Finchè lavoro non ci separi

La circolare nr. 21 del 31 ottobre 2012 redatta dall’Università di Genova ha, in una sua interpretazione della legge Gelmini 240 del 2010, vietato il reclutamento di professori o ricercatori a tempo determinato che siano sposati (ma anche conviventi) con docenti dello stesso dipartimento.

L’intento sarebbe quello di limitare i casi di nepotismo che troppo spesso si verificano all’interno degli atenei italiani.

Resta però da stabilire se una decisione presa in questo senso possa essere considerata meritocratica.

Tutto ciò che non è nepotismo è meritocrazia? Non sono d’accordo. La disposizione presa dall’ateneo genovese nasconde, dietro la lotta al nepotismo, iniquità e illegittimità profondamente im-meritocratiche.

E’ vero, in questo modo si riuscirà ad arginare il caso ipotetico in cui venga assunto un professore o un ricercatore perché ‘affine’ (così si legge nella circolare) ad un docente già incaricato. Ma non si respingerà a priori anche l’opportunità sia per l’ateneo di assumere un membro professionale e valido, sia per quell’aspirante professionale e valido di essere assunto in merito alle proprie capacità? Purtroppo sì, e in questo senso si è ben lontani dalla realizzazione della meritocrazia. E’ più volte successo nel legiferare, in altri casi e in altri campi, che per sanare le ingiustizie si sia deciso di sacrificare gli onesti. Così, alla cieca, a priori.

Ma non si tratta solo di un errore in relazione a giustizia e parzialità.

Si tratta di un peccato a livello pragmatico.

La realizzazione piena di una persona non deriva anche dal contatto, la vicinanza e l’influenza di persone simili? Di persone che ne condividono gli interessi o la professione? Quanti sono i casi storicamente esemplificativi di questo?

Parliamo di matrimoni: cosa ne penserebbero di questo provvedimento i coniugi Shelley, che fuggirono insieme, giovani e poveri, ma entrambi tanto interessati ad uno stesso modello di vita e di scrittura che li ha resi grandi e dall’amore dei quali è nato come un gioco il capolavoro “Frankenstein”? I coniugi Francis Scott e Zelda Fitzgerald, icone della belle époque degli anni ’20 e che ricordiamo in particolar modo per il capolavoro “Il grande Gatsby”?

Ma siccome i primi esempi potrebbero esser contestati perché lontani dalla realtà dell’ateneo di Genova (secondo me non tanto), si ricordino i coniugi Curie. Sono quei coniugi che, tanto per dire, sono stati insigniti del premio Nobel per i loro studi sulle radiazioni.

 

Questi esempi mi servono per dire che le persone simili tra loro, legate da un sentimento e dalla condivisione di un interesse, possono arrivare dove da sole non sarebbero arrivate. Prima si diceva che la realizzazione di una persona dipende anche dal contatto, la vicinanza e l’influenza di persone simili. Si deve intendere nel senso che la realizzazione di un individuo nelle sue attitudini e nei suoi talenti dipende dall’incontro tra talento e occasione. E l’occasione, che è data dal contesto, spesso è data dall’influenza e lo stimolo da parte di altri e dalla capacità di fruirne.

Sono sempre stata affascinata da come i grandi – in qualsiasi campo – si conoscessero tra loro.

Ma non quando erano già grandi, quando li dovevano ancora diventare. Questo è davvero emblematico.

Quando nessuna casa editrice voleva pubblicare i romanzi di Joyce, glieli pubblicò un’amica a sue spese, perché credeva nelle sue potenzialità. Era Virginia Woolf. Insieme al marito – ma non mi dire, il marito? – aveva dato vita al Bloomsbury Group e ad una piccola casa editrice. I coniugi Shelley erano cari amici di Byron, con cui condivisero viaggi ed esperienze significative. Van Gogh e Gaugin si legarono in un sodalizio artistico che sfociò in un rapporto tanto viscerale che pare che Van Gogh sia arrivato a tagliarsi un orecchio per un litigio con Gaugin.

E riferendoci a personaggi più recenti di cui tra l’altro si parla spesso negli ultimi giorni, Enzo Jannacci e Giorgio Gaber, artisti completi e profetici, personaggi spesso scomodi, che sarebbe riduttivo presentare come cantautori o cabarettisti, erano amici dai tempi del liceo. Gaber disse in relazione al loro rifacimento dell’opera di Beckett “Aspettando Godot”: “Questa cosa di “Aspettando Godot” nasce dal fatto che siamo amici e siamo in sintonia sulle cose da tantissimo tempo: sintonia di umorismo, di sensazioni, di emozioni“.

La sintonia. La sintonia è il valore aggiunto per la realizzazione dei progetti condivisi – a anche di se stessi. Ma tra chi si può trovare più sintonia se non tra coniugi, amici, fratelli(ricordiamo anche le sorelle Brontë, per fare un esempio)? La sintonia ha sede nei rapporti viscerali.

E allora l’Università di Genova ha sbagliato proprio tutto.

 

 

Silvia Lazzaris

 

 

 

 

Redazione
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