Gianni Rodari

Gianni Rodari, una fantastica rivoluzione

Si situano nell’infanzia le esperienze segnanti la vita di Gianni Rodari, come una linfa che informa la sua vicenda umana, intellettuale e militante. Di temperamento malinconico, l’autore “assorbe” il clima «innervato di umorismo e tristezza dei suoi luoghi nativi», il lago d’Orta vicino a Omegna, in Piemonte. Da qui ha inizio un percorso in cui biografia e scrittura risultano indissolubilmente legate – generate, quasi, da prese di coscienza decise e rivoluzionarie.

Gianni Rodari, militanza e poetica

Gianni Rodari

La figura del padre, l’adolescenza in seminario, la partecipazione alla Resistenza definiscono gli orientamenti di un cammino innovativo, già proiettato verso l’idea di una scrittura originale e attenta al vivere civile. È riduttivo – se non dannoso – circoscrivere il lavoro di Rodari alla sola letteratura per l’infanzia, cui certamente contribuì con spirito corroborato dalle esperienze nei giornali, sede d’elaborazione ed intervento creativo.

Un giornalismo “semiologico”

Maestro illuminato, nel 1945 Rodari diviene direttore dell’Ordine Nuovo a Varese dando prova di una lucida capacità analitica. Due anni dopo è chiamato all’Unità nella sezione cronaca, ove mostra un’attitudine per il racconto visivo, un’innata capacità di decifrare la realtà a partire dai “segni” che ha sotto gli occhi. Osservare le persone, raccontare i fatti nella forma-racconto sono due elementi che rendono la sua scrittura estremamente personale, un modo altro di fare giornalismo.

Creatività, ovvero rivoluzione

Si riflette, qui, quella tendenza a superare limiti e convenzioni che farà della sua opera un grande inno alla creatività, un bisogno d’espressione del “pensiero divergente“. Con stile piano e misurato, sempre orientato a una comprensione trasversale, l’autore si fa notare per una rara chiarezza espositiva che si pone al servizio del lettore, secondo un’idea di comunicazione che non accetta barriere.

Gianni Rodari e la fantasia al potere

Le successive esperienze alla Domenica dei piccoli e alla direzione del Pioniere (il settimanale dell’Api, 1951) mettono in luce la scelta d’impegno e cultura che è alla base della sua opera, segnata da uno sforzo di far passare il messaggio attraverso la fantasia, l’immaginazione, il racconto. È su tali pagine che prendono corpo alcuni dei personaggi dell’autore, primo fra tutti l’indimenticabile Cipollino, campione di un’umanità diversa e di una società più giusta. Sul Pioniere avviene, inoltre, la sperimentazione del fumetto, mezzo accattivante per il suo accostamento di parole a immagini, sintomo ancora una volta della poliedricità rodariana.

Di cultura e politica

Scrittore che attraversa generi e linguaggi, egli concepisce ogni opera come uno strumento d’educazione, recupera il valore pedagogico della fiaba e della filastrocca ponendo al centro l’esperienza del lettore, la sua partecipazione attiva e consapevole. Non c’è distanza, pertanto, tra la sua attività di autore, giornalista e maestro.
L’idea di letteratura che propone è il riflesso di uno specifico orizzonte d’idee, maturato – anche – nel circuito legato al PCI, del quale è sì militante ma soprattutto portavoce della “base”: operai, studenti, contadini, proletari.

L’anticonformismo come ideale

Dalle pagine dell’Unità la sua scrittura fotografa eventi difficili, lega la cronaca alla storia e rivela un progetto ideologicamente orientato, teso a stimolare la partecipazione, il dialogo, la riflessione sulla società. Tale spirito migra, con pari intensità, in quei testi per l’infanzia che mettono a frutto la carica libertaria sperimentata con i ragazzi, come nel caso della Torta in cielo o di Tante storie per giocare. Ogni opera di Rodari si presenta come il prodotto finale di una processo creativo partecipato, a sua volta destinato a rappresentare l’inizio di un nuovo “gioco”, di un’avventura fantastica.

Il bambino come soggetto politico

I temi affrontati passano con disinvoltura dal piano giornalistico alla scrittura per bambini, non censurando la realtà del proprio tempo con i drammi e le utopie. Parlare di democrazia, di pace, guerra, fare riferimento ai mestieri più umili, alle realtà meno “poetiche” è, per Gianni Rodari, una missione etica, il senso di un percorso intellettuale che individua nei lettori più giovani i cittadini del domani.

Ribaltamento del senso comune

C’è sperimentazione linguistica nei suoi testi, un raffinato sconfinamento di generi che lo avvicina alla migliore tradizione novecentesca, da Calvino a Raymond Queneau. Quel che emerge con maggior forza è comunque lo scopo sotteso al suo intero lavoro: la dissacrazione dei luoghi comuni, il superamento degli steccati come dichiarazione di libertà.

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L’intervento sul linguaggio, al pari della riscoperta delle tradizioni popolari (la favola, la filastrocca), si pone allora come un preciso strumento d’azione; raccontare la realtà da una prospettiva altra, costantemente inusuale, permette infatti al lettore di percepire nuove prospettive, abbandonare le convenzioni e lasciarsi andare a un rinnovato sentimento di pace.

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Riferimenti bibliografici su Gianni Rodari

  • Boero P., Una storia, tante storie. Guida all’opera di Gianni Rodari, Torino, Einaudi, 1992.
  • Capanna I., Gianni Rodari o dell’importanza della fantasia, in “Left”, 23 ottobre 2019 (verificato il 12 maggio 2020).
  • Fiori S., Gianni Rodari, la fantasia al potere, in “Il Venerdì di Repubblica, 10 aprile 2020.
  • Greco P., L’universo a dondolo. La scienza nell’opera di Gianni Rodari, Milano, Springer Verlag, 2010.
  • Sebastiani A., «Tante storie per giocare»: Gianni Rodari, la radio, la letteratura, l’ideologia, in “Griseldaonline”, 17, aprile 2019.

 


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