Fridays For Future. La sfida per il clima delle nuove generazioni

Quando i politici si comportano come bambini, tocca ai giovani assumere su di sé quelle responsabilità da cui i “grandi” hanno voluto fuggire. A partire da questa consapevolezza si muove la battaglia di Greta Thunberg, adolescente svedese, afflitta dalla sindrome di Asperger, che da mesi sta scuotendo l’opinione pubblica, inchiodando ciascuno alle proprie responsabilità di abitanti di un pianeta solo in prestito. La parola “leader” non le piace, eppure in fondo lo sa, di aver dato vita a qualcosa di più grande di lei. Ad appena sedici anni ha fondato un movimento senza precedenti, ha preso la parola davanti al Parlamento Europeo, alla COP24 in Polonia e al recente Forum Economico di Davos, venendo nominata dalla rivista Time, la teenager più influente del 2018. Ma al di là di ogni classifica, Greta rimane fedele al suo credo e a quel casalingo cartello bianco con la scritta «Skolstrejk för Klimatet» che la accompagna nella sua lotta.

È il 20 agosto 2018 quando inizia il proprio sciopero, appostandosi ogni giorno ai piedi del Parlamento svedese. Chiede al governo un impegno politico concreto contro i mutamenti climatici, ricordando l’accordo sottoscritto a Parigi nel 2015, affinché la battaglia contro il riscaldamento climatico diventi una priorità politica. Mentre il suo banco, in classe, rimane vuoto, Greta e il suo cartello non mancano l’appuntamento quotidiano nel cuore di Stoccolma. Eppure, all’apparenza, non fa nulla, rimanendo seduta a gambe incrociate, in un silenzio solitario ed eloquente, tra la folla dei passanti, a volte incuriositi, a volte derisori: è solo una bambina, i bambini non cambiano il mondo. E a chi le dice di lasciar perdere, di tornare a scuola, Greta Thunberg replica provocatoriamente che studiare serve a poco se un futuro non è garantito. Perché la sua è innanzitutto una battaglia contro il tempo. Dal mese di settembre gli scioperi continuano ogni venerdì, inaugurando la campagna #FridaysForFuture che conosce una eco mediatica straordinaria, diffondendosi rapidamente tra gli studenti di tutta Europa. Da quel momento lottano insieme, ogni venerdì, per il cambiamento. Un cambiamento vero, contro il cambiamento climatico. 

Greta Thunberg

           Foto da: www.ilcambiamento.it

Ha ancora davanti agli occhi le immagini dei terribili incendi delle foreste svedesi e delle temperature record dell’estate scorsa, Greta Thunberg, quando lancia, da Davos, il proprio grido d’allarme ai potenti del mondo. «La nostra casa è in fiamme. Secondo l’IPCC, appena 12 anni ci separano dal momento in cui non saremo più capaci di correggere i nostri errori. […] Risolvere la crisi climatica è la più grande sfida che l’homo sapiens abbia mai affrontato. […] Gli adulti continuano a dire “lo dobbiamo ai più giovani, per dare loro una speranza”. Ma io non voglio la vostra speranza, voglio invece vedervi nel panico, sentire quella paura che io provo ogni giorno. E poi voglio vedervi agire, come se doveste affrontare una crisi, come se la vostra casa fosse in fiamme. Perché lo è.» Mentre Greta parla al World Economic Forum, 22 mila studenti scendono in piazza nelle principali città della Svizzera, seguiti a ruota dai compagni nordeuropei. Quale, invece, la situazione in Italia?

             Foto da: www.lanuovaecologia.it

 L’iniziativa internazionale dei Fridays For Future è sbarcata anche in Italia e sono numerosi gli adolescenti tra Milano, Genova, Pisa e Roma a seguire l’esempio dell’attivista svedese. In un Paese in cui la questione ambientale è scomparsa dalle più recenti campagne elettorali, l’unica speranza nella corsa contro il tempo è proprio la voce dei più giovani. Quei giovani che subiranno le conseguenze irreversibili dello stile di vita delle generazioni precedenti. Quei giovani che già oggi si trovano a vivere in una sorta di gioco del domino a scala mondiale, in un pianeta in cui le temperature sono destinate a crescere in modo esponenziale, i livelli dei mari ad inghiottire le regioni costiere e dove alcune specie animali e vegetali vengono condannate, giorno dopo giorno, all’estinzione. Eppure, nonostante gli effetti tangibili sotto gli occhi di tutti, il negazionismo climatico è ancora attuale, nutrendosi anche dell’assenza di una definita linea di azione e di pensiero da parte dei governi. Nello specifico caso italiano, un Ministro dell’ambiente praticamente invisibile si inserisce in un esecutivo troppo impegnato a dibattere di televoti e di migranti, dimenticando forse come la questione migratoria e quella ambientale siano sempre più intrecciate. L’IPCC stima, infatti, che entro il 2050 saranno circa 200 milioni le persone costrette a spostarsi a causa dell’aumento delle temperature.

Ad affrontare la questione, allora, ci pensano iniziative e gruppi spontanei, per lo più di volontari. C’è l’Italian Climate Network, che ha lanciato la campagna #DiversItaly per promuovere il disinvestimento dai combustibili fossili, inseguendo una battaglia divenuta legge, nel primo caso al mondo, in Irlanda. C’è la campagna Prima del diluvio, lanciata da Green Italia e Possibile, che, rievocando l’obbligo costituzionale della tutela del paesaggio (articolo 9), rammenta come la sfida ambientale sia una sfida tanto economica quanto sociale. Questi e molti altri i gruppi che stanno garantendo un appoggio agli studenti d’Italia negli scioperi del venerdì – o del VerdeDì, com’è stato ribattezzato. Perché il cambiamento parte dai giovani, sì, ma si nutre anche dell’appoggio dei più grandi. E a chi si sente minacciato dalla sua pacifica protesta, Greta Thunberg ricorda che gli scioperi del venerdì sono solo una tappa intermedia, in vista della grande Marcia globale del mese prossimo. Appuntamento il 15 marzo: Greta Thunberg e il suo cartello torneranno, affiancati dagli studenti di altri quaranta paesi del mondo. 

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Nata nel '96 ma del secolo sbagliato, cresciuta in una famiglia multiculturale e multilingue. Una laurea in Conservazione e gestione dei beni culturali ed un'insopprimibile passione per tutto ciò che è antico, polveroso ed enigmatico. Amo follemente i cipressi, Napoleone, la spumosa schiuma della birra e i viaggi on the road.