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Barocco a Roma: viaggio nell’arte del Seicento da Carracci a Reni

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10 minuti di lettura

02 - Guido Reni, Atalanta e Ippomene, 1615-18 ca., Napoli, Museo di CapodimonteRoma 1600: è un anno particolare, è un anno santo. Clemente VIII Aldobrandini siede sulla Cattedra di Pietro e si prepara a dar inizio ad un Giubileo straordinario, all’insegna di pace, prosperità e concordia. Nella Città Eterna giungono artisti, scultori e pittori di ogni parte d’Italia e d’Europa per dar vita a opere di grandiosa bellezza, stimolati ancora una volta da una politica culturale ad alto tasso di mecenatismo di pontefici e cardinali.

La statua di Santa Cecilia martire di Maderno, i poderosi dipinti di Annibale Carracci, le geniali pennellate del Cavalier d’Arpino si pongono al servizio della Controriforma e regalano allo stesso tempo capolavori di rara potenza visiva. È in questo clima che maturano e affondano le radici del linguaggio barocco, quel dirompente movimento artistico capace di innalzare la Capitale a modello universale di bellezza artistica.

La mostra “Barocco a Roma”, inaugurata lo scorso 1 aprile, promossa dalla Fondazione Roma e allestita presso l’incantevole spazio espositivo di Palazzo Cipolla, si pone ora lo scopo di illustrare, attraverso i massimi esempi di scultura, pittura e urbanistica, quell’immenso e variegato percorso che ha permesso agli artisti del tempo di impreziosire ancora, e in maniera sempre più ricercata, la Roma papalina.

Attraverso un’esaustiva panoramica sulla cultura artistica promossa da Urbano VIII Barberini, Innocenzo X Pamphilj e Alessandro Chigi, l’esposizione curata da Marco Bussagli e Maria Grazia Bernardini ha la capacità di trasportare l’osservatore nella Roma del Seicento, una città ancora dominata dalle influenze caravaggesce e dalla pericolosa ma affascinante rivalità tra il Merisi e Giovanni Baglione.

10 - Pietro da Cortona, Anania guarisce san Paolo dalla cecità, 1631, Roma, Chiesa dei CappucciniLa volontà di stupire, propria del Barocco, trova nella cornice dell’antico palazzo di Via del Corso la sua perfetta espressione, ponendo l’accento su argomenti mistici ma anche profani, tutti ugualmente segnati da quel sentimento di meraviglia che ha come fine ultimo la conoscenza dell’uomo e del divino.

Le architetture, i dipinti, le statue presentate in mostra rivelano per tappe il processo creativo dell’artista che le ha date alla luce, svelandone l’idea progettuale, il corso d’opera e il perfetto compimento, andando anche oltre il perimetro della mostra. È questa la particolarità del progetto della Fondazione, l’aprire al pubblico, attraverso una serie di eventi satelliti, i maggiori siti barocchi della città, da Sant’Ivo alla Sapienza all’Oratorio de Filippini di Borromini, dalla Galleria Doria Pamphilj a Palazzo Barberini, per svelare, nella sua completezza, un secolo di grandi invenzioni e di intensa produzione artistica.

L’esposizione a Palazzo Cipolla è però il fulcro di questo progetto culturale nonché il suo ideale compimento; risponde ad una volontà di comprensione e di coinvolgimento emotivo, stimolando incredibilmente il desiderio di sapere, in un’epoca in cui la curiosità sembra essere una qualità assente ai più.
Presentando al pubblico quasi 200 opere, la mostra dedica uno spazio vastissimo allo sviluppo della pittura, soffermandosi su un incredibile gruppo di artisti che, coniugando la lezione caravaggesca con quella del Carracci, diedero vita a quel linguaggio particolare tipico dello stile barocco; si parte dal classicismo di Annibale Carracci per giungere alle prospettive esasperate del Baciccio coprendo un arco di tempo che va dal 1600 al 1680, data di morte del Bernini.

03 - Guercino, Santa Maria Maddalena Penitente, 1622, Città del Vaticano, Musei VaticaniIl percorso espositivo si snoda lungo quattro sezioni di cui la prima, Le radici del Barocco, illustra le caratteristiche, le componenti e le premesse del movimento, offrendo all’occhio del visitatore la maestosità del primo Bernini con Autunno, la delicatezza di Guido Reni (artista prediletto del cardial nipote Scipione Borghese) in Atalanta e Ippomene e la straordinaria pastosità del colore in Peter Paul Rubens.
Di struggente bellezza è la Maddalena Penitente con due angeli del Guercino, simbolo (insieme a San Pietro) della lotta della Chiesa romana contro “l’eresia protestante”, rea di non riconoscere la sacralità della confessione e della penitenza. Piangente e con mani giunte in segno di contrizione, la giovane donna rimette i suoi peccati scegliendo di non ripeterli più, mentre un angelo femmineo indica la luce, simbolo della grazia divina che tutto perdona e ognuno salva.
In questa sezione l’arte segue i principi fondamentali di docere, delectare e movere, elementi base del barocco che si sviluppano tanto in funzione tanto di soggetti religiosi, quanto profani.

È infatti con incredibile naturalezza che si passa dalla rappresentazione della guarigione di San Paolo dalla cecità di Pietro da Cortona al Tacredi curato da Erminia dopo il combattimento con Argante del Mola, in un continuo rimando tra religiosità tradizionale e laicità intrisa di sacro.
La seconda sezione è invece dedicata al rapporto tra Urbano VIII e l’estetica barocca, con la grandiosa impresa di Palazzo Barberini (di cui sono riportate piante, schizzi e bozzetti) e la presenza di artisti stranieri come Poussin, Vouvet e Van Dyck che, attirati dalla politica culturale del Papa, vanno ridefinendo le caratteristiche del movimento artistico, producendo capolavori di assoluto sapore barocco come il Ritratto di Virginio Cesarini e il Tempo vinto dalla Speranza e dalla Bellezza.

12 - Giacinto Gimignani, Ritrovamento di Mosé, Roma, Collezione PrivataCon i pontificati di Innocenzo X e Alessandro VII, l’ultimo grande pontefice mecenate, si va enfatizzando il senso di meraviglia, la teatralità e la scenografia urbana come dimostrano i disegni, gli studi preparatori e i progetti per la realizzazione del Tridente viario di Piazza del Popolo, della Fontana dei Quattro Fiumi del Bernini e della Cappella dei Re Magi presso il Collegio di Propaganda Fide. La terza sezione è infatti dedicata a questo, all’imponente scenografia urbana che fa di Roma la capitale del Barocco, modello inarrivabile per tutta l’Europa.

La poetica barocca però è anche altro, è paesaggio inteso come grande spettacolo della natura in cui l’uomo non può che ricoprire un ruolo secondario, spettatore attonito dinnanzi alla maestosa magnificenza di una natura incontaminata e rigogliosa. Il tema del paesaggio attraversa la quarta sezione ma si pone in realtà come assoluto fil rouge di tutta l’esposizione, mostrandosi delicatamente nei dipinti del Romanelli, nelle pennellate luminose del Gimignani e nell’ebbrezza del Trionfo di Bacco di Pietro da Cortona.

È però l’applicazione degli assunti estetici dello stile seicentesco alla quotidianità (seppure di una classe agiata) a stupire il visitatore, mostrando con incredibile forza la contaminazione artistica presente nel cosiddetto “Barocco da casa”; specchi, orologi, meridiane e capolavori d’arredo sono disseminati lungo l’intero percorso espositivo, offrendo all’occhio la sinuosità delle forme dell’Arpa Barberini, la lucentezza d’ebano dell’orologio notturno di Tommaso Campani e le gemme incastonate nelle cornici delle specchiere della famiglia Chigi.
Come un sole che irradia i suoi raggi, il Barocco ha saputo illuminare la Capitale di una bellezza senza tempo, donando all’arte, alla scultura e all’urbanistica un nuovo assetto in cui il bello si fa ancor oggi meraviglia.

E non è neanche un caso che il presidente della Fondazione Roma, Emmanuele Francesco Maria Emanuele, abbia scelto come immagine simbolo della rassegna l’allegoria della Speranza di Simon Vouvet; il movimento artistico che seppere ridare a Roma dignità e bellezza, passione e speranza per il futuro è ora chiamato a mostrarsi di nuovo, coinvolgendo emotivamente e sensorialmente un pubblico sempre più, drammaticamente distaccato dalle manifestazioni del bello.
Un compito impegnativo ed importante ma non per questo impossibile, in un percorso in cui il pathos, il movimento, la scenografia mirano a realizzare insiemi ad altissimo impatto emozionale.

Barocco a Roma, La meraviglia delle arti
Dal 1 aprile al 26 luglio 2015
A cura di Maria Grazia Bernardini e Marco Bussagli
Fondazione Roma, Palazzo Cipolla – Via del Corso, 320

05 - Vouet, Il Tempo vinto dalla Speranza e dalla Bellezza, 1627, Madrid, Museo del Prado

Ginevra Amadio

Ginevra Amadio nasce nel 1992 a Roma, dove vive e lavora. Si è laureata in Filologia Moderna presso l’Università di Roma La Sapienza con una tesi sul rapporto tra letteratura, movimenti sociali e violenza politica degli anni Settanta. È giornalista pubblicista e collabora con riviste culturali occupandosi prevalentemente di cinema, letteratura e rapporto tra le arti. Ha pubblicato tra gli altri per Treccani.it – Lingua Italiana, Frammenti Rivista, Oblio – Osservatorio Bibliografico della Letteratura Otto-novecentesca (di cui è anche membro di redazione), la rivista del Premio Giovanni Comisso, Cultura&dintorni. Lavora come Ufficio stampa e media. Nel luglio 2021 ha fatto parte della giuria di Cinelido – Festival del cinema italiano dedicato al cortometraggio. Un suo racconto è stato pubblicato in “Costola sarà lei!”, antologia edita da Il Poligrafo (2021).

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