Conosciutissima per i suoi primi piani di fiori, Georgia O’Keeffe è una delle madri del Modernismo, nonché una delle pittrici statunitensi più famose e prolifiche al mondo, con un’attività artistica lunga oltre sette decenni.
La sua personalità e il suo stile di vita, oltre che la grande qualità artistica della sua pittura, l’hanno resa una vera e propria icona americana, al punto da essere citata in diverse serie di culto, dai Simpson a Breaking Bad.
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Settima di otto fratelli, O’Keeffe nasce in una fattoria del Wisconsin dove vive un’infanzia umile segnata però dalla precoce scoperta di una dirompente vocazione artistica, che la spingerà a frequentare istituti prestigiosi come l’Art Institute di Chicago e l’Art Student League di New York, dove conobbe le teorie di Kandinsky attraverso la lettura del saggio Lo spirituale nell’arte, testo cardine dell’astrattismo pittorico. L’artista si orienta quindi verso un’arte astratta lontana da ogni forma di accademismo, dove forme organiche e geometriche si intrecciano con grande armonia.
Tuttavia fu presto costretta ad abbandonare gli studi a causa dell’impossibilità della famiglia di continuare a finanziare la sua istruzione, costringendola a vivere per quasi un decennio in una condizione di precarietà economica, destreggiandosi tra saltuari lavori nel mondo della pubblicità e nell’insegnamento del disegno.
Nel 1916 riprende a studiare al Teacher College of Columbia, dove incontra il fotografo e mercante d’arte newyorkese Alfred Stieglitz, che ne riconosce da subito il talento artistico, diventandone tra i primi estimatori e promotori. Fu infatti Stieglitz a esporre per la prima volte alcune opere astratte a carboncino della pittrice nella sua galleria 291 sulla Fifth Avenue di New York, dove si terrà anche la prima mostra personale della pittrice nel 1916.
L’amicizia e la stima intellettuale che univano O’Keeffe e Stieglitz si trasformarono ben presto in un amore travolgente, sfociato nel 1924 in matrimonio, nonostante gli oltre venti anni di differenza tra i due e il precedente matrimonio del fotografo.
A testimonianza dell’intensità del sentimento, una fittissima corrispondenza epistolare di oltre 25mila lettere scritte tra il 1916 e il 1933, con una cadenza anche di tre lettere al giorno, dalle quali emerge un rapporto viscerale caratterizzato da una forte intesa intellettuale e da un desiderio travolgente.
Durante la lunga relazione O’Keeffe fu più volte protagonista degli scatti di Stieglitz, che la ritrasse ossessivamente oltre 300 volte, rendendola l’artista donna più fotografata al mondo. Gli scatti di Stieglitz, che la fotografa nuda e con i lunghi capelli sciolti, contribuirono a delineare O’ Keeffe come icona anticonformista e fuori dagli schemi, delineandone una personalità femminile e volitiva nello stesso tempo.

22.8 x 18.6 cm. New York, MOMa.
Fonte: https://commons.wikimedia.org/ CC0 1.0 Universal Public Domain Dedication
Negli anni venti l’artista abbandona l’acquerello orientandosi verso la pittura ad olio, iniziando a indagare in formato macroscopico oggetti della quotidianità come piante e fiori, che sotto le sue lenti diventano allusioni più o meno velate agli organi sessuali femminili, in una celebrazione lirica e nel contempo erotica del corpo femminile. Tuttavia la O’Keeffe si è spesso mostrata insofferente alle letture eccessivamente freudiane del suo lavoro, motivando così la scelta di rendere i fiori protagonisti assoluti della sua opera: «Dipingerò ciò che il fiore significa per me. Ma lo dipingerò grande cosi da indurre gli affaccendati newyorkesi a prendersi il tempo di osservare».
Ecco dunque che gardenie, girasoli, peonie e narcisi diventano protagonisti assoluti, immortalati con un taglio fotografico che taglia i bordi e ne impedisce una visione completa, possibile solo nella mente dello spettatore.

G. O’Keeffe, Red Canna, fotografia del dipinto (1923) Pennsylvania Academy of the Fine Arts (USA). Fonte https://commons.wikimedia.org/ Pubblico dominio.
Durante questa decade estremamente prolifica la pittrice realizza anche una serie dedicata ai grattacieli di New York che riscuoterà un grande successo di critica.
Negli anni ‘30 la coppia si trasferisce in New Mexico, i cui paesaggi rocciosi influenzano profondamente la pittura di O’Keeffe, che si arricchisce di ossa, conchiglie, aspri promontori e paesaggi desertici.
O’Keeffe, da sempre personalità introversa, trova nei selvaggi e brulli paesaggi texani una cassa di risonanza emotiva della sua interiorità.

G. O’Keeffe, Red Hills with Pedernal, White Clouds (1936), fotografia (olio su tela, 50,8×56,2 cm. Christie’s, New York). Fonte: flikr.com/Gandalfsgallery/ CC BY-NC-SA 2.0
Durante questo periodo inizia a soffrire di depressione, per la quale viene ricoverata per la prima volta nel 1933. Tuttavia, nonostante le difficoltà personali, l’artista continua a ottenere grandi riconoscimenti, come le retrospettive all’Art Institute di Chicago e al MoMa di New York, quest’ultima la prima dedicata dal museo a un’artista donna.
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Una nuova prospettiva su Georgia O’Keeffe
Nel 1946 la O’Keeffe, rimasta vedova del compagno di una vita, decide di stabilirsi definitivamente in New Mexico, da lei considerato un vero e proprio luogo dell’anima. Parallelamente varca per la prima volta i confini dell’America, viaggiando in Messico, in Europa, in estremo Oriente e in India, dove trova nuove ispirazioni per la sua arte.
I viaggi in aereo infatti le consentono di osservare i suoi amati paesaggi naturali da una prospettiva inedita, portando alla nascita di una serie di quadri con protagonisti fiumi e rivoli d’acqua visti da una prospettiva a volo di uccello.
L’amore per i viaggi continuerà ad accompagnarla anche durante la vecchiaia, caratterizzata da una straordinaria vitalità nonostante la malattia progressiva della retina che la colpisce negli anni ‘70 e che la porterà ad abbandonare la pittura per un’arte più materica come la ceramica, protagonista della tarda produzione degli anni ‘80. Fondamentale in questa fase il ruolo del giovane assistente e protégé, Juan Hamilton, figura chiave degli ultimi anni di vita dell’artista. Nel 1984 si trasferisce a Santa Fe dove muore due anni dopo alla veneranda età di 98 anni.
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