Quante volte prendiamo la metropolitana per andare a teatro; e quante volte la metropolitana diventa teatro di eventi che si situano tra la realtà e il sogno. F*ck a modern musical love ci accompagna nella mente di otto personaggi che si ritrovano proprio in quel «non-luogo per eccellenza e specchio di una quotidianità sospesa»1.
Realtà e fantasie
Nel quotidiano e tedioso andirivieni della vita, otto persone attendono la metro. Il loro stato psicofisico è chiaro: attesa, staticità corporea – coreografata da Maja Delak – accompagnata dalle parole “che due coglioni” della prima canzone – libretto, testi, musiche e regia sono di Gipo Gurrado.
Subito viene dichiarata la vena ironica e contemporanea dello spettacolo: grandi brani virtuosistici o musiche catchy non possono restituire «l’imperfezione che ci accomuna: siamo tutti, inevitabilmente, un po’ fucked up».2
In questo essere fucked up si alternano quindi la realtà corporea della metropolitana e i desideri erotici dei pendolari: pensieri di cui diventiamo partecipi attraverso le parole delle canzoni. I corpi restano distanti, nervosi e pieni di gesti al limite di tic privi di senso.
Tra porte che si aprono e si chiudono, si incrociano otto personaggi in cerca di sesso, di un posto nel mondo, di amore – anche se non ne ricordano più con precisione il significato. Tutto prende forma nei pochi minuti d’attesa su una banchina qualunque, abitata da un’umanità distratta e diffidente, chiusa nelle proprie solitudini
Dal comunicato stampa
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Il dramma contemporaneo
Con un solo aggettivo, Gipo Gurrado riesce a descrivere sia il tema che il medium che noi vediamo in scena. Abiti grigi che vestono in modo diverso dei corpi che si muovono in un mondo di distanze, senza amore, alla ricerca di sesso o di qualsiasi cosa possa sopperire.
Un tema così profondamente contemporaneo viene espresso da un sound altrettanto contemporaneo, come dice il comunicato stampa: “F*CK è un musical d’autore ironico e profondamente contemporaneo, lontano dalla tradizione anglosassone alla Grease“. Insomma, come aspettarsi che un mondo senza amore possa essere mai raccontato da un lirismo illuso e naive.
I fatti degli altri
Man mano che il viaggio rocambolesco prosegue – tra avvisi di scioperi, porte che non si aprono e banchine piene – si apre un caleidoscopio di personalità che raccontano alcuni dei tanti modi di vivere l’amore. Non solo, ma anche diverse fasi dell’amore. C’è chi desidera ardentemente il corpo dell’altro, chi vorrebbe fare il primo passo e non se lo concede e chi, invece, sta chiudendo una relazione infelice.
Giustamente, tutto il coro intorno non è avulso dalle cose interessanti, anzi: proprio come quando in pubblico vediamo un litigio, un festeggiamento o un evento di qualsiasi genere, i personaggi non coinvolti nella scena commentano, osservano. Ovviamente, ciò che i testimoni vedono è solo parte del vero e sopra di essa si creano idee che non tengono conto di tutti i dati di realtà, bensì si costruiscono sulle fantasie di cui parlavamo prima.
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Guardarsi allo specchio
Insomma, F*ck a modern musical love non è un semplice spaccato di vita, bensì uno sguardo a volo d’uccello sulle nostre stesse vite tediate dal ritmo pressante dei nostri spostamenti costanti, che non ci permettono di soffermarci a guardare per davvero chi abbiamo intorno. L’opera rende tangibile l’idea di un continuo sliding doors verso un amore, una passione e l’indistinta apatia.
Eppure, rimaniamo umani, continuiamo a cantare la speranza di essere «l’apposito sostegno» di qualcuno, prima o poi.
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