Quello che si conclude oggi è stato un anno non tanto di svolte, ma soprattutto di snodi. Tra guerre, leadership che cambiano, tecnologie che avanzano più in fretta delle regole, crisi che smettono di essere emergenze e diventano normalità, abbiamo selezionato dieci passaggi chiave del 2025 per provare a riepilogare cos’è successo nel corso di quest’anno.
1. La Palestina
I vari e ingannevoli cessate il fuoco tra Israele e Hamas sono sempre meno credibili, soprattutto a causa delle ripetute violazioni da parte dello Stato ebraico. Gli accordi, per quanto formali, non hanno mai affrontato le cause strutturali del conflitto né messo Israele alle strette, di fronte alla necessità di difendersi dalle accuse di genocidio e di crimini contro l’umanità: l’immobilità delle istituzioni locali e internazionali, le divisioni politiche interne e la lentezza delle mediazioni hanno ulteriormente calcificato le problematiche del 1948. La popolazione civile continua a subire le conseguenze dei cicli di violenza (pensiamo alle alluvioni di dicembre), mentre l’intervento esterno, pur proclamando la mediazione, spesso si traduce in azioni simboliche o passerelle senza impatto reale sul terreno. Le prospettive per il 2026 non sono piacevoli per il popolo palestinese né per la regione.
2. L’Ucraina
Anche l’Ucraina si conferma nel 2025 come uno degli snodi più significativi della geopolitica di questi anni Venti. Le politiche estere europee e statunitensi si barcamenano tra slogan, interessi economici e timore della Russia, dove Putin riesce ancora a mostrarsi stabilmente al potere. L’Ucraina è una delle scacchiere su cui si stanno giocando gli equilibri mondiali dei prossimi decenni, e nessuno vuole mollare di un passo. Mentre le persone continuano a scappare e a morire.
3. Un nuovo papa
L’8 maggio Robert Francis Prevost è salito al soglio di Pietro con il nome di Leone XIV. La scelta del nome ha subito messo in allerta studiosi, appassionati e fedeli, che vi hanno letto la volontà di far adeguare la Chiesa ai nostri tempi anche tramite una forte presenza nelle questioni politiche. A volte meno diretto dell’amato predecessore Francesco, Leone XIV è sembrato finora muoversi con silenzio, studio e riflessione degni del suo ordine di appartenenza, gli agostiniani. Caratteristiche fondamentali per le responsabilità che è chiamato a dimostrare, alla guida di una Chiesa che deve riuscire a prendere uno degli ultimi treni per non affacciarsi al declino definitivo.
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4. Un nuovo sindaco a New York
L’elezione del 4 novembre 2025 ha portato Zohran Mamdani alla guida di New York. Il giovane politico dei Democratic Socialists of America è diventato il primo sindaco musulmano e di origini sud‑asiatiche della città. La sua vittoria riflette non solo un cambiamento demografico, ma anche le richieste di aiuto di una grande fascia della cittadinanza legate al costo della vita, all’accesso alla casa e ai servizi pubblici. Mamdani avrà molto da dimostrare, al suo elettorato ma anche a ogni fronte politico che abbia una vaga idea di socialismo tra i propri ideali.
5. Intelligenza Artificiale
L’intelligenza artificiale è diventata uno strumento familiare per moltissimi. Non è più solo uno strumento tecnologico, ma un fattore che sta ricostruendo da capo le strutture della vita sociale, lavorative e dell’accesso alle informazioni. La questione centrale non riguarda tanto la capacità tecnica dei sistemi, quanto la loro regolazione, il loro impatto etico, sociale ed ecologico, e la possibilità che determinate decisioni consolidate nel presente producano effetti irreversibili nel lungo periodo. Probabilmente, anche nel breve periodo, ci attendono novità e sviluppi che ora nemmeno riusciamo a immaginare. Starà a noi, singoli utenti, regolarci e far regolare.
6. Manifestazioni
Le manifestazioni del 2025, diffuse in molte parti del mondo, mostrano come il dissenso resti un elemento fondante delle società. Stanno cambiando linguaggi, mezzi di comunicazione e di repressione, ma resta invariata la funzione delle piazze – fisiche e digitali – come luoghi di visibilità e pressione politica. La storia insegna che movimenti di massa, da rivoluzioni popolari a proteste simboliche, rappresentano indicatori sensibili della coesione sociale e della capacità delle istituzioni di rispondere alle tensioni. Il 2025 è riuscito a confermarci che, pur in contesti molto diversi, le dinamiche di mobilitazione collettiva continuano a modellare il corso della storia. Con la crescente polarizzazione interna alle società e l’allargarsi del divario tra mondo dei ricchi e mondo dei poveri, il prossimo futuro non potrà che passare ancora per le masse.
7. La NATO e il posto dell’Europa
La NATO, nel 2025, affronta una fase di verifica delle proprie capacità e della propria coesione. Forse direttamente del proprio senso di esistere. Le alleanze funzionano se gli interessi e le paure condivise rimangono in equilibrio per il bene comune; quando questo equilibrio si sbilancia, emergono nuove crisi. La sicurezza europea dipende oggi tanto dalla solidità dell’Alleanza quanto dalla gestione delle crisi locali e regionali (oltre che dalla capacità di mantenere un ruolo di mediatore che ora sembra mancare più che mai).
8. Clima estremo
Quest’anno ha confermato il carattere crescente degli eventi climatici estremi, che ormai segnano la vita quotidiana di milioni di persone – anche se ce ne accorgeremo troppo tardi. Ondate di calore (anche in questi giorni di fine dicembre), alluvioni e siccità non sono episodi isolati, ma segnali costanti di un cambiamento nelle relazioni tra società e ambiente a cui la Terra non riesce più a porre rimedio da sola. A poco serviranno gli accordi tra Paesi se non verranno prese decisioni drastiche.
9. Insicurezza economica
Che si parli di stagnazione, di decrescita o di tagli il concetto rimane quello: l’economia sembra in crisi permanente. L’insicurezza economica che abbiamo vissuto nel 2025 e continueremo a vivere non è frutto di un improvviso crollo, ma il risultato di dinamiche accumulate nel tempo e la cui risoluzione è stata rimandata per decenni: fragilità finanziarie, disuguaglianze crescenti, catene produttive vulnerabili. Come in altre fasi della storia moderna, l’instabilità economica si traduce rapidamente in tensioni sociali e politiche, dalle quali i più ricchi escono sempre vincitori e i poveri sempre più poveri.
10. Gli Epstein files
Questa carrellata si conclude con una menzione speciale per gli Epstein files, la documentazione legata al milionario Jeffrey Epstein e alla sua condanna per pedofilia. Tra i frequentatori dell’uomo, morto nel 2019 con un suicidio per molti non troppo convincente, ci sono personalità di spicco della politica internazionale. La pubblicazione di questi documenti non è al momento consultabile integralmente: questo alimenta i sospetti sul coinvolgimento di personaggi come Donald Trump ai soggiorni in qualcuna delle ville di Epstein. Non si tratta di un semplice scandalo mediatico, ma di una storia che dimostra, per l’ennesima volta, come le élite, le istituzioni e le reti di influenza operino spesso al di fuori della trasparenza, purtroppo nella quasi totale certezza dell’impunità. Giustificando la rabbia di molti.
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Immagine in copertina generata con intelligenza artificiale da ChatGPT a partire dal contenuto dell’articolo.