Dostoevskij

«Dostoevskij è un mediocre», parola di Nabokov

«Dostoevskij non è un grande scrittore, ma è piuttosto mediocre – con lampi di eccellente umorismo, ma, ahimè, con distese di banalità letterarie tra l’uno e l’altro

Vladimir Nabokov inizia così una delle sue lezioni di letteratura russa, dedicata a Dostoevskij. Nabokov spiega il suo giudizio «curioso e difficile» con tale precisione che alla fine si è costretti a riconsiderare l’autore di Delitto e castigo.

Le lezioni di Nabokov sono pubblicate nel volume Lezioni di letteratura russa, al momento fuori produzione ma di prossima ristampa presso l’editore Adelphi.

Bocciare Dostoevskij

L’autore di Lolita boccia Dostoevskij e lo fa con estrema precisione, lasciandosi a volte andare anche ad un lessico piuttosto colorito.

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Innanzitutto, Dostoevskij non si è mai liberato dall’influenza delle sue letture di formazione: soprattutto i romanzi gotici e sentimentali europei. Questo lo porta a mettere in scena personaggi virtuosi per estrarne «sino all’ultima goccia di pathos». Nabokov lo incolpa di «mancanza di gusto», di lasciare i suoi personaggi a «sguazzare nelle tragiche disavventure della dignità umana».

Dostoevskij è un costruttore di trame complesse, che tengono avvinto l’interesse del lettore, ma la sua abilità si ferma qui. I suoi romanzi sono intrecci ricchi di climax e suspance, poco di più. Una volta che si conosce gli eventi, della suspace e dell’attrattiva del romanzo non rimane traccia.

Dostoevskij è un mediocre
Secondo Nabokov, il miglior romanzo di Dostoevskij è Il sosia (acquista). Paradossalmente, al momento della pubblicazione, non ebbe grande successo.

Dostoevskij non è Freud

Nabokov nega anche l’ipotesi secondo cui Dostoevskij anticipò le riflessioni psicanalitiche di Sigmund Freud e Carl Jung.

Per creare i suoi personaggi anormali, lo scrittore si servì del volume Psiche di C.G. Carus (1846). Carus usa una terminologia simile a quella freudiana, ma partendo da presupposti concettuali diversi. Per cui Dostoevskij può aver anticipato Freud nella forma, ma non nel contenuto delle sue teorie – pubblicate nel 1899.

Il vero genio? Tolstoj

Secondo Nabokov, il vero genio della letteratura russa è Lev Tolstoj.

Un vero artista come Tolstoj visualizza sempre i suoi personaggi, conosce i loro possibili gesti. Dostoevskij è teatrale: presenta fisicamente i suoi personaggi e poi li abbandona, si concentra esclusivamente sui loro moti interiori e sulla trama. Non li visualizza e questo può farlo un drammaturgo, ma non un grande scrittore.

«Si direbbe che [Dostoevskij] fosse stato scelto dal destino della letteratura russa per diventare il più grande drammaturgo nazionale, ma che imboccò una strada sbagliata e si mise a scrivere romanzi.»

Fonte:
V. Nabokov, Lezioni di letteratura russa, Garzanti (1994)

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