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Mary Montagu, pioniera del vaccino del vaiolo

Donna, viaggiatrice, scrittrice e pioniera della medicina moderna: chi era Lady Mary Wortley Montagu?

15 minuti di lettura

Con la pandemia di Covid-19 e lo sviluppo del vaccino, il dibattito è tornato a puntare i riflettori sui progressi scientifici, ma anche sulle diffidenze e le paure che inaspettatamente sembrano essere da sempre legate ad un nuovo metodo per contrastare una malattia. Mutatis mutandis una sorte simile toccò anche al vaccino contro il vaiolo. Quando lo scienziato inglese Edward Jenner mise a punto la versione più avanzata del metodo per contrastare il morbo aveva solo fatto tesoro di un percorso iniziato decenni prima attraverso l’impegno e la determinazione di una nobildonna progressista: Lady Mary Wortley Montagu. Il suo contributo nella lotta alla malattia è rimasto a lungo nell’ombra, ma senza di lei non sarebbe stato possibile non solo debellare il vaiolo, ma anche molte altre malattie.

Chi era Lady Mary Wortley Montagu?

Mary Pierrepont nacque nel 1689 in Inghilterra in una famiglia benestante e letterata. Fin dalla giovinezza dimostrò un intelletto brillante e una viva curiosità che la portarono non solo ad imparare il latino da autodidatta, parlare fluentemente in francese e italiano, ma anche a comporre i primi versi. Nella fornitissima biblioteca del padre, il conte di Kingston, ebbe accesso alle migliori letture che consolidarono la sua formazione sia letteraria sia umana.

Grazie al suo intelletto e alla sua bellezza, Mary Montagu divenne una delle personalità di spicco nella società inglese dell’epoca. Indipendente e controcorrente, fu una delle prime donne a far parte dei circoli letterari inglesi come scrittrice e a rifiutare il matrimonio combinato. Anzi, si sposò per amore: attraverso una fuitina, nel 1712 si unì in cerimonia privata ad un giovane e ambizioso politico, Edward Wortley Montagu.

Lady Mary Wortley Montagu
Un ritratto di Lady Mary Wortley Montagu con abiti di foggia turca

L’incubo del «mostro chiazzato»: il vaiolo

Purtroppo la parabola della sua ascesa sociale si arrestò nel 1714 quando contrasse il morbo del «mostro chiazzato»: il vaiolo. Nel XVIII secolo era una delle malattie più mortali e mieté più vittime della Peste Nera. Qualche anno prima Mary Montagu aveva perso il fratello per questa malattia; lei fu più fortunata e riuscì a sopravvivere, non senza pagarne un caro prezzo. Il vaiolo ne deturpò la bellezza con profonde cicatrici, le fece perdere le ciglia e le lasciò problemi alla vista per il resto della sua vita. Tutto ciò non piegò il suo spirito e una volta ristabilitasi decise di intraprendere un viaggio avventuroso, nel quale fece una scoperta che avrebbe cambiato le sorti della battaglia contro le malattie in Europa.

L’ambasceria a Costantinopoli

Nel frattempo l’ambizioso Edward Wortley Montagu nel 1716 era stato nominato ambasciatore in Turchia, presso la corte del sultano Ahmed III. Contrariamente all’uso dell’epoca, che vedeva le mogli aspettare il marito in patria, Mary prese parte alla missione diplomatica a Costantinopoli, insieme al piccolo figlio Edward. Il lungo viaggio, gli incontri e le diversità culturali vennero minuziosamente riportate nelle varie epistole che la donna mandò ai conoscenti.

Quando giunsero a destinazione Mary si accorse che i resoconti sull’Impero Ottomano fossero ancora legati allo stereotipo medievale dell’Islam, chiuso e determinato a distruggere la cristianità. Invece, trovarono un clima completamente diverso: l’Impero Ottomano stava vivendo un momento di apertura ed era entrato ad essere una pedina alla pari nei giochi della diplomazia internazionale. Multiculturale, variegato da lingue e popoli diversi, un vero e proprio crocevia politico e commerciale. Il sultano Ahmed III aveva aperto un nuovo periodo che avrebbe preso il nome di Era dei Tulipani, per la sua passione per i fiori portati dall’Olanda in grandi quantità.

Il sultano Ahmed III riceve gli ambasciatori alla sua corte

Lady Mary Montagu si inserì con entusiasmo nella nuova vita in Turchia. Grazie al dragomanno Emanuel Timoni, l’intermediario culturale presso il sultano e collaboratore del medico della famiglia, Lady Montagu imparò la lingua turca. Sebbene il suo ruolo nell’ambasceria fosse marginale, la sua curiosità l’aiutò a conoscere le donne turche ed entrare in ambienti prettamente femminili, come ospite gradita. Il suo orecchio attento raccolse informazioni preziose che di fatto rappresentano un’importante testimonianza etnografica della vita dell’Impero Ottomano.

È proprio in questo modo che venne a conoscenza di un’usanza particolare, la variolizzazione che in quei territori aveva praticamente debellato il morbo.

Un’illustrazione degli effetti della variolizzazione su un paziente sottoposto al procedimento di immunizzazione e la guarigione delle ferite.

Il favoloso innesto contro il vaiolo

In una lettera del 1717, inviata da Adrianopoli ad una cara amica, Lady Montagu descrive una pratica molto comune in quelle zone, ma completamente sconosciuta in Europa: l’inoculazione del vaiolo. La racconta molto approfonditamente con queste parole:

A proposito di malattie: ti voglio raccontare una cosa che ti farà desiderare essere qui. Il vaiolo così diffuso e fatale da noi, qui è stato reso del tutto innocuo grazie all’invenzione dell’innesto. C’è un gruppo di donne anziane e specializzate in questa operazione. Ogni autunno le persone si informano tra loro per vedere se qualcuno ha intenzione di prendere il vaiolo. Organizzano delle riunioni a questo scopo (di solito quindici o sedici persone), viene una vecchia con un guscio di noce pieno di pus del vaiolo benigno. Punge con un grosso ago (che non fa più male di un comune graffio) e introduce nella vena tutto il veleno che può stare sulla punta, poi lega insieme alla ferita un pezzetto di guscio vuoto. I bambini e i pazienti giovani stanno perfettamente bene fino all’ottavo giorno. Poi viene la febbre e devono rimanere a letto due giorni, raramente tre. Di solito le pustole non lasciano cicatrici in faccia e dopo otto giorni stanno bene come prima […] Ogni anno migliaia di persone si sottopongono all’operazione e l’ambasciatore francese dice scherzando che qui la gente prende il vaiolo per passatempo, come in altri paesi si prendono le acque.

Mary Wortley Montagu, lettera a Lady Sarah Chiswell, 1° aprile 1717, Adrianopoli.

Nella missiva Lady Montagu si dichiarava entusiasta dei benefici della tecnica di variolizzazione e che tale esperienza dovesse essere condivisa anche in Inghilterra per debellare la piaga. Decise di sottoporre di far immunizzare il figlio Edward con ottimi risultati. La secondogenita Mary ricevette il vaccino qualche anno dopo, quando la famiglia terminò la missione e fece ritorno patria.

Lady Mary Wortley Montagu
Un frammento autografo di una delle epistole spedite da Adrianopoli in Inghilterra per raccontare il viaggio della famiglia Wortley e raggiungere la missione diplomatica a Costantinopoli. Fonte: The Guardian

L’inoculazione del vaccino in Inghilterra: tra esperimenti e scetticismo

Tornati in Inghilterra il suo entusiasmo dovette presto fare i conti con la diffidenza della comunità scientifica e i pregiudizi di diversa natura. Come poteva permettersi un’aristocratica qualunque di imporre agli scienziati una tecnica praticata da donne popolane e per di più musulmane? È impossibile non notare che i tabù non fossero legati solo al campo medico, ma anche a quello religioso e sessuale. In più bisogna aggiungere anche quello economico: i medici si arricchivano sottoponendo i pazienti a trattamenti inutili per curare una malattia che lasciava poche speranze di guarigione.

Tutte queste opposizioni non fecero indietreggiare Lady Montagu dalla sua convinzione. Quando nel 1721 scoppiò una nuova epidemia di vaiolo ordinò al medico della famiglia di immunizzare la secondogenita, Mary. Per dare prova della sua teoria invitò un gruppo di medici, tra cui quello personale del sovrano, ad osservare l’inoculazione e il decorso. La piccola Mary pochi giorni dopo si era completamente ristabilita ed era immune al vaiolo. Colpiti dal successo della tecnica molti aristocratici si convinsero a far immunizzare i figli, tra cui anche Caroline di Ansbach, consorte del re inglese.

Per avere la prova scientifica della validità venne condotto un esperimento su sei condannati a morte volontari, ai quali venne promessa la libertà in caso di successo della prova. Cinque di loro ebbero solo lievi sintomi e guarirono, mentre il sesto, che aveva già contratto la malattia in passato, non mostrò cambiamenti. Anche il gruppo di orfani che venne scelto per avere un’ulteriore evidenza riportò risultati positivi. Per questo nel 1722 anche le giovani principesse vennero immunizzate.

Lady Mary Wortley Montagu
Un medico pratica la variolizzazione su un bambino.

La penna in difesa del vaccino: la risposta alle critiche

Nonostante i numerosi risultati positivi riportati, che superavano ampliamente i rari casi di insuccesso, le critiche sul metodo continuarono ad essere accese. Da una parte alcuni membri di spicco del clero si opposero perché reputavano la pratica una sfida nei confronti del volere di Dio, scagliandosi con toni apocalittici contro quella che veniva percepito come un diabolico modo per diffondere il virus.

Dall’altra gli scienziati ritenevano che l’origine orientale e femminile fosse un punto debole e la definirono «un esperimento praticato da donne ignoranti tra persone illetterate e sconsiderate» e portate in Europa da una «sanguinaria viaggiatrice della Turchia». La risposta all’aspro attacco non si fece attendere. Il 13 settembre 1722, sul Flying Post, venne pubblicato un articolo in difesa della variolizzazione con una descrizione dettagliata, intitolato A Plain Account of the Inoculating of the Small Pox. L’articolo firmato sotto pseudonimo da un certo Mercante Turco è rimasto oscuro per circa duecento anni. Oggi sappiamo che la penna che compose la minuziosa difesa fu proprio quella di Lady Mary Montagu.

La vittoria scientifica di Lady Mary Wortley Montagu rimasta nell’ombra

Malgrado lo scetticismo di alcuni membri della Royal Society, la pratica aveva cominciato a dare risultati e diffondersi tra la popolazione, stabilendo di fatto la vittoria di Mary Montagu sul pregiudizio scientifico.  

Il suo impegno nella lotta contro la malattia fu fondamentale e aiutò a salvare molte vite. Tutto ciò però è rimasto a lungo oscuro, tra le pieghe della storia e delle sue avventure personali. Molto probabilmente l’importanza del suo contributo è rimasta sottovalutata anche a causa delle vicende personali. La sua personalità controcorrente la relegarono spesso a scrittrice raffinata e prolifica, ma anche a nobildonna eccentrica. Lasciò l’Inghilterra e il marito per inseguire il sogno d’amore con un giovane veneziano e trascorse gli ultimi vent’anni della sua vita tra le campagne bresciane di Gottolengo e i panorami del Lago d’Iseo.

Da una parte il pregiudizio ha nascosto il suo ruolo attivo e tenace per debellare il vaiolo. Dall’altra la tecnica di vaccinazione migliorata da Edward Jenner pochi decenni dopo, fecero in modo che la battaglia di Lady Mary e la vittoria sul pregiudizio rimanessero a lungo sconosciuti. Tuttavia il risultato di Jenner non sarebbe stato possibile senza il contributo fondamentale di Lady Mary Wortley Montagu: donna, viaggiatrice, scrittrice e dovremmo aggiungere anche pioniera della medicina moderna.

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Per approfondire l’argomento:

  • M. T. Giaveri, Lady Montagu e il Dragomanno – viaggio avventuroso alla origini dei vaccini, Neri Pozza, 2021
  • J. Willet, The Pioneering Life of Mary Wortley Montagu: scientist and feminist, Pen & Sword, 2021
  • History Extra Podcast, The feminist who waged war on Small Pox, BBC

Eleonora Fioletti

Classe 1993. Nata tra le nebbie della Pianura bresciana, ma con la testa tra le cime delle montagne. Laureata presso l’Università Cattolica di Brescia, in Filologia Moderna con una predilezione per l’esegesi delle fonti storiche medievali. Nel tempo libero colleziona auricolari annodati, segnalibri improbabili, eterni esprit de l’escalier, citazioni nerd e disneyane.

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