Cinema e letteratura: una grande storia d’amore

Cinema e letteratura formano spesso un binomio inscindibile: a volte da un libro di successo viene tratto un film, altre è la vita di uno scrittore a meritare una trasposizione cinematografica.

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Questo articolo nasce da una bella collaborazione tra le redazioni di Frammenti e di NPC: preparatevi a un viaggio tra i nostri film preferiti… a carattere letterario. Speriamo di offrirvi qualche bello spunto in questi giorni di quarantena!

«Martin Eden»

Anno: 2019
Durata: 129 minuti
Regia: Pietro Marcello

Famelico e belluino, Martin Eden (Luca Marinelli) è un marinaio di Napoli irrimediabilmente attratto dalla bella Elena (Jessica Cressy), figlia della borghesia del tempo. Per meritare il suo amore, il giovane consuma voracemente testi scientifici e letterari e scopre un talento inatteso, tanto forte e profondo da diventare un’urgenza: la scrittura, che scandisce i suoi giorni e si tramuta nell’unico strumento d’azione per ottenere il riscatto. Il ritardo nell’exploit e i mancati introiti impongono tuttavia a Elena la scelta dell’abbandono. Senza una posizione Martin è indegno, naturalmente dis-adatto a un destino che non è il suo.

Cinema e letteratura
Luca Marinelli in una scena del film. Da: gqitalia.it

Liberamente ispirato al romanzo di Jack London, Martin Eden di Pietro Marcello consacra un Luca Marinelli di straordinaria potenza, insignito della Coppa Volpi. La forza con cui egli anima e abita il personaggio ne fa un interprete unico. Non era semplice tradurre sullo schermo il volume di London, l’ingenua e potente utopia socialista, il carattere teneramente coriaceo di un protagonista che assomma in sé le inevitabili smarginature dell’individuo. Nella trasposizione di Marcello, tuttavia, si ritrova tutto, con la piacevole sorpresa di non avvertire alcuna dissonanza rispetto all’ambientazione napoletana, perfetto palcoscenico di un’opera più teatrale che cinematografica.

Consigliato da Ginevra Amadio


«La scelta di Sophie»

Anno: 1982
Durata: 150 minuti
Regia: Alan J. Pakula

Scritto da William Styron, La scelta di Sophie è un romanzo denso e toccante che racconta la storia di una donna polacca (Meryl Streep) che cerca di trovare il suo posto nella vita e nel mondo dopo la sua prigionia ad Auschwitz e dopo una terribile scelta che fu costretta a fare nel campo di prigionia. Insieme a lei conosciamo Nathan (Kevin Kline), amante focoso e instabile, e lo scrittore Stingo (Peter MacNicol), che si troverà invischiato nella strana relazione tra i due.

Meryl Streep in una scena del film. Da: telenord.it

Ad interpretare la bella e tormentata Sophie è una fantastica Meryl Streep, ruolo che le valse l’Oscar come miglior attrice protagonista. Un romanzo e una pellicola che vi strazieranno il cuore, ma che vi rimarranno incastonati per sempre.

Consigliato da Azzurra Bergamo


«Midnight in Paris»

Anno: 2011
Durata: 94 minuti
Regia: Woody Allen

La pellicola del cineasta americano Woody Allen non ha nemmeno dieci anni ma è già un classico della sua filmografia e, in generale, della storia del cinema. Come suggerisce il titolo, il film è ambientato a Parigi. Il protagonista, Gil Pender (Owen Wilson), è uno sceneggiatore statunitense che sogna di fare lo scrittore e rimpiange di non aver potuto vivere i Roaring Twenties nella capitale francese.

Per una strana magia, allo scoccare della mezzanotte si ritrova catapultato proprio negli agognati anni Venti, dove ha la possibilità di conoscere i suoi idoli, letterari e non: Ernest Hemingway, Francis Scott Fitzgerald, Gertrude Stein, ma anche Luís Buñuel, Pablo Picasso, Salvador Dalí. E, soprattutto, si innamora della bella Adriana (Marion Cotillard), che vive negli anni Venti ma a sua volta avrebbe preferito la Belle Époque.

Cinema e letteratura
Marion Cotillard e Owen Wilson in una scena del film. Da: cinemabianchini.it

Consigliamo questo film a tutti gli amanti della letteratura e a chi ha voglia di essere trasportato in una fiaba contemporanea con una fotografia e una colonna sonora meravigliose.

Consigliato da Francesca Cerutti


«The Dead Gente di Dublino»

Anno: 1987
Durata: 83 minuti
Regia: John Huston

Un regista che ha attinto molto alla letteratura nel realizzare i suoi film è stato l’americano John Huston (1906-1987). Il film in questione è The Dead – Gente di Dublino, tratto dall’omonima novella di James Joyce del 1914. Il film è ambientato a Dublino il 6 gennaio del 1904, giorno dell’epifania, un tema ricorrente nei racconti di Joyce. La cena presso la casa delle sorelle Morkan costituisce l’occasione per i protagonisti, Gabriel e Gretta Conroy (interpretati rispettivamente da Donal McCann e da Anjelica Huston, figlia del regista) di riflettere sullo scorrere del tempo, sulla caducità della vita e sulle mancate occasioni.

Una scena del film. Da: wikipedia.org

Questo film, uscito postumo, è considerato il testamento spirituale di John Huston. Un atto d’amore verso Dublino e l’Irlanda, di cui il regista ricevette la cittadinanza, ma anche una riflessione profonda – fatta qualche mese di prima di morire, girando il film su una sedia a rotelle e attaccato a un respiratore – sulla vita passata, sulla nostalgia dei ricordi e sulla morte, che come la neve a Dublino nella scena finale del film avvolge e porta via tutto con sé.

Consigliato da Alberto Paolo Palumbo


«Dracula di Bram Stoker»

Anno: 1992
Durata: 122 minuti
Regia: Francis Ford Coppola

È il momento giusto per recuperare un gran classico: Dracula di Bram Stoker. La storia la conosciamo tutti: l’avvocato Jonathan Harker (Keanu Reeves) viaggia fino in Transilvania per conoscere l’acquirente di una casa a Londra, niente meno che il Conte Dracula (Gary Oldman). Da lì inizierà la travagliata vicenda che coinvolgerà non solo Jonathan ma anche la fidanzata Mina (Winona Ryder) e la sua amica Lucy (Sadie Frost) in una lotta contro le forze del male. Sarà il professor Van Helsing (Anthony Hopkins) a venire in aiuto dei nostri protagonisti.

Una scena del film. Da: mondofox.it

Romanzo epistolare ambientato in una delle più antiche atmosfere gotiche, Dracula trova giustizia nella pellicola di Coppola che vede attori d’eccezione. Un cast stellare per quello che è forse l’adattamento di un romanzo horror più famoso di sempre, dopo ovviamente, Shining di Kubrick.

Consigliato da Azzurra Bergamo


«Rebel in the Rye»

Anno: 2017
Durata: 106 minuti
Regia: Danny Strong

Il film racconta in modo piuttosto fedele la vita di uno dei più grandi autori del Novecento americano: J.D. Salinger, interpretato da Nicholas Hoult. Salinger ha una precoce vocazione alla scrittura, ma sembra inseguire invano il sogno della pubblicazione: viene dapprima respinto da diversi editori e, quando finalmente un suo racconto sembra aver suscitato un certo interesse, scoppia la Seconda Guerra Mondiale e tutti i suoi sogni sembrano sfumare. Di ritorno dal fronte, Salinger è così sconvolto dalle atrocità della guerra da non voler più riprendere la penna in mano. Scrivere, però, si rivelerà per lui il modo di elaborare il trauma vissuto. Questo lungo processo lo porterà a dare vita al suo capolavoro, Il giovane Holden.

Cinema e letteratura
Nicholas Hoult in una scena del film. Da: hollywoodreporter.com

Consigliamo questo film a chi ha amato Il giovane Holden e vuole scoprire la storia nascosta tra le pagine del romanzo, ma anche a chi di Salinger non ha letto neppure una riga. Il film potrebbe essere l’occasione per scoprire un gigante della letteratura.

Consigliato da Francesca Cerutti


«Le affinità elettive»

Anno: 1996
Durata: 98 minuti
Regia: Paolo e Vittorio Taviani

In un’imponente tenuta in Toscana, Edoardo (Jean-Hugues Anglade) e Carlotta (Isabelle Huppert) si preparano a vivere i fasti del loro atteso e ritrovato amore. Il desiderio d’invitare a corte l’amico di lunga data Ottone (Fabrizio Bentivoglio) induce la donna a riequilibrare i rapporti ospitando la giovane nipote Ottilia (Marie Gillain), creatura pura e incontaminata. Il sopraggiungere dei due elementi esterni realizza un’alterazione fisico-emotiva che Goethe declina in chiave parascientifica, istituendo una corrispondenza tra legami chimici e comportamenti sociali. Se Carlotta rinuncia a Ottone per razionale senso del dovere, Edoardo cede alla pulsione erotica e vive con Ottilia una fatale storia d’amore.

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Una scena del film. Da: illibraio.it

Paolo e Vittorio Taviani realizzano un adattamento dell’enigmatico romanzo goethiano privilegiandone uno dei fuochi più rappresentativi: il tema dell’adulterio e dell’umana debolezza. Fuggendo l’imperativo del filologicamente corretto – sempre disatteso con coerente ostinazione – i registi trasportano l’ambientazione nella natia Toscana, mentre lo spostamento dell’asse temporale (dal Settecento all’età napoleonica) consente di rileggere gli accadimenti alla luce dell’universale ineluttabilità delle passioni. Ne esce un film imponente, visivamente barocco ma privo di ampollosità scioccamente retoriche. Significative ma calibrate le deviazioni dal testo, certo orientate a un finale diverso, smarginato e drammaticamente aperto, «perché l’amore si esprime sempre in modi diversi».

Consigliato da Ginevra Amadio


«Un amore sopra le righe»

Anno: 2017
Durata: 119 minuti
Regia: Nicolas Bedos

Siamo in Francia. Un giornalista (Antoine Gouy), appena scopre che il noto scrittore Victor Adelman (Nicolas Bedos) è deceduto, decide di scrivere la sua biografia, andando ad indagare a fondo tutti gli aspetti della sua vita, e lo fa aiutato da Sarah (Doria Tillier), la moglie dello scrittore. Sarah inizia a raccontargli tutto il loro vissuto, tutta la loro vita assieme, svelando i retroscena di una lunga storia d’amore, fatta di gioie e dolori. Ma Victor aveva davvero tanti segreti, che solo la donna della sua vita poteva conoscere. Fino a un segreto così grande, e così essenziale, che viene rivelato solo negli ultimi minuti del film, lasciando lo spettatore senza una parola, senza più nessuna certezza.

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Doria Tillier e Nicolas Bedos in una scena del film. Da: quinlan.it

Questo film diventa così una galassia a parte, tutta da raccontare, in quel mondo parigino e intellettuale che non smetterà mai nel tempo di rivelarci ogni sua piccola sfaccettatura, condannandoci allo stupore, che si profila nient’altro che in un silenzio finale.

Consigliato da Vladislav Karaneuski

Redazione
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