L'Origine del mondo

Constance Quéniaux: dietro L’Origine del mondo

L’origine del mondo (1866) di Gustave Courbet (1819-1877) è uno dei quadri più arditi della storia dell’arte. Commissionato dal diplomatico turco-egiziano Khalil-Bey, che voleva un’opera parte della sua grande collezione sul corpo femminile, il dipinto è dal 1995 al museo d’Orsay di Parigi. Sebbene Courbet si sia più volte dedicato al nudo femminile, l’Origine del mondo è un’opera celebre per il suo ardito realismo: una chiara anatomia femminile senza tabù, che non scade tuttavia nel pornografico.

Pur essendo i nudi artistici molto comuni nel XIX secolo, il soggetto profano – non delle divinità da mostrare per la loro forza, bellezza e grazia, ma probabilmente una modella o una prostituta – ha destato (e forse continua a destare) scandalo. La piccola tela, di soli 46×55 cm, potrebbe far arricciare il naso ancora oggi ai suoi spettatori: nell’epoca del ‘senza veli’, l’accuratezza del dettaglio anatomico, completamente depersonalizzato e unico focus dell’opera, regala ancora un senso di smarrimento davanti a una realtà così cruda, vera, senza filtri e senza un preciso contesto.

Courbet1866

Courbet sceglie una prospettiva molto fotografica, inquadrando soltanto l’organo femminile senza fornirci altri dettagli della modella ritratta. Non un volto o un accenno al resto del corpo, ma soltanto la simbolica origine del mondo su cui focalizzare la propria attenzione, in una posa che, volontariamente, non cela nulla allo sguardo.


Chi è la modella depersonalizzata che per anni è stata osservata tra le collezioni private e le gallerie dei musei?

Claude Schopp, studioso lettario specializzato nelle opere di Dumas, ipotizza che la modella ritratta da Courbet sia Constance Quéniaux, una ex ballerina dell’opera. Un nome rivelato dal carteggio tra Dumas figlio e George Sand, dove si alludeva allo scandaloso quadro per cui Constance aveva posato. Amante del ricco arabo che aveva commissionato il dipinto, forse la ballerina aveva voluto compiacerlo lasciando a sua disposizione quell’intimo dettaglio del proprio corpo. Constance non era però una prostituta, come si potrebbe pensare: pare che, dopo aver lasciato il lavoro da ballerina, divenne una ricca filantropa e – a dispetto dei pettegolezzi legati al ritratto giovanile, persi con il passare degli anni – fu una donna assolutamente ammirata e rispettata, di cui ancora oggi conserviamo ed ammiriamo l’anatomia più intima, simbolo del realismo di metà Ottocento.

 

Dalila Forni

1991. Studentessa di Lingue e Letterature Europee ed Extraeuropee a Milano. Vivo di letteratura, pastasciutta e buona birra.
Dalila Forni
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