Scoprendo la Sicilia: il bagliore di Scicli fra mare e rocce

Nella punta sud-orientale della Trinacria si stende la Val di Noto. Dopo il terremoto devastante del 1693, le attuali Catania, Caltagirone e città della provincia di Ragusa sono state ricostruite omogeneamente secondo il gusto tardo-barocco: proprio in quanto bandiere dell’ultima fioritura barocca europea e vittime di eventuali eruzioni dell’Etna, queste città sono riconosciute dal 2002 Patrimonio dell’Umanità da parte dell’UNESCO.

Più in particolare, in provincia di Ragusa brilla Scicli, incastonata fra rocce di tufo, fichidindia, nespoli e sole. Scicli, città abbracciata dai dirupi scoscesi che si rivolgono a Piazza Municipio, l’ombelico del meraviglioso corpo di architetture tra la Chiesa di San Giovanni Evangelista e Via Francesco Mormino Penna; anch’essa, impreziosita dai palazzi di pietra calcarea locale a tal punto da essere interamente inserita nella lista UNESCO.

Tra le altre vi è anche la città delle Grotte di Chiafura, la cui esistenza interessò intellettuali (fra cui Carlo Levi, Pier Paolo Pasolini e Renato Guttuso) che visitarono il sito nel 1959. Ai loro occhi appare la particolare realtà dei cosiddetti “aggrottati” di Chiafura: uomini che, vivendo in precarie condizioni igienico-sanitarie, si erano da tempo insediati, memori delle origini dell’abitato umano, nelle cave dalla storia millenaria. Difatti, tra il V e il VII secolo la zona fu un cimitero bizantino, poi, con l’avanzata degli arabi nel IX secolo, avvenne il progressivo insediamento: a fine Settecento, il viaggiatore ed incisore francese Jean-Pierre Houël testimonia, nel suo Voyage pictoresque, la presenza di circa 1700 aggrottati.

Da buona città siciliana Scicli ha un passato segnato dall’incontro fra popoli mediterranei, orientali e scandinavi: dal VII secolo a.C. in poi si sono succeduti greci, romani, bizantini, arabi, normanni, aragonesi e borboni. I visitatori sono stati tanti. Cosa c’è di meglio, allora, che godersi un pomeriggio fra gli echi di glorie passate?

Prima però, andate per pranzo in una qualsiasi panetteria – per stare sul sicuro non fatevi abbindolare dai ristoranti o dalle gastronomie che rivendicano i “sapori d’una volta”, come il famoso Palazzo Rosso in Corso Giuseppe Garibaldi – compratevi delle scacce, e con queste focacce ripiene tipiche del ragusano passeggiate per il calcareo centro storico, d’estate ricco di iniziative culturali serali in una sorta di “movida sicula”. Attenti a non attardarvi nel recarvi in panetteria: i veri rustici siciliani si sfornano la mattina, altro che arancini sempreverdi nei banconi di migliaia di bar italiani!

Una volta percorsa Via Mormino Penna, basta di poco proseguire e ci si trova in Via Aleardi: è qui la Libreria Don Chisciotte, nata nel 2013. Oltre all’ambiente intimo e accogliente, non mancano presentazioni e letture. Specie durante le fresche notti estive è piacevolissimo partecipare ad iniziative all’aperto: siete andati al mare, avete mangiato arancini o qualche altro cibo “sacro”, e poi la sera in libreria. Il cibo siciliano è sacro, proprio così: basta vedere com’è la colazione.

Finalmente parliamo del mare. La frazione marinara di Sampieri vi accoglie a braccia aperte con la sua spiaggia chilometrica, facilmente riconoscibile dagli amanti di Salvo Montalbano – il grassetto non basta a evidenziarne il mito – per l’ex Fornace Penna (foto in basso). Il sole vi rosola, il panorama che vedrete durante il bagno vi rimarrà nel cuore.

Non è difficile trovare posto nella spiaggia libera, ma se preferite godervi qualsiasi tipo di comfort in lidi attrezzati, allora spostatevi alla vicina frazione di Donnalucata.

E in conclusione qualche nominativo molto utile, con la dovuta premessa che nel Meridione difficilmente si capita male quanto a cibo. Se desiderate assaporare i sapori della terra, a Sampieri si trova l’Agriturismo “Colle del sole” dove sono d’obbligo gli antipasti (ricotta, melanzane, piccoli arancini, tutto ciò che rende famosa la cucina siciliana) e fra i primi i cavateddi alla norma. Se invece siete amanti del pesce allora si consiglia a Donnalucata il Ristorante “Al Molo”: dall’ambiente familiare, offre pesce fresco di altissima qualità e piatti tradizionali come il pescespada impanato, le seppie gratinate o gli involtini di calamari, tutto in base al pescato del giorno, quindi rigorosamente fresco. Come dessert (c’è da dirlo?) vi aspetta il cannolo.

Insomma, la Sicilia è la prova che con la cultura si mangia, eccome se si mangia.

 

Andrea Piasentini

Redazione
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