Utopia Pratica, la libreria che sfida il tempo

Viviamo l’epoca della velocità, dell’immediatezza. Tutto è a portata di mano al tempo di un click: contatti, persone, merci, e così un semplice libro. Svuotati della necessità del contatto de visu i rapporti interpersonali, gli scambi e gli acquisti si intavolano su una rete parallela, alternativa, velocissima ma inesorabilmente virtuale. La comodità così offerta riduce di netto i tempi utili ma al contempo, in alcuni casi, allontana dalle persone la possibilità di incontrarsi in un mondo, e in un tempo, decisamente più lenti e tuttavia umanamente indispensabili.

Dar vita ad un progetto bello e di controtendenza, quale mettere in piedi una libreria dell’usato, è forse, al giorno d’oggi, un azzardo. Scommettere su un luogo simbolico che sta andando mano a mano a perdere di presa nell’immaginario comune (ahinoi!), in favore di linee di distribuzione decisamente più pratiche – quantomeno in termini di tempo – è impresa da pazzi sognatori.

Eppure non sono proprio loro, gli irriducibili del pensiero oltre frontiera, fisica e immaginaria, ad aver sempre fatto la differenza? È bene credere di sì, ed è bene anche, qualche volta, correre il rischio dell’impresa.

Adriano e Aurelio Lentini hanno deciso di dare un corpo fisico e tangibile, a Torino, ad un progetto fino a questo momento portato avanti solo virtualmente. Nel corso degli anni hanno raccolto e catalogato moltissimi testi rigorosamente usati, tanti di difficile reperibilità, perlopiù attraverso annunci su internet, rivendendo poi a chi interessato. Il numero dei testi è così cresciuto nel tempo che le strade da intraprendere divenivano inevitabilmente due: depositare i libri in un posto più comodo e continuare a rivendere online, oppure, dar loro un luogo concreto, dove questi potessero continuare il loro viaggio. La scelta è caduta sulla seconda opzione, motivata dalla voglia di creare un luogo dove si possano intrecciare interessi, storie, confronti e nel quale i libri siano sì il motore trainante, ma, più sottilmente, il collante che tiene insieme animi e teste diverse con un obiettivo più grande: far circolare idee.

Una sorta di caffè parigino ai giorni nostri, dove il libro smette di essere un mero oggetto di consumo – ammesso che mai lo sia stato – e diviene il mezzo attraverso il quale si rimettono in circolo pensieri e persone. Soprattutto in un’epoca iper-tecnologizzata come la nostra, l’uomo ha più che mai bisogno di rispondere a delle necessità comunicative a lui imprescindibili, ma oggi non sempre immediate, che rispondono a stimoli sensoriali semplici. Sfogliare delle pagine, toccare una copertina, cercare visivamente tra gli scaffali, ascoltare il rumore del foglio che viene spostato nella nostra corsa fino alla fine del volume. Ciò non serve altro che a riportarci in un mondo reale, fisico. Un mondo dove noi ci muoviamo e altri come noi si muovono, cercandosi, in un bisogno incolmabile di un incontro reale, dove poter coinvolgere e coinvolgersi integralmente.

Ma ciò non è raggiungibile facendo scorrere un dito sullo schermo di un tablet, necessita invece di espedienti reali, palpabili «se entri in una libreria c’è un vero e proprio impatto spaziale dei libri, se avessimo avuto altrettanti e-book avremmo sistemato un unico tablet al centro della stanza. C’è bisogno di un rimando mentale, di una estensione che vada al di là del digitale». Siano essi stimoli visivi, olfattivi o tattili, quindi, non importa. Potrebbero scaturire semplicemente dal confrontare due volumi messi assieme su uno scaffale o dalla ricerca da pagina a pagina in uno stesso testo, non a caso «come riferimento, vedere i libri, dà molto, dà di più. Può essere che mentre cerchi un passo su un testo, sfogliando le pagine, ne trovi contemporaneamente un altro, o molti di più, e questo è un qualcosa che per quanto possa evolvere la tecnologia, nessun supporto digitale ti potrà dare mai».

 

Perché l’usato? Il valore aggiunto di un testo che viene da un periodo storico precedente all’attuale risiede talvolta nella qualità senza tempo di alcune edizioni, oggi non sempre garantita. La possibilità di rintracciare un testo fuori catalogo, pertanto difficile da trovare, è altrettanto incidente nella scelta di un libro usato «chi compra un libro da noi è contento perché potrebbe essere un libro che cerca da anni, o una serie di testi usciti fuori catalogo di storia, saggistica, narrativa che non si trova più». A volte, inoltre, si trascura la necessità di possedere un testo, sentirlo proprio, consultabile quando serve e quando se ne ha bisogno. E ciò non è chiaramente soddisfacibile avvalendosi della sola consultazione in biblioteca – unico luogo dove molti titoli finiscono per essere reperibili – talvolta di più volumi, e per lungo tempo.

Ma una libreria come questa può e deve essere molto di più. «Vorremmo che fosse un posto bello, nel senso pieno del termine, dal punto di vista estetico e anche dal punto di vista etico. Un luogo dove si possano creare sinergie che vanno oltre l’attività che svolgiamo qui».

Da scrigno imprescindibile di cultura a motore trainante di nuove energie che coinvolgano soprattutto i più giovani attraverso le scuole. Cicli progettuali rivolti alla lettura e a vari temi culturali sono, infatti, una delle iniziative a cui vogliono dar vita di Adriano e Aurelio che in questo modo si augurano di riuscire a coinvolgere anche i più piccoli che spesso, dissuasi anche dal prezzo, rinunciano ad acquistare un testo. Per tale ragione, si è pensato di disporre in libreria anche uno scaffale di book crossing dove chi desidera può consultare i volumi messi lì a disposizione e, perché no, lasciarne qualcuno così che continui la sua corsa.

Utopia Pratica è il nome della libreria e, allo stesso tempo, un ossimoro che ci invita a cercare un modo «per non accettare in ogni caso e a tutti i costi un compromesso al ribasso, per credere nelle proprie passioni e nei propri sogni. Per fare dell’ordinario impossibile, uno straordinario possibile».

 

Un luogo che è dunque una scommessa sul futuro delle idee, sul circolare stesso dei libri, sui giovani distratti ma non per questo esenti dal ricadere nel fascino imperituro della carta stampata e delle mille strade a cui essa libera la mente. Una scommessa che vale la pena correre, prima che tutto cada in un irrecuperabile dimenticatoio, e quindi una missione di cui ognuno di noi è portavoce.

Dal 21 Aprile in Via dell’Arsenale 40, a Torino.

Sito della libreria

Inaugurazione della libreria

 

Gloria Iasella
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