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Il sacrificio di tutti i valori
sull’altare della sicurezza

3 minuti di lettura
milano esercito sicurezza
Milano, soldati in Piazza Duomo.
Fonte: www.esercito.difesa.it/

Da quando esistono le democrazie costituzionali, in Europa, i valori politici di riferimento delle nostre società sono contenuti nella famosa triade libertà, uguaglianza e solidarietà. Le carte costituzionali di molti Paesi non sono che un tentativo di mettere nero su bianco questi valori e tutti i principi che ne discendono.

L’esigenza di “sicurezza” si è invece sempre assestata a un gradino inferiore: non “valore” vero e proprio (se non per minoranze politiche di estrema destra), ma requisito di legittimità di uno Stato. Non un principio fondamentale da cui partire in sede di costruzione dell’impalcatura istituzionale di uno Stato, ma pur sempre un fondamento dell’obbligo politico della popolazione (io, cittadino, non obbedisco e non riconosco legittimità alle istituzioni che non mi assicurino livelli minimi standard di sicurezza).

Dopo gli attentati di Parigi, più che comprensibilmente, la “sicurezza” ha compiuto un salto di qualità nell’immaginario collettivo: nella triade “libertà uguaglianza solidarietà” cerca di farsi spazi quale nuovo valore politico universalmente percepito dalla popolazione. Non si tratta di una costellazione di valori che ammette nuovi membri, senza che sopravvenga alcun cambiamento rilevante: il valore della solidarietà è stata la prima vittima illustre dell’ISIS (oggi le società europee ospitano al loro interno una spaccatura verticale, e più larga rispetto al passato, tra i favorevoli all’accoglienza dei migranti e i propugnatori della chiusura delle frontiere), il valore dell’uguaglianza è ormai da decenni una carcassa in decomposizione e la libertà sarà molto probabilmente il prossimo candidato ad essere sacrificato sull’altare della sicurezza (limitazioni alla libertà di circolazione, più controlli su linee telefoniche e internet, riforma della costituzione in un senso autoritario e da “assetto di emergenza”, eccetera).

Noi europei stiamo assistendo inermi all’erosione dei nostri valori di riferimento. Non è una critica: come biasimare una popolazione che è (molto) preoccupata da un nemico evanescente e ancora semi-sconosciuto, che attacca e si nasconde come un fantasma? E tuttavia: non esiste la guerra di civiltà (siamo in guerra contro il fondamentalismo islamico, non contro l’Islam in sé e per sé), ma se la richiesta pubblica di maggiore sicurezza resta così “acritica” e indifferente agli effetti, noi europei stiamo rinunciando alla nostra “civiltà” e questa benedetta guerra la stiamo già perdendo, a prescindere dai bombardamenti sull’esercito dell’ISIS.

Niccolò Biondi

25 anni, laureato in Filosofia, attualmente studia Economia e Commercio presso l'Università degli Studi di Firenze, città in cui abita.

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