Francis Bacon e la decostruzione del ritratto: le metamorfosi di Isabel Rawsthorne

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Durante la sua carriera, Francis Bacon (1909-1992) ha realizzato numerosi ritratti con l’obiettivo di celebrare le persone a lui care. Da piccoli studi di teste, come Study for Head of Isabel Rawsthorne e Study for Head of George Dyer del 1967, è passato successivamente alla forma del trittico, spaziando fra realismo, impressionismo, figurazione e astrazione.

Tuttavia, il realismo di Bacon si manifesta in modo del tutto insolito: l’artista si è sempre occupato di quello che definiva “scempio”. Nei suoi dipinti, infatti, la somiglianza con il soggetto rappresentato è abbastanza vaga ma al contempo fedele. Sono piuttosto dei veri e propri esercizi psicologici, capaci di spingersi ben oltre la semplice raffigurazione umana.

L’esperienza della presenza 

Michel Leiris, antropologo, scrittore e poeta, è stato uno dei più cari amici di Bacon. Il suo pensiero influenzò fortemente quello del pittore che, come avvenne per altri intimi, lo ritrasse più volte. Particolarmente significativo è il saggio di Leiris Francis Bacon: Face et profil, pubblicato nel 1983, in cui l’autore pone l’accento proprio sulla presenza dell’artista nell’opera e sul conseguente coinvolgimento dello spettatore.

Nel momento in cui il soggetto viene presentato attraverso una profonda reinterpretazione, chi osserva, si trova davanti a un’immagine che sfugge alla neutralità tipica del ritratto tradizionale. Nei dipinti di Bacon l’artista risulta così molto più presente di quanto ci si aspetti: nella rappresentazione degli altri si cela anche una rappresentazione di sé.

Isabel Rawsthorne: artista, musa e intellettuale

Isabel Rawsthorne nasce a Londra il 10 luglio 1912. Pittrice, scenografa e costumista, al giorno d’oggi il suo nome è purtroppo quasi dimenticato. Nata Isabel Nicholas, si sposò tre volte cambiando cognome in Delmer, Lambert e infine Rawsthorne uno dei motivi per cui, secondo la sua biografa Carol Jacobi, è oggi poco conosciuta.

Ammessa alla Royal Academy di Londra, che frequentò solo per pochi mesi a causa di difficoltà economiche, divenne assistente nello studio dello scultore Jacob Epstein. Fu così che entrò in contatto con figure come Alberto Giacometti, Francis Bacon, André Derain, Balthus e Pablo Picasso, diventandone la musa. Negli anni Trenta si trasferì a Parigi, immergendosi totalmente nella vita bohémienne e nelle avanguardie artistiche.

Negli anni Quaranta la sua vita bohémienne si alternò ai momenti difficili della guerra e ai continui spostamenti tra Londra e Parigi, un periodo in cui la sua produzione risentì del clima storico. Nel dopoguerra il suo nome venne legato a istituzioni quali il Covent Garden e il Royal Ballet e nel 1951 firmò le scenografie e i costumi per il balletto Tiresias (su musica del marito Constant Lambert), opera che suscitò grande scandalo per via dei costumi in garza trasparente. Negli anni successivi proseguì la sua attività teatrale e pittorica, come testimoniano le sue mostre alla Hanover Gallery. Isabel Rawsthorne morì nell’Essex nel 1992, lasciando un’eredità artistica complessa che solo di recente la critica sta riscoprendo.

Rawsthorne e Bacon entrarono in contatto nel 1946 tramite un amico comune, il fotografo Peter Rose Pulham. Il magnetismo di Isabel affascinò subito Bacon, così come il suo ruolo di modella e musa nell’ambiente parigino, rafforzando i legami del pittore con la capitale francese. Negli anni Sessanta la pittura di Francis Bacon abbandonò i temi mitologici e storici per concentrarsi sui ritratti degli amici più stretti: tra i protagonisti celebri, oltre a Rawsthorne, figurano personaggi come Lucian Freud, George Dyer e Henrietta Moraes. Tuttavia, l’artista sembra essersi identificato in modo speciale proprio con Isabel, che dipinse con frequenza quasi ossessiva sia in ritratti a figura intera sia in piccole teste. I dipinti a lei dedicati testimoniano il virtuosismo di Bacon nel manipolare la carne attraverso la pittura a olio, con una particolare attenzione al volto, attraverso pennellate espressive capaci di mettere a nudo l’interiorità del soggetto.

Per quanto riguarda i trittici, Francis Bacon ne produsse in tutto cinque dedicati a Isabel, tre dei quali nel 1965, anno in cui i due trascorsero molto tempo insieme. Questo formato presenta tre diverse prospettive della donna: al centro il ritratto frontale, a sinistra la testa rivolta verso l’interno e a destra la veduta di profilo.

Three Studies for a Portrait of Isabel Rawsthorne (1965)

Opere di questo tipo sono testimonianza di un artista all’apice della propria maturità tecnica e visiva, capace di catturare l’essenza di una persona attraverso un uso consapevole del colore. Inoltre, le fotografie scattate da John Deakin mostrano come Francis Bacon manipolasse, strappasse e piegasse gli scatti della modella per trasporre quelle stesse distorsioni sulla tela.

Negli anni Sessanta il trittico di teste su piccola scala diventò un formato particolarmente amato dall’artista. L’estensione orizzontale del trittico rimanda inoltre al linguaggio cinematografico: è chiaro dunque l’intento di avvolgere lo spettatore con l’impatto visivo simile a quello di uno schermo panoramico.

Altro dipinto divenuto celebre, oggi conservato alla Neue Nationalgalerie di Berlino, è sicuramente Portrait of Isabel Rawsthorne Standing in a Street in Soho (1967), un ritratto a figura intera che mostra una Rawsthorne risoluta mentre scruta il quartiere londinese.

I ritratti a figura intera degli amici più cari incarnano l’idea baconiana della vera amicizia, da lui descritta come «due persone che si fanno a pezzi a vicenda». In questo processo le figure subiscono scomposizioni, torsioni e violenti maltrattamenti, ma nonostante questo, sopravvivono: è questo l’atto d’amicizia che Bacon compie sulla tela, uno sviscerarsi reciproco fino ad approdare a una verità irriducibile, ossia a ciò che resiste alla deformazione.

Dorasia Ippolito

Classe 2002, sono pugliese ma vivo a Venezia. Presso l’Accademia di Belle Arti ho conseguito la laurea triennale in Scenografia. Ora studio Storia dell’Arte, sempre immersa nella meravigliosa atmosfera veneziana.

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