Spotted: il guaio di conciliare dichiarazioni e anonimato

Avrete forse sentito parlare o sarete venuti a contatto, nelle ultime settimane, con un fenomeno che sta dilagando nelle varie sedi universitarie: forse divertente, senz’altro pericoloso, è il fenomeno del cosiddetto ‘Spotted’. Si tratta di una pagina che nasce sul social network Facebook, gestita da qualche ardito che frequenta una malcapitata università, e che invita gli studenti che frequentano tale università ad inviare messaggi il cui contenuto sarà pubblicato, in forma del tutto anonima, dal gestore della pagina sulla pagina stessa.
 ‘Spotted’, in inglese ‘avvistato’, è un meccanismo, se così possiamo chiamarlo, che ha preso campo in America e nel resto dell’Europa già nell’ultimo paio di anni, ma è approdato in Italia da qualche settimana, e il cui scopo risiederebbe nella sua medesima definizione: consisterebbe in una sorta di fonte di gossip continuativamente aggiornata, forse dai protagonisti stessi delle vicende, forse dai loro amici, o, chissà, dai non-proprio-amici.
Accanto allo scopo designato dal nome, e cioè il gossip, ha assunto anche il ruolo di mezzo per dichiarazioni d’amore o di interesse, sempre in via del tutto anonima, al fine di ottenere appuntamenti romantici che in fondo non si capisce bene se riescano ad andare in porto o meno. Probabilmente no, dal momento che le dichiarazioni sono ricevute da un anonimo che la maggior parte delle volte non ha il coraggio di dichiarare la propria identità.

 Ruolo meno rivestito ma meritevole di attenzione è quello della pubblicazione di contenuti offensivi nei confronti di individui di cui, se non ne è esplicitata l’identità, le sono invece le loro caratteristiche (ad esempio il corso di laurea, la materia frequentata, le connotazioni fisiche, talvolta solamente il nome oppure il nome accompagnato dall’iniziale del cognome) – e lo stesso (cioè che non vengano esplicitati direttamente i nomi, quanto piuttosto le caratteristiche) vale per l’individuazione degli oggetti di gossip o di interesse.Spesso si aderisce alla pagina goliardicamente, ridendone e divertendosi nel leggerne le folli dichiarazioni, le assurdità, gli spropositi.

Ma quali saranno le cause e le conseguenze di questo strumento?
Quanto uno strumento del genere può essere pericoloso o annichilente?
Ce lo racconta una serie tv americana, che, nonostante lo stampo piuttosto superficiale e frivolo, in qualche modo vuole essere una denuncia a questo sistema, che porta più danni che vantaggi. Nella serie, lo ‘Spotted’ in questione si chiama ‘Gossip Girl’, i protagonisti sono ricchi ereditieri dell’Upper East Side newyorkese, ma il meccanismo di funzionamento è esattamente lo stesso.
Attraverso un’analisi degli aspetti denunciati dalla serie e che si vedono nel frattempo emergere anche nei nostri più proletari ‘Spotted’, si possono enumerare una serie di conseguenze certamente non proficue o giovevoli.
 1)   I GUAI DEL GOSSIP: spesso non è il diretto interessato a decidere di esibire le sue vicende reclamizzando la propria privacy, e dunque si può pensare che a fare pubblicità sia un personaggio esterno alla vicenda, forse un amico, forse no, ed il risultato è che non sia rispettato il diritto di poter custodire la propria riservatezza. Risultato del risultato? Se i propri affari sono sbandierati, magari gonfiati ed ingigantiti, arricchiti, pepati, conditi di particolari inesistenti, si inizia a guardarsi intorno con diffidenza, e magari a dubitare, o peggio essere convinti che sia colpevole chi forse non lo è.
2)   IL TRIONFO DELL’INCOMUNICABILITA’: Se ne parla già abbastanza per quanto riguarda i nuovi mezzi di comunicazione, che tendono a rendere sempre meno necessario l’approccio fisico e visivo: la messaggistica istantanea, la chat, la mail, la telefonata, la videochiamata, l’apprezzamento o il commento sul social network non presuppongono più un contatto diretto come necessità per poter instaurare una conversazione. Tuttavia, per quanto possano essere utilizzati nel modo sbagliato, tali mezzi presuppongono comunque che chi contatta ‘debba metterci la faccia’, debba quantomeno esplicitare la propria identità. Spotted non richiede più come necessario neanche questo. Così l’anonimato consente di lasciarsi andare alle più scurrili, vergognose, oppure melense, poetiche, svenevoli dichiarazioni. “Tanto chi lo sa che l’ho scritto io”. E allora, io mi permetterei di chiedere a chi scrive su Spotted di levarmi la curiosità di capire a cosa serve dichiararsi anonimamente. A cosa serve scrivere ad una ragazza che trovate carina cose fin troppo gonfiate, ad esempio che vi siete innamorati di lei, su un social network. In maniera anonima. E mi piacerebbe togliermi la curiosità di capire se forse sperate di ottenere qualche risultato comportandovi in questo modo piuttosto che avvicinandola dal vivo. Idem per quanto riguarda le ragazze. Vorrei soltanto capire, perché magari invece sono io che mi sto trasformando in una insopportabile nostalgica di epoche passate, irritante romantica sentimentale che trova molto più attraente un flirt dal vivo, una bisbetica insofferente a una novità che magari per tanti invece è una svolta.
3)   L’ANNICHILIMENTO: C’è chi passa il pomeriggio in biblioteca estraendo dalla tasca il cellulare ogni decina di minuti per controllare se qualcuno ha scritto un apprezzamento o una qualsiasi considerazione sulla propria persona, oppure su qualche altra persona che è presente nella stessa sala di studio. Oppure se il ragazzo di cui si è appena scritto, che siede tre tavoli più avanti, può aver notato la dichiarazione sulla pagina e aver a sua volta commentato. Tre tavoli più avanti. Il che significa che basterebbe alzarsi e andare a chiedere di prendere un caffè insieme. Il rischio è che si tenda a vivere sempre più dietro uno schermo, annichilendosi, piuttosto che nella realtà. Il rischio è che lo schermo diventi uno scudo protettivo, e si sa, dagli scudi protettivi difficilmente si riesce a liberarsi ed autonomizzarsi. Il rischio è che si preferisca un’esistenza virtuale, perché dà quella sicurezza che deriva dalla non immediatezza dell’interazione e dalla possibilità di nascondere ad esempio qualche complesso estetico, almeno per un po’, e vivere e pascersi di amori telematici. Come conseguenza potremmo dichiarare il decesso della spontaneità.
4)  LEGITTIMA OFFESA: Questo sistema consente di offendere infimamente persone che si potrebbero ritrovare ad essere, peggio che alle elementari, bersaglio dei compagni. Persone che si troveranno insultate, ingiuriate, oltraggiate. Da chi? Da nessuno. Da un anonimo. Si tratta pertanto di un meccanismo che rende legittimo l’oltraggio e che lascia impunito il suo responsabile. Si tratta di un sistema maledettamente squilibrato.
 Dopo aver scritto questo articolo, non annullerò immediatamente il mio apprezzamento alla pagina ‘Spotted’ della mia Università. Continuerò a leggere con ragionevole distacco e con curiosità, a volte persino con civetteria, quello che viene pubblicato su quella pagina, fino al momento in cui capirò che non vale la pena di innervosirmi troppo.
In fondo quel che è importante non è opporsi radicalmente ad un fenomeno simile, voltargli le spalle, non solo perché senza dubbio anche la mia posizione può essere contrastata, ma anche perché può essere interessante potersi fare, quando si vuole, una constatazione sulla situazione attuale del fenomeno.
E’ necessario però, a fronte dell’analisi delle eventuali conseguenze, essere consapevoli della potenza dello strumento in questione e dei pericoli che ne possono derivare, qualsiasi uso si decida di farne.
E poi, magari, a quel ragazzo tanto carino che vi piace da mesi e su cui avete fatto apprezzamenti su Spotted senza ottenere risultato…chiedete di bere qualcosa, e vedete come va. Male che vada, saprete veramente come sarebbe dovuta andare, ve ne farete una ragione, e riuscirete a cambiare l’oggetto del vostro desiderio.
E’ più o meno da sempre che funziona così.
 
Silvia Lazzaris
spotted
Foto di Caterina Truppa
Redazione
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