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Anche Huawei sfida Netflix: il futuro è in streaming

Quando anche Huawei sfida Netflix

Huawei, azienda cinese famosa nel vecchio continente per la crescente fama dei suoi performanti smartphone, sembra aver captato la direzione del vento e così dato forma al suo embrionale servizio di streaming ad abbonamento: Huawei video.

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Streaming: un impero in continua espansione

La nuova piattaforma, che per ora non ospita alcun esclusiva, ma che di certo non si farà attendere nella produzione di prodotti originali, si aggiunge così a tutti qui servizi d’intrattenimento ideati da colossi della tecnologia.

Non stiamo infatti parlando di realtà cinematografiche che spostano le proprie produzioni nel variegato universo dello streaming, si veda a tal proposito l’arrivo del servizio targato Disney ed il più recente firmato DCuniverse, bensì di aziende esterne al mondo della settima arte che decidono di prendersene una fetta. Tra cui ricordiamo Amazon, i cui spettatori hanno superato quelli di Netflix nel Regno Unito, ed Apple, la cui entrata in gioco potrebbe far tremare il ruolo di leader di altri servizi più navigati.

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Stanchi della solita TV

La ragione di quest’improvvisa attenzione al mondo delle produzioni audiovisive in streaming ci viene fornita da alcuni interessanti dati sulle scelte degli spettatori. Nel 2018 infatti nel Regno Unito il numero di abbonati ai servizi di streaming ha superato quelli sottoscritti alle tradizionali pay-tv, sottolineando un trend che si realizza in America in 2,1 miliardi di dollari spesi mensilmente dalle famiglie in servizi come Netflix.

Il mutamento della clientela, non più interessata a produzioni statiche e prive di personalità quali quelle di molta della televisione, e la crescente domanda di contenuti originali, porta così le principali aziende tecnologiche ad interessarsi di un metodo di fruizione per alcuni versi ancora molto oscuro.

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Fonte: Statista.com

Per quanto le ragioni si spieghino dunque in ambito economico, il risultato, di cui già stiamo felicemente godendo, si realizza in campo esclusivamente artistico.

La duplice realtà cinematografica, industriale e artistica, vecchia quanto il medium stesso, non deve dunque spaventare, anzi. Il cinema appare infatti tutt’altro che morto, bensì mutato e frammentato in realtà scisse dalla canonica sala permessa dai pochi noti produttori.

Un cinema prêt-à-porter

Esattamente come recentemente diagnosticato dal regista padre del body horror, David Cronenberg, possiamo notare l’immane crescita di possibilità di scelta per lo spettatore, dimostrando come ciò che sta cambiando è soprattutto il pubblico.

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L’errore spesso perpetrato in ambito europeo è quello di tentare di comprendere l’andamento della passione per il cinema in base al numero di biglietti staccati in sala, indignandosi di fronte al risultato ed ignorando però totalmente che se le principali aziende tecnologiche continuano ad investire in queste realtà è perché esiste una domanda senza precedenti e, soprattutto, un interesse quanto mai crescente per l’audiovisivo.

Gli spettatori non sono scomparsi, si sono moltiplicati e diversificati. Ognuno di loro vive il cinema dal proprio schermo, dai propri schermi. Un bene? Un male? Non ci sono termini di paragone con cui capire ciò che sta accadendo, se non l’avvento della televisione.

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Uno sguardo oltre il trash

Una ed una sola cosa è però allora possibile: pretendere. La televisione è passata ad essere l’ultimo dei canali di visione anche a causa dei suoi passati spettatori; abbiamo smesso di chiedere di più, ci bastava forse che fosse grande e colorata.

Dal 2010, la visualizzazione sulla TV tradizionale è diminuita di oltre un quarto tra i 16-24 anni, e del 19% per quelli tra i 25 e i 34 anni (dati Ofcom), in un graduale, seppur in accelerazione, allontanamento definito dalla bassa qualità sino ad un certo momento però accettata.

Abbiamo dimenticato, normalizzando un trash tutt’ora di moda in Italia, vedasi Temptation Island capace di portare canale 5 al 20% di share. Un trash che poi abbiamo deciso di accettare anche al cinema.

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È il caso di scegliere bene

L’avvento però di nuovi e variegati canali di fruizione, pronti a tendere un occhio più attento alle esigenze della modernità, sono quanto mai una seconda grande rivoluzione. Una possibilità da accogliere imparando a chiedere di più, capendo che se abbiamo così tanta scelta è allora il caso di scegliere bene.

Un prodotto non vale l’altro, e ciò che scegliamo di vedere cambia le sorti di tutta la piattaforma. È pieno di Breaking Bad e True Detective là fuori, ma qualcuno deve vederli.

Il pianto postumo per la recente cancellazione di Sense8, serie diretta dalle sorelle Wachowski, è infatti fuori luogo e poco sensato dal momento che gran parte del pubblico indignato ne aveva usufruito su canali illegali impedendo la creazione di un bacino sufficientemente «forte da supportare l’economia di qualcosa di così grande»

Anche il nostro è un investimento

Non è un discorso di arte, sogni e bellezza. È un discorso di economia. Ci sono soldi investiti in una o in un’altra direzione, e il moltiplicarsi di piattaforme totalmente in mano al cliente permettono a questo di controllare, più di quanto si possa credere, quella direzione.

Ogni sera spesa sul nulla qualitativo è quindi un passo verso un secondo grande baratro, in cui le piattaforme si moltiplicheranno, i prodotti scadenti con loro ed il cinema faticherà a respirare. 

Dopo tutto anche il nostro è un investimento, soprattutto quando si parla di serie tv. Sono ore e ore della nostra vita, e soldi su soldi in abbonamenti.

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Dunque benvenuti nell’era dell’abbondanza, dove ogni pezzo di vetro può essere cinema, dove ogni sera è una scelta sul futuro di quest’arte. Nulla di ansioso, dai.

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Alessandro Cavaggioni

Appassionato di storie e parole. Amo il Cinema, da solo e in compagnia, amo il silenzio dopo una proiezione e la confusione di parole che esplode da lì a poche ore. Un paio d'anni fa ho plasmato un altro me, "Il Paroliere matto". Una realtà di Caos in cui mi tuffo ogni qual volta io voglia esprimere qualcosa, sempre con più domande che risposte. Uno pseudonimo divenuto anche canale YouTube e pagina instagram.