cuore rotto tiziano ferro

La canzone più triste che Tiziano Ferro abbia scritto

Un cuore spezzato che non si nomina mai, un dolore che diventa ritmo. Tiziano Ferro torna con un brano che balla sull’orlo del vuoto, tra confessione intima e tormentone agrodolce.
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«Questa è una canzone, la più triste che ho scritto» è l’incipit del ritornello di Cuore rotto, nuovo singolo di Tiziano Ferro che è tornato con il botto, prevedendo un tour negli stadi italiani che registra già vari sold out. Il cantante è stato una perla del pop in Italia negli anni 2000 e anche dopo, ultimamente si era però preso una pausa dalla musica. Conosciuto a livello internazionale grazie anche alle versioni in spagnolo delle sue canzoni, Tiziano Ferro ha, a prescindere dai gusti, una vocalità assai originale: un timbro particolare unito a una tecnica che, negli anni d’oro, era praticamente eccellente.

Cuore rotto è una canzone al contrario per nulla originale, ma sulla quale si può riflettere.

Il cuore mai nominato di Cuore rotto

La canzone è semplicissima: racconta di una rottura, elemento classico di moltissimi testi. Fioccano in questi giorni le polemiche riguardo alla cover di Laura Pausini di La mia storia tra le dita di Gianluca Grignani, questione che probabilmente finirà anche in tribunale a causa di alcuni cambiamenti al testo che, secondo lo staff di Grignani, non sarebbero stati autorizzati (versione diversa dà, invece, lo staff di Pausini). Al di là di queste polemiche, La mia storia tra le dita è un pezzo immortale in quanto racconta di una rottura in modo originale, seguendo il punto di vista dell’uomo in modo emotivo e intenso. Gioca su contrapposizioni e narra in modo visivo e vivo cosa si prova in queste situazioni.

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Cuore rotto di Tiziano Ferro segue uno schema totalmente diverso: la rottura è quasi “fisica” e sintomatologica: questo cuore rotto e spezzato che non viene mai nominato se non quando si accosta proprio alla parola “rotto”, sostituito invece dal suono del suo battito. La parola, per esempio, è suggerita a volte da una rima “sospesa”:

E lo dicevo sempre: “Guarda che qui, prima o poi, qualcuno muore”
È per colpa del
Sì, è per colpa del

Il ritmo del brano è volutamente incalzante, non trova spazio, quindi, l’emotività sommessa di altre canzoni. Fa un po’ effetto Per dimenticare degli Zero assoluto, che se si legge il testo è un brano tristissimo che narra della perdita del protagonista della donna amata, decisa a sposare un altro, eppure noi Per dimenticare la balliamo come fosse un tormentone estivo.

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Un tormentone agrodolce

Cuore rotto ha proprio questa missione: spingere a muoversi e distrarsi dal dolore, che comunque racconta. Lo stesso testo rivela gli scopi della stessa canzone:

E l’ho scritta per chiunque voglia perdersi e non trovarsi mai
E l’ho scritta perché non ne potevo più
E l’ho scritta perché gli errori ed il rancore
Da adesso ci faranno ballare

«La canzone più triste che ho scritto» non sembra una descrizione appropriata, quindi, visto che non si tratta della solita ballad sommessa e intensa, come pure tante ne ha scritte Tiziano Ferro. Forse, però, la tristezza di questo brano risiede proprio in questo: nell’antitesi forte e pesante fra il dolore e lo sforzarsi di ballare. La reazione del tutto personale dell’autore dopo la fine di una storia importante, che sappiamo tutti qual è: noto è il suo divorzio dall’ex compagno, Victor Allen, con cui aveva adottato anche dei figli. La semplicità, considerata anche la durata limitata, è una chiave che non serve, quindi, per forza a mascherare la mancanza di idee, ma piuttosto uno sforzo e desiderio di voler cambiare e reagire, costruendo un testo agrodolce.

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Immagine in copertina generata con intelligenza artificiale da ChatGPT a partire dal contenuto dell’articolo.

Silvia Argento

Nata ad Agrigento nel 1997, ha conseguito una laurea triennale in Lettere Moderne, una magistrale in Filologia Moderna e Italianistica e una seconda magistrale in Editoria e scrittura con lode. È docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice per vari siti di divulgazione culturale e critica musicale. È autrice di due saggi dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e "La fedeltà disattesa" e della raccolta di racconti "Dipinti, brevi storie di fragilità"

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