desiderio a Natale

Eros e finzione a Natale

Il Natale accende l’erotismo, ma spegne la libido quando ci ritroviamo catapultati in una versione adolescenziale di noi stessi. In un mare di aspettative e coppie fasulle, il vero regalo è restare fedeli al proprio io.
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Le feste si avvicinano e tutto intorno cambia per accoglierle: le città si riempiono di luminarie, la temperatura si abbassa, è tutto un via vai alla ricerca del regalo perfetto o della ricetta adatta ad accogliere i parenti e lasciarli senza parole, onde evitare commenti sgradevoli.

Ma che ne è delle relazioni e del desiderio in questo ultimo periodo dell’anno?

C’è chi è entusiasta di passare un Natale (e Capodanno) con la sua nuova fiamma, chi si dispera mangiando panettone per non aver ancora trovato la sua dolce metà e chi si rinchiude in casa disprezzando tutto ciò che ha che fare con questo periodo.

Il problema però, è alla base della percezione che si ha delle festività.

Il falso mito dell’incontro sotto il vischio

Bisogna partire da un presupposto: decenni di cinematografia e letteratura hanno inculcato negli spettatori l’idea che gli incontri che si fanno a Natale sono per definizione più magici, destinati a durare più a lungo, come se durante dicembre nell’aria ci sia la polvere di Cupido (o forse di Afrodite). Come non citare L’amore non va in vacanza con Kate Winslet e Cameron Diaz, due donne in carriera alla ricerca di una fuga dalla loro vita quotidiana, che decidono di intraprendere un home-swap e vivere la vita l’una dell’altra per un po’. Inutile dire che nei panni dell’altra ciascuna di loro riesce a trovare il suo spicchio di felicità, una vita diversa, nonché l’amore tanto atteso.

Ma è davvero il Natale a creare il contesto? Se si pensa al mito del bacio sotto al vischio e si va a cercare la sua storia originaria, si scoprirà che è norreno e che riguarda più un lutto famigliare che la nascita di un nuovo amore. Di buon auspicio? Sicuramente. Sostituito della chimica? Vi sono diversi dubbi.

L’erotismo si veste di rosso

Secondo diverse statistiche rilevate in uno studio dell’University of Indiana, i mesi con i più alti tassi di nascite sono settembre e ottobre. Va da sé che dicembre diventa il periodo per eccellenza per il concepimento. Uno dei motivi per cui le persone sembrerebbero fare più sesso è perlopiù legato a un fattore biologico: con l’abbassamento delle temperature il nostro corpo produce minori livelli di melatonina e serotonina; le persone quindi tenderebbero ad avere più rapporti per contrastare la scarsa produzione e migliorare l’umore. Ma non solo la biologia, anche la logistica gioca a favore di una maggiore intimità. A Natale certamente si ha – o almeno in teoria si dovrebbe avere, a meno che il proprio lavoro non abbia nel Natale il momento più redditizio dell’anno – più tempo da dedicare all’altro, che sia il proprio partner o una persona appena conosciuta. Le vacanze natalizie sarebbero quindi l’occasione perfetta per passare del tempo libero in compagnia e, dal momento che le temperature sono spesso rigide e il meteo non dei migliori, l’idea di uscita più idonea non è sicuramente andare al parco a prendere il sole. A contribuire nella creazione di una situazione più intima vi è anche il clima tendenzialmente più allegro e rilassato che accompagna il periodo natalizio.

Non bisogna dimenticarsi inoltre che Natale è pur sempre una festa, con un’iconografia ben precisa e tanti miti e storie che l’accompagnano. Perciò via libera a fantasie e giochi di ruolo a tema natalizio, che sia con costumi da elfo o con la crema al mascarpone, ce n’è davvero per tutti i gusti – basti pensare che le ricerche più comuni su PornHub durante questo periodo sono “cattivo aiutante di Babbo Natale”.

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A casa la libido!

Le feste, se da un lato ci permettono di avere a disposizione più tempo e di essere di buon umore il più delle volte, dall’altro ci costringono a tornare alle nostre origini. Il termine “Natale” viene spesso associato a parole come convivialità, famiglia, rituali. Inevitabilmente, per molti celebrare questa occasione è sinonimo di un ritorno alle origini: si torna nelle case di quando si era piccoli, si parla del tempo che passa, dell’infanzia perduta, dei progetti futuri. Insomma, vista così potrebbe sembrare un’ansia per la maggior parte delle persone. Il mondo adulto pare regredire a quando si avevano 15 anni e nessuno aveva ancora deciso cosa sarebbe stato né tantomeno sapeva cosa sarebbe potuto diventare. E così ci si ritrova nelle case d’infanzia, a girovagare per il salone in cui una volta si festeggiava il Natale, a mostrare la propria cameretta a eventuali nuovi ospiti, a trovarsi seduti sempre al proprio identico posto da anni, a dialogare con i genitori come se, forse, tutto questo tempo non fosse passato mai.

Tornare a casa ci pone di fronte a una versione di noi stessi che ormai è superata: il binarismo identitario che fa sì che sia tutto o bianco o nero, o bravi o cattivi, o di successo o falliti, e che più ne ha più ne metta.

Ma l’infantilizzazione del sé può avere un risvolto negativo sulla libido delle persone: se davvero a Natale torniamo tutti bambini, che ne sarà della nostra parte erotica, dei nostri desideri sessuali e della nostra corporeità? Il rischio è perdere la percezione del sé come soggetto desiderabile ma soprattutto desiderante.

Erotico ma non di famiglia

Se da un lato a Natale si deve fare inevitabilmente i conti con i se stessi del passato, bisognerà farli, però, anche con i propri parenti, stretti o non che siano. All’improvviso, come per magia, tutti vengono paragonati secondo precisi parametri: chi ha un lavoro di successo e chi no, chi ha figli e chi no, chi ha una dolce metà e chi no.

Ecco dunque la corsa agli armamenti per evitare di arrivare impreparati al cenone della Vigilia: avete mai pensato che non sarà certo un caso se negli ultimi anni abbondano le produzioni cinematografiche che hanno come trama l’ingaggio di qualcuno che simuli di essere il partner del protagonista?

Se fare finta di avere dei figli è, per ovvi motivi, più complesso, far credere di avere una relazione non è mai stato così semplice. Pur di sfuggire alle grinfie delle lingue dei parenti o anche semplicemente alla sensazione di solitudine che spesso, come tutte le buone dicotomie, accompagna un periodo così gioioso, le persone si ritrovano a simulare delle relazioni. Chi se ne serve solo per il 24 e il 25, chi estende la recitazione a Capodanno; perché in fondo ciò che conta è non mostrarsi soli in pubblico.

Ma da quando la solitudine è qualcosa da superare fingendo? Siamo sicuri che per questi casi il fake it till you make it abbia valore?

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L’esposizione eccessiva – a tutto – nuoce

Il periodo natalizio smuove qualcosa in ciascuno di noi e ognuno sceglie come preferisce affrontare questi giorni, anche perché poi, in ogni caso, il sipario a inizio gennaio scenderebbe comunque. Gli occhi di tutti sono puntati sulle vite altrui giusto per dieci giorni; ma non facciamo mica parte della generazione della performance? Quella delle Instagram Stories e degli influencer? Quella che tra un po’ ha iniziato prima a farsi selfie che a leggere?

E allora viene da chiedersi: quando mostrare una versione di sé diversa, ipoteticamente migliore, è accettabile e quando invece risulta ridicolo?

Forse, però, bisognerebbe solo ammettere che siamo tutti alla ricerca della conferma di essere adeguati – peccato che non è dato sapere per cosa.

Che sia Natale o estate non importa, la ricerca di approvazione è direttamente proporzionale a quanto la nostra vita è esposta. Non avete mai pensato come mai proprio d’estate tutti sembrino avere una vita più bella della vostra e d’inverno pare abbiano una relazione migliore da portare ai propri genitori e sfoggiare sui social? Proprio perché l’estate e il Natale sono i periodi in cui vi sono più richieste dall’esterno. In fondo, chi mai dovrebbe mostrare il viaggio della sua vita a fine ottobre? – considerato anche che l’autunno è un periodo di studio e lavoro, e quindi è più verosimile condurre una vita regolare.

La solitudine è cara – ma una cattiva compagnia ancor di più

Sembrerebbe scontato dire che poco contano le richieste e le pressioni sociali, perché sarebbe ipocrita, ma soprattutto è stato sdoganato che non è così. Se temiamo che la nostra immagine non sia soddisfacente o perlomeno adeguata, proviamo vergogna, disagio e ansia, ed è così perché è ciò ci hanno insegnato a fare.

Ma cosa deriverebbe da un’immagine diversa da ciò che i canoni richiedono? Qual è il problema delle aspettative? Non tanto il confronto, ma la solitudine che dal confronto deriva. Perché se anche questo Natale avremo paura di essere considerati outsiders inadeguati solo per non aver ancora trovato la nostra dolce metà in quest’epoca talmente confusionaria e strabordante di false opzioni, sarà solo perché sentiremo che, in fondo, non c’è posto per noi. O almeno di certo più degli altri giorni.

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Eppure, spesso il prezzo da pagare per non essere soli è una cattiva compagnia. Quando riconosceremo che il detto “meglio soli che mal accompagnati” è vero – un po’ come tutti i detti in realtà –, daremo valore all’uso che facciamo della nostra stessa compagnia, impareremo a non darla per scontata e forse sì, non dovremo più fingere di avere un partner ai cenoni di Natale perché avere un buon rapporto con noi stessi sarà più che abbastanza.

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Valentina Trentini

Studentessa di beni culturali, classe 2003, nel tempo libero si dedica a visitare mostre d'arte e a scrivere poesie. Lettrice vorace, il suo libro preferito è "Gli Argonauti" (quello di Maggie Nelson!). Ricerca lo straordinario per poi rendersi conto che è nell'ordinario che giace la bellezza.

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