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Il rapporto del corpo umano con tecnologia e natura

Un viaggio alla scoperta del destino dell’uomo con le opere di Tosatti ed Elmgreen & Dragset

7 minuti di lettura

Tema centrale degli ultimi dieci anni e più in generale a partire dal ventunesimo secolo è, soprattutto nel mondo dell’arte, la riflessione sul corpo umano, sia in relazione a se stesso sia nei confronti della natura e della tecnologia. Si parla dell’epoca del postumano e dello status di prodotto del corpo. Quest’anno possiamo osservare due muscolari esposizioni di questi concetti, accomunate da un’operazione artistica denotata da un “iperrealismo sociale” che ricorda la costruzione di un set cinematografico. Si tratta della mostra Useless Bodies? realizzata dal duo Elmgreen & Dragset presso la sede milanese di Fondazione Prada e di Storia della notte e destino delle comete, il progetto realizzato da Gian Maria Tosatti e curato da Eugenio Viola per il Padiglione Italia alla cinquantanovesima edizione della Biennale d’Arte di Venezia.

Useless bodies?

Michael Elmgreen e Ingar Dragset sfruttano quattro spazi interni della Fondazione Prada (primo e secondo piano del podium, galleria nord e cisterna) e parte del cortile con delle installazioni site-specific che modificano completamente lo spazio espositivo. Così la cisterna si trasforma in una palestra con piscina, mentre la galleria nord in una modernissima casa automatizzata. Il duo riflette, partendo da diversi ambienti, su come la tecnologia e il progresso siano stati portati tanto oltre da non soddisfare più i bisogni umani, ma anzi da rendere necessaria una trasformazione dell’uomo stesso affinché si adatti al nuovo progresso. La comodità e il benessere diventano così una trappola, come la “casa del futuro” totalmente inospitale ed inabitabile, o la palestra che sollecita un maniacale sforzo per adattarsi a standard fisici di perfezione.

In Garden of Eden, al secondo piano del podium, possiamo osservare file su file di scrivanie tutte uguali. Camminando tra sedie e computer in standby si può sbirciare nel privato di ogni ipotetico impiegato, che ha lasciato sul tavolo ora una lista della spesa, ora un libro, ora una cartolina. Nonostante questo progetto in particolare sia stato concepito prima della pandemia, questa installazione non può non riportare alla mente l’immagine degli uffici svuotati e dello spostamento delle attività dal luogo di lavoro alla dimensione privata delle case degli impiegati.

Storia della notte…

Con l’esposizione di Tosatti al padiglione Italia il discorso si fa più complesso. Innanzitutto il titolo, Storia della notte e destino delle comete, sta ad indicare una sequenza di momenti diversi all’interno dell’esposizione, che corrispondono anche al ricordo di differenti momenti storici. Come racconta il curatore del padiglione Eugenio Viola in occasione della presentazione della Biennale, Storia della notte è la prima fase dell’esposizione, che si focalizza sull’ascesa e crollo del boom economico italiano.

Il visitatore, che percorrendo degli spazi curati nei minimi dettagli si ritrova ad essere lui stesso performer all’interno dello spazio espositivo, entra all’interno di una grande sala macchine in disuso; attraversa un ambiente pieno di tubi e sale una scala, che lo conduce ai resti di una casa arredata in stile piccolo borghese degli anni Sessanta, con la carta da parati macchiata dal fumo e la camera da letto spoglia, in cui restano solo le reti del letto e qualche vecchio mobile. Da una piccola finestra può osservare l’ultimo spazio della prima sezione, una serie di tavoli da lavoro con sopra una macchina da cucire, sopra ognuno dei quali è sospesa una lampada dalla luce fredda. Questa ripetizione a modulo dei tavoli evoca alla mente il ricordo di Garden of Eden, l’installazione di Elmgreen & Dragset sopracitata.

…e destino delle comete

Dopo aver camminato fra le macchine da cucire, il visitatore passa al secondo “momento espositivo”, ossia il Destino delle comete. Questo momento è più connesso all’attualità e al periodo post-pandemico. L’installazione, che sfrutta le acque dell’arsenale, consiste in un molo che dà su uno spazio pieno d’acqua completamente buio; in lontananza lampeggiano di quando in quando delle piccole luci. Quello che Tosatti vuole comunicare si rifà ad una citazione di un articolo del Corriere della Sera di Pier Paolo Pasolini del 1975, dove polemicamente accusava lo Stato che, perdendosi dietro la burocrazia, non si era accorto che «le lucciole non c’erano più».

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Tosatti cerca quindi di lanciare un messaggio di speranza, con l’augurio che da società ormai sconfitta e svenduta, incapace di progredire nella giusta direzione e di mantenere una relazione con la Terra, riusciamo finalmente ad evolvere in una forma nuova, che tenga conto del fondamentale e necessario rapporto con la natura. Eppure, se il futuro post-pandemico è quello rappresentato dai set di Elmgreen & Dragset, se è una realtà tanto evoluta per adattarsi alle esigenze umane da imporre nuovi canoni e da risultare inabitabile, se è il grigiore delle scrivanie tutte uguali dove a fatica sopravvivono tracce del passaggio dell’uomo, la situazione allora non sembra molto diversa dal punto più basso della Storia della notte del padiglione Italia. La speranza è che abbia ragione Tosatti, e che forse in fondo al tunnel, superato l’inferno di un mare nero, potremo finalmente vedere di nuovo le lucciole.

Clarissa Virgilio

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Foto in copertina: Storia della notte e destino delle comete. Photo by Andrea Avezzù. Courtesy: La Biennale di Venezia

Redazione

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