Tecnica, comunità, destino. In dialogo con Carlo Sini

Giacomo Berengo: La tecnica è l’uomo. Dove c’è uno c’è l’altro e viceversa. In quest’ottica, che pare essere l’unica che guarda ciò chi appare, nei suoi limiti e nelle sue ricchezze, non c’è, di fatto, alcuno spazio per ogni concezione superstiziosa che voglia difendere l’uomo dalla tecnica, vedendo in quest’ultima la radice della “recente” separazione dell’uomo con il mondo cosiddetto della natura. La sfida del sapere è dunque quella di utilizzare a proprio beneficio il supporto che ora ha a disposizione, che ora può supportare tutti i saperi che l’umanità ha, fino a questo momento, raggiunto e conservato. La domanda, che può sembrare ovvia e scontata a prima vista, e che in realtà non lo è affatto è dunque la seguente: come può il sapere filosofico armonizzarsi con il supporto che ora è utile per creare comunità? Quale sapere può emergere, secondo lei, dal supporto che ora abbiamo a disposizione?

Carlo Sini: Distinguere l’uomo dalla tecnica, non vedere che l’essere umano è tale proprio in quanto “tecnico”, cioè in quanto entrato in un orizzonte e in una vicenda di vita che non è più caratterizzata soltanto dalla cosiddetta “nuda natura”, conduce certo a discorsi confusi e problematici. Questo non significa che essi non traggano motivo, però, da qualcosa di reale, da timori e disagi esistenziali che […] Continua a leggere su Sovrapposizioni

Redazione
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