Arte attiva: quando gli Yes Men mandarono in crisi la Dow Chemical

Un inganno in mondovisione, un colosso chimico in crisi, una ferita riaperta: cosa succede quando l'arte diventa attivismo?
Start

Dalla fine degli anni Sessanta del secolo scorso, il confine tra arte e attivismo politico è diventato molto sottile, se non inesistente. All’interno di questa indeterminatezza agisce un gruppo di artisti-attivisti denominato Yes Men. Il collettivo prende di mira istituzioni e aziende su scala mondiale, provocandole e mettendole in difficoltà mediante operazioni disparate. Tramite azioni come la creazione di siti internet fittizi, fino all’infiltrazione sotto falsa identità all’interno dei canali di comunicazione e delle aziende stesse, gli Yes Men cercano di migliorare la realtà da un punto di vista etico.

Leggi anche:
Eugene Berman in una grande retrospettiva al Mart di Rovereto

La nascita degli Yes Men

Il gruppo nasce da un’idea di Andy Bichlbaum e Mike Bonanno, che nella sezione “about” del loro sito raccontano così l’inizio dell’avventura:

Eravamo solo due ragazzi, Andy Bichlbaum e Mike Bonanno, che avevano deciso di divertirsi prendendo in giro il potere costituito. Una cosa tira l’altra e ben presto, grazie a una rete di amici e alleati estremamente capaci, ci siamo ritrovati a infiltrarci in conferenze, organizzare spettacoli fasulli, interrompere eventi, distruggere marchi e denunciare comportamenti scorretti, oltre a mostrare il mondo migliore che avremmo potuto avere.
Sebbene il nostro nome contenga la parola “Men”, questa non descrive chi siamo, ma descrive ciò che facevamo: usare ogni mezzo necessario per entrare nei complessi fortificati del commercio, porre domande e far trapelare le storie delle nostre avventure sotto copertura per fornire al pubblico uno sguardo dietro le quinte del mondo degli affari.

Dal disastro di Bhopal al sito della Dow Chemical

Dal 1996, il collettivo ha portato avanti azioni contro alcune delle più grandi aziende globali, come McDonald, Starbucks, Adidas, Shell. Ma l’operazione forse più eclatante degli Yes Men è quella contro la Dow Chemical, impresa multinazionale statunitense, che occupa il secondo posto al mondo per produzione chimica.

Yes Men
Fonte: theyesmen.org

L’azione inizia a prendere forma nel 2002, quando un attivista di Greenpeace si mette in contatto con il gruppo per parlargli della tragedia di Bhopal, in India, risalente al 1984 ma nemmeno lontanamente dimenticato dalla popolazione locale. Nel 2001, infatti, la Dow Chemical aveva acquistato la Union Carbide, responsabile del più grande disastro industriale mai avvenuto sino ad allora, che causò migliaia di morti e centinaia di migliaia di feriti (anche permanenti), ma rifiutava di assumersi la responsabilità o di risarcire i sopravvissuti e le famiglie delle vittime. Conoscendo il lavoro degli Yes Men, l’attivista di Greenpeace pensava che la creazione di un sito web falso potesse collegare inequivocabilmente nell’immaginario collettivo la Dow a ciò che era successo a Bhopal.

Leggi anche:
Il Grande Cretto di Gibellina: la memoria scolpita nel paesaggio

La creazione del sito è stata innanzitutto funzionale alla diffusione di un comunicato stampa nel quale, in maniera evidentemente un po’ troppo onesta, la “Dow” comunicava che, poiché gli abitanti di Bhopal erano troppo poveri per potersi permettere supporto legale, l’azienda non si sarebbe preoccupata delle loro richieste. Ma nulla di concreto avvenne.

Un errore che vale mille battaglie

Due anni più tardi, nel novembre 2004, il falso sito web dedicato alla Dow Chemical induce un membro dello staff della BBC World Television a inviare una e-mail per chiedere la partecipazione di un rappresentante di quella che pensava essere l’azienda chimica a una discussione riguardo la tragedia di Bhopal del 1984. L’incontro sarebbe andato in onda il 3 dicembre, a vent’anni esatti dal disastro. Con un seguito di oltre 350 milioni di spettatori, la BBC stava offrendo (inconsciamente) al collettivo l’opportunità di realizzare il proprio più grande successo. I giorni prima della messa in onda sono frenetici e vedono gli Yes Men in contatto diretto con i responsabili della campagna di Greenpeace a Bhopal per decidere come agire nei cinque minuti cruciali durante i quali saranno in mondovisione.

Fonte: theyesmen.org

Il 3 dicembre, alle 9 di mattina, Andy Bichlbaum si presenta negli studi parigini della BBC come Jude Finisterra. Quando la telecamera si accende, Andy-Jude annuncia una nuova direzione radicale per la Dow, che si assumerà piena responsabilità del disastro, e traccia un percorso etico chiaro che l’azienda seguirà per risarcire le vittime e bonificare il sito dello stabilimento. Il piano prevede un investimento di 12 miliardi di dollari, non a caso la cifra che la vera Dow Chemical aveva speso per l’acquisto della Union Carbide.

La risposta della Dow Chemical e l’attenzione mediatica

La smentita della Dow Chemical arriva dopo due ore, permettendo involontariamente alla falsa intervista di essere trasmessa più volte e ricondivisa su tutti i principali media mondiali. Il crollo in borsa dell’azienda è inevitabile, così come il ritorno dell’attenzione sulla questione. Il comunicato in cui l’azienda chimica annuncia, in maniera molto concisa, che non farà tutto ciò che è stato dichiarato, rimane la principale notizia per tutto il resto della giornata. Ma il misero paragrafo di negazione della Dow non soddisfa gli attivisti, che decidono quindi di scrivere una ritrattazione più formale e completa, sempre a nome dell’azienda ovviamente:

Dow NON stanzierà ALCUN fondo per risarcire e curare i 120.000 residenti di Bhopal che necessitano di assistenza per tutta la vita… Dow NON bonificherà il sito dello stabilimento di Bhopal… L’unica e sola responsabilità di Dow è nei confronti dei suoi azionisti, e Dow NON PUÒ fare nulla che vada contro i suoi profitti a meno che non sia costretta dalla legge.

Yes Men
Fonte: theyesmen.org

La BBC ritira la notizia, ma chiede a Jude Finisterra e ai suoi colleghi del collettivo di tornare in studio per parlare, questa volta a nome degli Yes Men, di quello che era successo. In generale, l’azione ebbe enorme risonanza sulla stampa mondiale, in particolare statunitense, permettendo a una tragedia accaduta vent’anni prima in un paese poverissimo dall’altra parte del mondo di tornare alla luce. Se quest’opera-azione non ha portato a una vera e propria giustizia, sicuramente ha comunque creato un cambiamento necessario.

Non abbiamo grandi editori alle spalle. Gli unici nostri padroni sono i lettori. Sostieni la cultura giovane, libera e indipendente: iscriviti al FR Club!

Segui Frammenti Rivista anche su Facebook e Instagram, e iscriviti alla nostra newsletter!

Rebecca Sivieri

Classe 1999. Nata e cresciuta nella mia amata Cremona, partita poi alla volta di Venezia per la laurea triennale in Arti Visive e Multimediali. Dato che soffro il mal di mare, per la Magistrale in Arte ho optato per Trento. Scrivere non è forse il mio mestiere, ma mi piace parlare agli altri di ciò che amo.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Leggi anche

Iperrealismo Ron Mueck

La cruda realtà dell’Iperrealismo: il caso Ron Mueck

In America, intorno alla metà degli anni Sessanta del Novecento,…
il gatto nell'arte occidentale

Il gatto e lo sguardo occidentale: metamorfosi iconografiche di un animale ambiguo

Nel vasto repertorio della rappresentazione animale nella storia dell’arte occidentale,…