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Vaccino-fobia: combattere le bugie
del web con l’informazione

12 minuti di lettura

Viviamo in tempi in cui è difficile avere fiducia in qualcosa. Un po’ forse per le condizioni storico-sociali in cui ci troviamo, un po’ sicuramente per l’incredibile potenziamento dei mezzi di comunicazione, che rendono estremamente semplice la circolazione delle idee; ma si sa che le idee non sono tutte ugualmente valide. Per questo sempre più spesso assistiamo a vere e proprie “ondate di panico” che dilagano su e giù per la nostra penisola, alimentate sui social network da chi ci crede davvero e da chi semplicemente vuole sfruttare la cosa per qualche like in più. E a supporto delle opinioni, che, per quanto discutibili, è sempre legittimo esprimere, rimbalzano qua e là anche racconti di episodi “realmente avvenuti” che, sapientemente sfruttati, riescono ad avvalorare qualsiasi teoria.

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Disegno di Pawel Kuczynski

D’altra parte è facile far circolare notizie e opinioni, anche quando sono palesemente sbagliate ed è possibile smentirle con poche parole. Esiste un metodo infallibile, che molti hanno compreso e sanno sfruttare con un’abilità invidiabile: fare leva sulle paure. La gamma delle paure è tanta che c’è solo l’imbarazzo della scelta: la paura del diverso, di chi vuole fare del male, della morte, dell’inganno… E poi la paura più potente di tutte, quella di un genitore per il proprio bambino – si sa che “e’ figlie so’ ppiezz’e còre”. È sufficiente paventare qualche pericolo (vero o immaginario) per i pargoli e immediatamente un’orda di genitori allarmati insorgerà, invocando l’immediata distruzione di ciò che minaccia i loro piccoli germogli.

È esattamente quello che sta accadendo in queste ultime settimane – ma, in realtà, le discussioni si trascinano da svariati anni – a proposito di una questione molto delicata: le vaccinazioni. La questione è purtroppo molto semplice: da anni circola l’idea che i vaccini, lungi dal salvare delle vite, provochino invece un’ampia gamma di gravissimi danni all’organismo; il tutto è “comprovato” da racconti di persone che avrebbero subito, direttamente o meno, le negative conseguenze di una vaccinazione.

wakefieldIl sospetto nei confronti dei vaccini ha le sue radici in uno studio pubblicato nel 1998 da Andrew Wakefield sulla rivista medica inglese The Lancet. Riportando le vicende di alcuni ragazzi e delle loro famiglie, il medico suggeriva che ci fosse una forte relazione tra la somministrazione del vaccino MPR (Morbillo-Parotite-Rosolia) e lo sviluppo di disturbi dello spettro autistico in ben 8 casi su 12. La vicenda si rivelò pochi anni dopo una frode: Wakefield ammise di essere stato pagato per falsificare i dati delle ricerche e fu radiato dall’albo, così come altri medici che avevano sostenuto la sua teoria. Nonostante questo, negli anni sono stati intrapresi molti studi su individui differenti per età e sesso per capire se davvero i vaccini potessero avere un ruolo nello sviluppo dell’autismo; ma la “teoria” di Wakefield ha trovato soltanto smentite. Gli atti del processo a Wakefield e gli studi seguiti al suo tentativo di frode si trovano facilmente in rete e sono a disposizione di chiunque.

Eppure è proprio l’autismo la peggiore paura legata ai vaccini. Perché al genitore apprensivo non importa di processi e studi svoltisi dall’altra parte d’Europa: sa solo di aver sentito, da qualche parte, che qualcosa potrebbe minacciare suo figlio. E, giustamente, la prima cosa che vuole fare è informarsi bene e capire come evitare questo pericolo; ma siamo nel XXI secolo e informarsi significa una cosa soltanto: digitare le parole “vaccinazioni” + “pericoli” su un motore di ricerca. Se avete mai avuto un disturbo fisico, anche lieve, e non siete stati capaci di resistere alla tentazione di saperne di più sfruttando Google, sapete bene che è la cosa peggiore che si possa fare: nel 95% dei casi un lieve offuscamento della vista è sicuro sintomo di un glioma del nervo ottico. Ma un genitore preoccupato fa esattamente questo, prima ancora di consultare un pediatra, perché è più immediato. Fingendomi genitore preoccupato, abbiamo cercato anche noi e questo è quello che abbiamo trovato.

vaccini1Il numero di motivazioni per cui, secondo sedicenti esperti, non bisognerebbe vaccinare i bambini (limitandosi a considerare solo i più piccoli) è davvero impressionante. Alcuni sono effettivamente dubbi legittimi, altre osservazioni, invece, sfiorano il ridicolo. Questo articolo intitolato “38 motivi per non vaccinare i nostri bambini” ne riporta un campionario abbastanza esauriente: si va dall’affermazione che non esistono prove scientifiche dell’efficacia dei vaccini (il fatto che alcune malattie come il vaiolo siano scomparse evidentemente non ha sufficiente valore scientifico) all’osservazione che i programmi di vaccinazione, dal momento che raggiungono la maggiornaza della popolazione, sono strumenti perfetti per il bioterrorismo. Si aggiungono poi macroscopiche inesattezze scientifiche – si parla, ad esempio, di frequente di “epidemie” di cancro e autismo – e, dulcis in fundo, un riferimento al dottor Wakefield, tacendo però il fatto che si sia dichiarato colpevole.

Ma, come dicevo, ci sono anche dubbi legittimi. I più frequenti riguardano la composizione dei vaccini: molto allarme, infatti, è generato dal fatto che essi contengano, anche se in minima quantità, il virus della patologia che si cerca di debellare e alcune sostanze “strane” come i metalli. Il principio attivo del virus è una parte fondamentale: semplificando molto, il vaccino agisce stimolando il sistema immunitario a produrre anticorpi per quella particolare patologia, in modo che, se un giorno l’organismo dovesse esserne “nuovamente” attaccato, sarà pronto a difendersi a dovere. Insieme al principio attivo – che nei moderni vaccini è disattivato, quindi non può provocare la malattia da cui si cerca di proteggersi – vengono iniettate anche altre sostanze, tra cui gli adiuvanti, come i sali di alluminio. Le loro quantità, però, sono così irrisorie da non poter provocare in nessun modo l’avvelenamento o altri tipi di disturbi: tanto per fare un esempio, la quantità di alluminio contenuta nei vaccini è di parecchie volte inferiore a quella con cui si viene a contatto semplicemente toccando il suolo (la crosta terrestre è composta per il 15,41% da ossido di alluminio).

immunità di greggeUn altro dubbio che spesso ci si pone è: perché vaccinarsi tutti? E perché vaccinarsi da piccoli? La risposta alla seconda domanda è semplice: prima si è immuni dalla malattia, minore è il rischio di esserne contagiati senza essere protetti a dovere. È importante, poi, che la percentuale di vaccinati sia il più possibile vicina al 100 per il fenomeno chiamato immunità di gregge (o di branco): se maggioranza della popolazione (in media il 95%) è immune alla malattia, protegge indirettamente anche la minoranza che non lo è a causa del mancato sviluppo degli anticorpi. Una delle teorie più gradite a chi è contro i vaccini è quella secondo cui l’immunità di gregge in realtà non funzionerebbe perché chi è vaccinato può contrarre la malattia alla quale dovrebbe essere immune e, pur non avendo gravi sintomi, trasmetterla a chi non è protetto. Premettendo che è molto raro che un individuo vaccinato non sviluppi una protezione adeguata contro la malattia in questione, perché sia un pericolo dovrebbe verificarsi un caso del genere: un bambino, malato, ad esempio, di morbillo nonostante il vaccino (efficace nel 99% dei casi), viene a contatto con un suo coetaneo non vaccinato e “gli passa” la malattia. Le probabilità che questo si verifichi sono piuttosto scarse, ma chiaramente aumentano se la percentuale dei non vaccinati cresce.

I falsi miti da smentire sarebbero ancora tanti. Un’altra questione spesso invocata dai “no-vaccino” è quella economica: secondo molti, i vaccini sarebbero obbligatori soltanto perché arricchiscono i Big Pharma – così vengono definite, in modo generico, le grandi industrie farmaceutiche. Non si prende in considerazione, invece, l’enorme quantità di denaro che servirebbe per curare i bambini nel caso malattie come la poliomelite dovessero ricomparire. Ma in definitiva tutto l’odio nei confronti dei vaccini parte da una sola considerazione: si è persa la memoria di quanto le malattie possano essere pericolose. Si è arrivati a considerare il morbillo o la rosolia quasi come dei passaggi obbligati, un piccolo fastidio che ogni bambino avrà, prima o poi, e poi basta; non si pensa, invece, che anche queste malattie in apparenza “semplici” posso avere complicazioni gravi. Così ci si convince che, in fondo, non è così grave se il bambino ha qualche linea di febbre di tanto in tanto e si evitano le vaccinazioni. Nell’ultimo anno la percentuale di bambini vaccinati è scesa sotto il 95% per le vaccinazioni obbligatorie e addirittura sotto l’86% per quelle facoltative. E puntuali sono arrivati anche i primi decessi a causa di malattie che non si credevano più letali, come la pertosse.

Ma la vaccinazione non può essere un fatto privato né una decisione che riguarda soltanto un bambino e i suoi genitori. Vaccinarsi significa non soltanto proteggere se stessi, ma contribuire a proteggere gli altri ed è egoistico rivendicare il diritto di ammalarsi a spese della salute altrui. Ben venga, quindi, il ritorno del divieto di ingresso nelle scuole se il bambino non è in regola con le vaccinazioni obbligatorie.

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Silvia Ferrari

Classe 1990, nata a Milano, laureata in Filologia, Letterature e qualcos'altro dell'Antichità (abbreviamo in "Lettere antiche"). In netto contrasto con la mia assoluta venerazione per i classici, mi piace smanettare con i PC. Spesso vincono loro, ma ci divertiamo parecchio.

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