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Anna Comnena: chi era la principessa storiografa?

Tra la schiera di uomini intellettuali dell'Impero Bizantino, ci sorprende vedere anche una donna: la principessa e storica Anna Comnena, che attraverso l'Alessiade ci racconta la sua vita.

11 minuti di lettura

Ci sono imperi di cui non ci sono rimaste che confuse tracce archeologiche, o al più, le parole sprezzanti dei loro nemici. Altri, per la delizia degli studiosi, hanno fatto della storiografia un vero e proprio genere letterario, anche grazie alla loro lunga permanenza sulla linea del tempo. È il caso dei Bizantini – o meglio Romaioi, “Romani”, come non smisero mai di definirsi in quanto legittimi prosecutori della stirpe di Romolo dopo la frammentazione della parte occidentale dell’Impero. La seppur piccola parte di produzione storiografica dell’Impero d’Oriente sopravvissuta fino a noi, riesce da sola a coprire una buona parte della sua più che millenaria storia (dal III secolo dopo Cristo alla conquista ottomana di Costantinopoli nel 1453). Si tratta inevitabilmente di lavori di parte nella grande maggioranza dei casi, scritta da intellettuali per intellettuali, o inserita in una grande macchina di propaganda laica o religiosa. Ma scorrendo i nomi degli storiografi bizantini, tra la consueta schiera di uomini colpisce vedere anche una donna. Una donna di sangue nobile. Il 2 dicembre 1083 nasceva Anna Comnena, storica e principessa bizantina, e non c’è ritratto più efficace di quello che tratteggia lei stessa nel prologo dell’opera che l’ha resa così eccezionale, l’Alessiade (Alexiada): «figlia degli imperanti Alessio ed Irene, nata e cresciuta nel porpora, non ignara di lettere, e pervenuta con intenso studio ad impossessarmi della greca favella […] e non priva di alcuna delle quattro discipline onde sogliono elegantemente ornarsi le menti degli addottrinati». (traduzione dalla prima edizione italiana, 1846, testo completo disponibile qui)

Anna Comnena
L’Alessiade di Anna Comnena

Analizziamo queste preziose parole. Anna era anzitutto una principessa nata e cresciuta nel porpora: significa che, come tutti gli altri personaggi passati alla storia con la titolatura di “porfirogenito/a”, era nata nella sala ricoperta di porfido rosso del palazzo imperiale di Costantinopoli dal ventre della basilissa, l’imperatrice. Implicava dunque essere legittimamente erede al trono e non un usurpatore. In questo caso i genitori erano Alessio I Comneno e Irene Doukas (Doukaina), appartenenti a due dinastie alleatesi dopo una secolare rivalità per consolidare la propria influenza all’interno dell’Impero. Nel mondo bizantino le grandi famiglie ricoprivano un ruolo centrale nei conflitti attorno al trono e furono protagoniste insieme all’esercito di pressoché tutti gli stravolgimenti politici: secondo molti bizantinisti, va ricercata proprio nell’impossibilità di raggiungere un equilibrio stabile tra le dinastie la chiave dell’inesorabile sgretolamento dell’Impero dall’XI secolo in avanti. Anna, primogenita ed erede al trono di un Comneno imperatore e della basilissa, aveva incarnato una speranza di stabilità.

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Ancora più importante, Anna Comnena si presenta orgogliosamente istruita sulla storia, la geografia e la filosofia, oltre naturalmente che nelle discipline tradizionalmente riunite nel trivio (dialettica, retorica, grammatica); meno frequenti erano le donne che avevano l’opportunità di formarsi anche nelle quattro discipline a cui si riferisce, ossia il quadrivio classico (aritmetica, geometria, musica, astronomia). Non era così raro che le donne della corte imperiale e dei ceti superiori raggiungessero un livello di istruzione elevato, ma nella storica traspare un vero e proprio amore per il sapere di cui lei stessa era consapevole. Fu questo il principale fattore che la spinse a completare l’Alessiade nel 1148, una biografia del padre Alessio, collocata tra tutti gli eventi occorsi durante il suo impero. L’opera è celebrativa, ed è stata da molti evidenziata la mancanza di dettagli che avrebbero impattato negativamente sulla memoria dell’imperatore morto da trent’anni; rappresenta tuttavia una fonte di prima mano tuttora fondamentale, in quanto realizzata da una persona che aveva una conoscenza diretta degli ambienti e delle persone di cui parlava, che l’avevano preceduta solo di una o due generazioni, e da questo consegue una certa affidabilità cronologica. Affascina la presenza dei crociati, da lei chiamati “barbari franchi”, che proprio durante la sua giovinezza si erano riaffacciati sulle sponde orientali del Mediterraneo per la prima volta (1096-1099) ed erano arrivati ai ferri corti con Alessio I, che dovette addirittura respingerli da sotto le mura di Costantinopoli.

Ma vedere Anna solo come una candida intellettuale sarebbe un errore. Era una donna di palazzo e, come tutte le persone vicine al potere in quel contesto delicatissimo, fu solo grazie alle sue capacità personali che poté permettersi di morire di vecchiaia. La corte bizantina non si discostava di molto da quelle orientali vive nella fantasia degli Europei: da esse veniva dopotutto gran parte della sua eredità culturale. Avvelenamenti, congiure, doppiogiochisti, colpivano indistintamente anche all’interno della stessa famiglia rimescolando le carte in tavola di decennio in decennio. Nel 1097 Anna aveva sposato Niceforo Briennio, abile generale che con lei condivideva la vocazione storiografica: fu infatti autore de Materiali per una storia, un elogio della dinastia Comnena operato tramite la narrazione degli eventi che avevano portato il suocero sul trono. Quando Alessio I ufficializzò come suo erede il fratello minore di Anna, Giovanni (poi II Comneno), lei ne fu molto delusa, per la poca stima che nutriva nei suoi confronti – idea condivisa dalla madre – e per la consapevolezza che lei stessa sarebbe stata adatta all’incarico per il quale era stata preparata fino alla nascita del fratello. In modo più manifesto, Anna e Irene vedevano in Niceforo Briennio un candidato molto più adatto di Giovanni: era colto, nelle grazie di Alessio, e aveva già dato prova delle sue capacità militari e diplomatiche nel confronto con i crociati. D’altra parte, nominare un erede diverso dal figlio avrebbe significato per Alessio interrompere la linea di successione dei Comneni sul trono, un’idea che quasi ogni imperatore o imperatrice avrebbe trovato troppo ingombrante da concretizzare.

Quando nel 1118 Giovanni divenne imperatore, Anna e la madre cominciarono a cospirare attivamente per deporlo. E il supporto dell’esercito a Niceforo Briennio avrebbe garantito serie possibilità di successo e quindi permettere a lui o alla moglie di ascendere trono, se la sua fedeltà alle istituzioni imperiali non l’avessero fatto schierare dalla parte di Giovanni, del quale sarebbe stato poi servitore fino alla morte. La congiura fu scoperta e le proprietà di Anna confiscate, mentre i suoi titoli e diritti alla successione vennero revocati; la condanna a morte per tradimento fu commutata in un lieve allontanamento dalla corte. Fu a questo punto che Anna Comnena cominciò a dedicarsi quasi a tempo pieno alla cultura, affiancando anche il marito. Dopo la morte di Niceforo, nel 1137, Anna si rifugiò sempre di più nella quieta solitudine del monastero in cui sarebbe morta a metà del secolo, più devota alla grandezza dell’Impero che alla religione, scrivendo la sua Alessiade mentre il fratello si dimostrava in effetti un bravo regnante.

Ai primi del Novecento il grande poeta greco Constantinos Kavafis, in una delle sue poesie-ritratto dei personaggi più rilevanti del mondo bizantino, parlò così di Anna Comnena:

[…]  pare che un solo
acerbo dolore conobbe questa donna avida,
una sola pena profonda ebbe (benché
ce lo nasconda) questa greca superba,
di non aver saputo, lei così capace,
mettere le mani sulla corona – che le soffiò,
per così dire, quell’insolente di Giovanni.
(da C. Kavafis, Settantacinque poesie, Einaudi, 1992, a cura di N. Risi e M. Dalmati)

Kavafis è lapidario come in tutti i suoi capolavori di umile introversione. Quella della poesia è l’Anna intrigante e orientaleggiante, assetata di potere, l’unica forma di fascino che ha potuto proteggerla durante secoli di narrazioni storiche incentrate sulla virilità manifesta del maschio e sulla misteriosa doppia natura femminile. Ma è evidente che sotto a questo strato ci siano esseri umani che hanno il diritto di essere studiati con l’obiettività di una nuova narrativa storica che vada oltre i pregiudizi più o meno inconsci che ci trasciniamo dietro; con quanta più sensibilità la nuova generazione di storici riuscirà a scavare sotto a tutto ciò, maggiore sarà il rispetto che tributeremo a uomini e donne del nostro passato.

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Daniele Rizzi

Nato nel '96, bisognoso di sole, montagne, musei e drink dai nomi bizzarri. Specializzato in storia economica, sociale e culturale del Medioevo, interessato a un po' troppe cose. Credo nel ruolo sociale dell'umanesimo e mi turba chi si prende sempre sul serio. Mi fermo sempre ad accarezzare i gatti per strada.

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