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L’eco-fiction tra dimensione globale e locale

9 minuti di lettura

La letteratura è da sempre un mezzo in cui la realtà si rispecchia, nel tentativo di decifrare il flusso di eventi storici e naturali e cercare nuove prospettive e chiavi di lettura. Non a caso nel corso degli ultimi anni ha preso piede un filone letterario definito nell’ambito della critica e della promozione editoriale come “eco-fiction“. 

Il legame tra letteratura e ambiente non è certo materia narrativa del tutto nuova. La natura, intesa come aspetto del mondo precedente alla civilizzazione o contrapposto ad essa, è inevitabilmente uno degli elementi con i quali i protagonisti delle grandi narrazioni si confrontano più spesso, a partire dai poeti classici fino alla fantascienza classica di Ursula K. LeGuin, passando per il pensiero proto-ecologista di Henry David Thoreau e la denuncia sociale di John Steinbeck.

Se si dovesse dunque identificare una componente di originalità delle opere di eco-fiction degli ultimi anni tale da giustificare questa classificazione, sarebbe senza dubbio la tendenza a mettere al centro delle narrazioni la crisi climatica in corso e l’urgenza di adottare provvedimenti per dare al nostro futuro un seguito meno catastrofico.

Per natura l’eco-fiction si trova in bilico tra realtà e speculazione, tra scienza e distopia: i romanzi che ne fanno parte si contraddistinguono per l’ampio respiro dato alla narrazione e la complessità del già citato rapporto tra uomo e ambiente. Questo filone si incrocia con molteplici altri generi letterari, dalla già menzionata fantascienza alle saghe familiari, passando per varie forme di realismo magico e fabulismo, fino a soluzioni più sperimentali come la narrativa new weird

Un altro elemento sul quale convergono le principali opere di eco-fiction è il sostrato morale su cui si basano le storie, che però non le rende affatto dogmatiche: in generale gli autori sono concordi nel sostenere la necessità di contrastare il cambiamento climatico, anche se le soluzioni proposte variano di molto.

L’eco-fiction porta con sé le tracce del postmodernismo nel suo raccontare un mondo più frammentario e incerto che mai ed è aperta alla sperimentazione con nuove tecnologie e nuovi linguaggi nella descrizione di futuri prossimi e presenti alternativi. In generale, proprio per via dell’attinenza nei confronti dell’attualità, vige una norma non scritta di plausibilità anche negli elementi di speculazione.

Il sussurro del mondo

Negli ultimi anni l’eco-fiction ha raggiunto un pubblico molto ampio grazie alla vittoria del Booker Prize da parte di Richard Powers con il suo Il sussurro del mondo. Powers, che da parte sua è estremamente sensibile al tema della sostenibilità ambientale, architetta nel suo romanzo una struttura ambiziosa e stratificata, che rispecchia nel complesso la forma assunta dai cerchi concentrici…

Francesca Fenaroli

Classe 1997, laureata in Scienze dei Beni Culturali e studentessa di Editoria a Milano. Mi occupo, tra le altre cose, di intrattenimento, cultura popolare e narrativa di genere. Umberto Eco sarebbe fiero di me, o almeno così mi piace pensare.

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