La «Tomba del tuffatore», gioiello dell’antica Poseidonia (Paestum)

Un giovane sospeso tra cielo e acqua, tra vita e aldilà. La celebre sepoltura di Paestum racconta in immagini il mistero del passaggio e il fascino della Magna Grecia.
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Nel Parco Nazionale del Cilento, in provincia di Salerno, a breve distanza dal Mar Tirreno e dalla foce del fiume Sele, Paestum, l’antica colonia greca di Poseidonia, accoglie i visitatori con uno dei più straordinari complessi archeologici della Magna Grecia.

Il sito riveste grande interesse per studiosi e appassionati grazie alla stratificazione conseguente alla occupazione di Poseidonia da parte dei Lucani, antico popolo italico, nel IV secolo a.C. e alla successiva romanizzazione dell’area nel 273 a.C.

Ai maestosi templi di Hera, Athena e Nettuno, splendidi esempi di architettura dorica datati tra VI e V secolo a.C., e allEkklesiastérion, edificio destinato alle assemblee dei cittadini, si affiancano le necropoli risalenti al periodo lucano e i resti della colonia romana: un foro, un anfiteatro e tracce delle antiche mura difensive.

Il fiore all’occhiello dell’area è rappresentato dal Museo Archeologico Nazionale istituito nel 1952 che documenta l’evoluzione e le trasformazioni della città, dalla fondazione della colonia greca, tra la fine del VII e gli inizi del VI secolo a.C., all’istituzione della colonia romana nel 273 a.C., fino all’età moderna.

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La Tomba del tuffatore di Paestum

Uno dei reperti che richiama ogni anno centinaia di visitatori è costituito dalla celebre Tomba del tuffatore, esposta all’interno del Museo Archeologico, nella sezione dedicata alle necropoli.

La tomba, rinvenuta nel 1968, si presentava come una sepoltura a cassa costituita da lastroni in travertino, chiusa da una copertura piana. Il corredo funerario, composto da una lekythos (vaso per unguenti) attica a figure nere, frammenti ceramici e i resti di una lira, ha consentito una datazione della tomba agli anni 480-470 a.C.

Nel percorso espositivo si possono ammirare i quattro lastroni interni -smontati ed esposti in sequenza- affrescati con le scene di un simposio, e la lastra di copertura col celebre dipinto di un giovane uomo nudo che si tuffa in uno specchio d’acqua, comunemente interpretato come il passaggio simbolico dalla vita alla morte.

tomba tuffatore paestum
La Tomba del Tuffatore, 480-470 a.C., affresco, dettaglio della lastra di copertura. Fonte:wikipedia.org Pubblico dominio

Le scene affrescate sui lastroni interni con la tecnica della tempera su intonaco di calce e sabbia, riproducono i momenti salienti del simposio nelle consuete forme della pittura vascolare: la consumazione del vino, il corteggiamento, l’ascolto di musiche e canti, il gioco del kòttabos, consistente nel tentativo di centrare il kottabèionun recipiente di bronzo- con le ultime gocce di vino della propria coppa.

La Tomba del Tuffatore, 480-470 a.C., affresco, particolare del gioco del Kòttabos, Paestum, Museo Archeologico Nazionale. Fonte: wikipedia.org- CC BY-SA 4.0 Autore della foto: Miguel Hermoso Cuesta

Questi momenti sono facilmente riconoscibili nelle scene rappresentate sulle singole lastre: i simposiasti sdraiati sulle klìnai (lettini), singoli o a coppie, raffigurati nell’atto di bere, discorrere, suonare, o impegnati nel gioco del kòttabos, i due amanti adagiati sulla klìne che si abbracciano guardandosi negli occhi, il corteo rituale (komos) di un adulto con mantello e un giovane nudo preceduti da un flautista.

La Tomba del Tuffatore, 480-470 a.C., affresco, il corteo rituale, Paestum, Museo Archeologico Nazionale. Fonte: commons.wikimedia.org – CC BY-SA 3.0 Autore della foto: Velevet

La Tomba del Tuffatore, attribuita ad anonime maestranze locali, rappresenta la più antica testimonianza di pittura greca classica non vascolare giunta fino a noi.

Le analogie riscontrate dagli studiosi con le tombe etrusche di Tarquinia, evidenzia l’influenza esercitata sui greci di Poseidonia attraverso la comunità etrusca campana stanziata sulla sponda opposta del fiume Sele.

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Arianna Trombaccia

Romana, classe 1996, ha conseguito la laurea magistrale con lode in Storia dell'arte presso l’Università La Sapienza. Appassionata di scrittura creativa, è stata tre volte finalista al Premio letterario Chiara Giovani. Lettrice onnivora e viaggiatrice irrequieta, la sua esistenza è scandita dai film di Woody Allen, dalle canzoni di Francesco Guccini e dalla ricerca di atmosfere gotiche.

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