«We want cinema», sguardi di donne nel cinema italiano

È la prima volta in 54 edizioni che la Mostra internazionale del Nuovo Cinema dedica una sezione apposita al cinema delle donne. E il titolo della sezione oltre al volume che l’accompagna a cura di Laura Buffoni è chiaro e significativo: We want cinema (Noi vogliamo il cinema).

Non è un semplice slogan pubblicitario e tanto meno pseudo-populista, come in questo momento sta andando di moda ma è la dimostrazione di come la donna, negli anni relegata in un angolo dal maschilismo imperante dietro la macchina da presa, stia acquistando sempre più coscienza delle sue capacità. E Bruno Torri, presidente della Mostra, ha sottolineato che nell’era digitale, dove vi è maggiore autonomia nel fare cinema e nelle forme di working progress, il ruolo della donna-regista è aumentato considerevolmente perché sono diminuiti i legami meccanici di potere e sovranismo del cinema di produzione commerciale.

Riprendendo anche dalle rivoluzioni femministe, le donne cineaste hanno stillato un documento firmato da registi, autori, attrici e produttori per tutelare la donna nel cinema. La sezione dei film ha proprio questo intento e con il volume We want cinema,  studiose, giornaliste e ricercatrici attraversano cinquant’anni di cinema italiano al femminile. Un percorso all’insegna di una forzata marginalità ma anche di una grande energia creativa, in un approccio radicale e plurale che combina le diverse anime dei gender studies, la teoria e la storia del cinema, senza tralasciare l’analisi dei dati.

Il risultato è un fitto dialogo intessuto di ricordi, cadute, conquiste. Un intreccio problematico da cui emerge una grande voglia di raccontarsi, ragionare insieme, condividere il proprio lavoro. Laura Buffoni parlando di We want cinema parla di un libro militante, perché per la prima volta sconfina dal ruolo tradizionale e vuole portare avanti un racconto nuovo, un superamento del sistema binario del pensiero che leggendo il saggio di Linda Nochlin del 1971 Perché non ci sono state grandi artiste? fa pensare a una ipotesi di cambiamento dentro il cinema militante, come è stato quello di Pesaro, di Pasolini, di Bertolucci, di Bellocchio, di Rocha, con il suo indice di Nuovo Cinema.

Ma non vi può essere un Nuovo Cinema anche per lo sguardo femminile? Certamente volendo ricostruire una storia al femminile del cinema italiano vi sono state delle pioniere come Elvira Notari e Elvira Giallanella ma poi bisogna aspettare gli anni Sessanta della Wertmuller e Cavani per avere un imprimatur soprattutto nel linguaggio cinematografico. Ma ancora oggi il mondo del cinema e dello spettacolo è discriminante per la donna. Pensiamo al caso Weinstein. Occorre una rivoluzione culturale e di costume che ancora oggi tarda a venire.

-Paolo Montanari

 

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Redazione

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