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Un mondo che tramonta: l’autunno del Medioevo

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Per quanto ce lo permetta ancora il cambiamento climatico, ogni anno continua ad esserci un po’ di autunno. Le foglie ingialliscono, le giornate si accorciano, i cieli si incupiscono. Subiamo giorno dopo giorno l’inesorabile declino dell’estate e del calore. Ma anche un’epoca storica può avere il suo malinconico tramonto? Indubbiamente, ci verrebbe da dire, dato che percepiamo di starne vivendo uno: è molto probabile che nell’inconscio collettivo i primi anni Venti del Terzo Millennio rimarranno uno dei momenti malinconici dell’umanità, nonostante nel nostro piccolo continuiamo a coltivare le piccole felicità e speranze.

La malinconia ha una sfumatura diversa dalla pura tristezza, è un momento di accettazione dello stato attuale delle cose, forse con un amaro sorriso dato dal ricordo di felicità e serenità precedenti. L’esperimento del grande storico neerlandese Johan Huizinga (1872-1945) fu ricercare questo stato d’animo nel passato, quando nel 1919 pubblicò un classico della medievistica: Autunno del Medioevo, che aveva come punti di riferimento i secoli tra il XIV e il XVI in area francese e borgognona (oggi corrispondente all’ampia fascia di territorio densamente popolato che va dal nord della Svizzera al Benelux: il cuore d’Europa). La sfida dell’autore era contrapporsi alla maggior parte degli studi in corso nello stesso periodo: Huizinga vedeva intorno a sé la tendenza dei colleghi a ricercare a tutti i costi i prodromi di Rinascimento ed Età Moderna in contrapposizione a tratti caratteristici del Medioevo (tendenza storiografica che non è del tutto esaurita neanche ora), suscitando evidenti forzature e soprattutto la trascuratezza di tratti propri di un’epoca. Ne conseguiva che quei delicati secoli così interessanti per Huizinga assumessero solo un ruolo funzionale a spiegare eventi successivi e non possedessero la dignità di essere interessanti in sé. 

Per comprendere meglio questo passaggio è utile calarlo nella contemporaneità: come si potrebbero studiare gli anni Novanta del Novecento con efficacia e obiettività se si considerassero solo i tratti che hanno portato ai grandi eventi dei primi anni Duemila e non invece il vero sentire di chi li ha vissuti? Cause e conseguenze devono avere la stessa rilevanza per lo studioso.

L’Autunno del Medioevo è diventato immediatamente un classico per il dibattito che scatenò fin dalla prima edizione, e ancor più da quando iniziò ad essere tradotto nelle principali lingue europee. E non poteva essere altrimenti, perché la prospettiva era del tutto innovativa: se consideriamo il Rinascimento con una lente moderna, il Quattrocento è da paragonarsi più a un’alba che a un tramonto. È il secolo in cui ci dimentichiamo del “buio Medioevo” a favore dell’esaltazione dell’uomo, dell’individuo, della bellezza, dell’arte, dell’ordine, della luce dopo una notte senza stelle. La tesi di Huiz…

Daniele Rizzi

Nato nel '96, bisognoso di sole, montagne e un po' di pace. Specializzato in storia economica e sociale del Medioevo, ho fatto un po' di lavori diversi e temo di avere la vocazione per l'insegnamento. Mi fermo sempre ad accarezzare i gatti per strada.

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