quello del dibattito tra due istituzioni, ha concluso con un invito all’umiltà intellettuale.

“Molto spesso non abbiamo risposte”.
Bisogna avere l’umiltà di interrogarsi senza avere risposte invece che lasciare spazio alle tesi estremistiche senza dibattere.
Anche Ezio Mauro dichiara “Nonostante la mia posizione sia differente da quelle dei miei colleghi, l’importante è che ci si interroghi su queste cose”.
L’importante è riflettere su questi temi.
L’importante è tenere vivo il dibattito senza lasciare che sentenzino gli estremismi.
Scola, però, ci dice che è impossibile una neutralità assoluta, e che ognuno ha bisogno di senso.
Invitare alla neutralità assoluta è come dire alla persona a cui vuoi bene: “Non vivere più”.

E allora forse, per quanto non sia importante da che parte si sta, è necessario starci, da qualche parte.

Per questo oggi inizio a leggere il libro che ho sulla scrivania, che vanta l’autografo dell’Arcivescovo di Milano (tra l’altro un uomo brillantissimo).

Umiltà intellettuale.

Perchè non ho bisogno di leggere solo qualcosa che argomenti la mia posizione.

Ho bisogno di leggere cose che me la facciano vacillare.

 

 

 

Silvia Lazzaris

Redazione

Frammenti Rivista nasce nel 2017 come prodotto dell'associazione culturale "Il fascino degli intellettuali” con il proposito di ricucire i frammenti in cui è scissa la società d'oggi, priva di certezze e punti di riferimento. Quello di Frammenti Rivista è uno sguardo personale su un orizzonte comune, che vede nella cultura lo strumento privilegiato di emancipazione politica, sociale e intellettuale, tanto collettiva quanto individuale, nel tentativo di costruire un puzzle coerente del mondo attraverso una riflessione culturale che è fondamentalmente critica.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.