Colpi di cinica ironia in un salotto

Dopo il successo dello scorso anno (Per strada), continua il fortunato connubio fra il regista Raphael Tobia Vogel e il bravo attore Francesco Brandi, ora al Teatro Parenti con la commedia Buon anno, ragazzi.

Lasciato fuori il caldo di questa prima estate, siamo proiettati in una storia invernale, nella sera di San Silvestro di un anno qualsiasi. La distanza temporale ci dispone a uno sguardo distaccato, ma gradualmente le vicende, pur nel loro scorrere a tratti surreale, somigliano sempre più alla nostra normalità: quelli non siamo noi, eppure quanto ci somigliano! Vogel indaga sul micro-cosmo della famiglia con levità e umorismo venato di amarezza.

Tutto ruota intorno alla casa di Giacomo, un Brandi che fra scatti nervosi e pungente ironia, ricorda l’intellettualoide alla Woody Allen. Insegnante di filosofia precario, con ambizioni frustrate di scrittore, è un ragazzo-padre di una bimba di tre anni (la moglie Silvia lo ha abbandonato per la carriera di attrice), ma è anche un “bamboccione”, la cui vita è gestita dai genitori, che abitano nello stesso stabile e gli hanno comprato un bell’appartamento. Dopo aver messo a letto la bimba, il suo più grande desiderio è di passare la notte di San Silvestro in beata solitudine, forse per scrivere o piuttosto per piangere su se stesso. Ma il mondo di fuori, che Giacomo vorrebbe respingere, preme e irrompe con forza. Arriva l’amico di sempre Bobby (Sebastiano Bottari), in apparenza sconclusionato e superficiale, piccolo spacciatore dal cuore d’oro, poi mamma e papà in crisi coniugale (Daniela Piperno e Miro Landoni) e infine l’ex-moglie (Camilla Semino Favro). Perché convergono qui? Per sfogarsi, chiedere comprensione, litigare, o semplicemente per farsi ascoltare. Hanno tutti dei problemi, ma si mostrano in apparenza forti, spesso sprezzanti verso Giacomo (è lui, dicono, che ha «un sacco di problemi»).

© Teatro Franco Parenti

Il salotto si trasforma in un ring e gli scontri verbali sono assai godibili, grazie a una tessitura verbale giocata sull’ironia brillante, la logica stringente, l’iperbole: ad esempio la madre, un carattere insopportabile «che farebbe saltare i nervi anche a quel ciccione di Buddha», viene accusata di una «catastrofica dittatura degli affetti». Le stoccate reciproche si colorano sempre più di cinismo e dietro la maschera del perbenismo borghese emerge una solitudine egoistica e disperata. Fino al colpo di scena: Silvia, attrice che nei lunedì di riposo si è data alle rapine, è armata e tiene tutti in ostaggio. La tensione però si stempera in una continua alternanza fra tragico e comico e si scioglie in un finale forse un po’ troppo didascalico, con l’invito a una autenticità perduta.

Alla fine, sballottato dal vortice delle emozioni che hanno rischiato di trasformarsi in tragedia, Giacomo rimane solo, mentre si accendono le luci di Capodanno. Sarà davvero un “buon anno”, cioè una svolta nella complessità dei rapporti interpersonali? Vogel ci porta a riflettere: come è difficile abbracciarsi, dire la verità sui propri sentimenti, trovare il tempo per l’altro, forse anche aspettarlo per sempre. «Dobbiamo farci crollare tutto addosso prima di diventare migliori?», si chiede un personaggio. Possiamo ritrovare noi stessi solo sull’orlo dell’abisso?

© Teatro Franco Parenti

La scena, parodia kitsch di arredamenti fashion della Milano bene, è interamente tappezzata da uno strato lanoso e sembra rinviare al tentativo di chiudersi in una realtà ovattata: se anni fa una pelle d’orso davanti al caminetto dava un tocco di calore rustico e di solidità “machista”, oggi di quelle certezze restano imitazioni caricaturali. Sullo sfondo, un’apertura, una lacerazione alla Lucio Fontana, che forse simboleggia la nostra società frammentata e divisa, ma l’effetto fa pensare anche alla spelonca dell’uomo preistorico. Agghindati all’ultima moda, siamo ancora dei selvaggi, bravissimi ad aggredire e però incapaci di ricevere e dare le cose belle. Là dietro dorme la piccola Sofia, ignara: una goccia di speranza per l’avvenire.

 

Buon anno, ragazzi.
di Francesco Brandi
regia di Raphael Tobia Vogel
Teatro Franco Parenti, Milano
12 maggio-1 giugno 2017

 

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