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Giornata Mondiale del Libro 2020: i nostri titoli preferiti

12 minuti di lettura

Il 23 aprile non è solo l’anniversario della nascita di William Shakespeare: è anche la Giornata Mondiale del Libro. La redazione Letteratura di Frammenti ha quindi provato per l’occasione a pensare ai nostri libri preferiti, quelli senza i quali la nostra vita forse non sarebbe la stessa. Non è stata una scelta facile, ma siamo felici di condividere con voi questa piccola lista.

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«Il conte di Montecristo» di Alexandre Dumas

Giornata mondiale del libro
Alexandre Dumas (padre). Da: megainteresting.com

Vendette, intrighi e passioni in un classico della letteratura senza tempo: Il conte di Montecristo. La storia la conoscono tutti: il giovane e innocente Edmond Dantès è vittima di uomini senza scrupoli, che per invidia gli portano via tutto, compresa la libertà. Prigioniero per quattordici anni al Castello d’If, Edmond tesse la sua vendetta su tutti coloro che l’hanno tradito in un complesso intreccio che lo porterà a consumare persino sé stesso.

Un romanzo che ha proprio tutto: complotti, evasioni, travestimenti, tesori nascosti e, ovviamente, l’ossessione suprema della vendetta, che verrà consumata lentamente e con gusto sia dal protagonista che da noi lettori. Non lasciatevi spaventare dalle oltre 1200 pagine. Ci vuole tempo per regolare i conti.

Scelto da Azzurra Bergamo


«Uomini e topi» di John Steinbeck

John Steinbeck. Da: illibraio.it

«È come il paradiso. Tutti quanti vogliono il pezzetto di terra. Qui io leggo molti libri. Nessuno trova il pezzetto di terra. È solamente nella testa. Non fanno altro che parlarne, ma ce l’hanno solamente nella testa.»

Romanzo breve del 1937, Uomini e topi di John Steinbeck narra la storia di George Milton e Lennie Small, due braccianti che, sullo sfondo della Grande Depressione, emigrano a Soledad, in California, per realizzare il sogno di un pezzetto di terra di cui diventare proprietari.  I due, però, andranno incontro a un destino più grande di loro, che svelerà presto quanto illusori siano i loro sogni, e quanto reali, invece, siano la solitudine e la crudeltà della vita.

Che sia la traduzione di Cesare Pavese o quella più recente di Michele Mari, consigliamo la lettura di questo romanzo per la sua forza espressiva e simbolica, e per lo struggente lirismo che trasuda nelle sue pagine. John Steinbeck non ha semplicemente scritto un romanzo sui braccianti californiani nella Grande Depressione: ha scritto un romanzo universale, su uomini alle prese con i propri sogni infranti e un destino di solitudine e fallimento.

Scelto da Alberto Paolo Palumbo


«La nausea» di Jean-Paul Sartre

Giornata mondiale del libro
Jean-Paul Sartre. Da: cinquecolonne.it

Ad un certo punto lo studioso Antoine Roquentine si ferma, smette di viaggiare, e si stabilisce nella città di Bouville. Ma non si ferma solo fisicamente, anche spiritualmente. Perché è come se la sua vita si trovasse in punto di stallo. Una sorta di momento fermo in cui il passato pare lontano e il presente sembra non avere più alcun senso. Ma la conseguenza più inevitabile di questa situazione è che, se il presente non ha più senso, non solo non c’è più futuro, ma la vita stessa, nella sua interezza, pare vacillare in uno stato di dubbio esistenziale.

Ed è così che subentra la dolce e orribile sensazione di nausea, che pervade il corpo e la mente di colui che non riesce più a dare significato all’inesorabile riproporsi dei giorni, dei mesi, degli anni. Ma in una contestualizzazione più storica, questo romanzo, dolce e trasgressivo allo stesso momento, ci rappresenta la condizione di disagio dell’intellettuale alla vigilia della Seconda guerra mondiale. Condizione che sembra, in questo senso, protagonista perfetto della filosofia esistenzialista di Jean-Paul Sartre, che impregna il romanzo dalla prima riga, fino all’ultima.

Scelto da Vladislav Karaneuski


«Amatissima» di Toni Morrison

Toni Morrison. Da: corriere.it

Un romanzo maestoso, di straordinaria intensità, che profuma di capolavoro, premiato con il Pulitzer nel 1987. Amatissima, la cui trama si basa sulla storia vera della schiava Margaret Garner, intrecciata a mito e leggenda, racconta la vita dell’indomabile Sethe che, negli anni precedenti alla Guerra civile americana, si ribella al proprio destino alla ricerca della libertà, per se stessa e per i propri figli. Ma perché, pur essendosi salvati dalla schiavitù, non riescono a rifarsi una vita? Paul D, schiavo nella piantagione di “Sweet Home”, innamorato di Sethe, tenta inutilmente di convincerla a lasciarsi il passato alle spalle, non immaginando il segreto della donna.

In questa “epica degli ultimi” Toni Morrison, corteggiando il fantastico e il gotico e sfiorando l’horror, dà vita a immagini talmente potenti che trovano pochi termini di paragone.

Scelto da Federica Funaro


«Le ore» di Michael Cunningham

Michael Cunningham. Da:aescotilha.com

Le ore è un omaggio di Michael Cunningham alla scrittrice britannica Virginia Woolf. Le tre storie parallele che lo compongono sono, infatti, strettamente intrecciate a uno dei suoi capolavori, La signora Dalloway. La parte ambientata nel 1923 vede proprio la Woolf protagonista, nel periodo in cui sta ancora lavorando alla stesura del romanzo; la protagonista di quella ambientata nel 1949 è invece Laura Brown, una casalinga californiana innamorata del capolavoro della Woolf. Ma la più interessante è la parte ambientata negli anni Novanta, una vera e propria “rielaborazione sul tema” de La signora Dalloway, in cui Cunningham immagina come sarebbe stata la vita di Clarissa se lei, a differenza di quanto accade nel romanzo originale, avesse sposato Sally e il suo rimpianto di gioventù fosse Richard.

Questo romanzo, vincitore del Premio Pulitzer per la narrativa nel 1999, farà impazzire i fan della penna della Woolf, ma anche chi non sapeva che The Hours, film del 2002 di Stephen Daldry (con Meryl Streep, Julianne Moore e Nicole Kidman, e per il quale quest’ultima ha vinto l’Oscar come miglior attrice protagonista), era tratto da un libro.

Scelto da Francesca Cerutti


«Infinite Jest» di David Foster Wallace

David Foster Wallace. Da: illibraio.it

Per complessità, snodi narrativi, forma Infinite Jest di David Foster Wallace è tra i romanzi più alti che la letteratura abbia mai saputo produrre. Con più di 1200 pagine corredate di note, Infinite Jest genera mostri, angosce, ci fa ripiombare in quella parte di noi stessi che tanti hanno chiamato “inconscio”. In due parole, la trama è questa: Stati Uniti, un futuro più o meno prossimo, gira una videocassetta in forma di supporto non identificato, chiamata l’Intrattenimento. Chi la guarda se ne intossica, rimane paralizzato, ipnotizzato da ciò che vede proiettato sullo schermo, non se ne stacca, trascura tutto, e muore. Intrecciati a questo fatto, corrono la frenesia di un’Accademia di tennis molto agonistica e richiedente, e la vita malata di un centro di recupero per tossicodipendenti. L’Intrattenimento, ovviamente, finirà sia nell’una sia nell’altra sponda.

La Cosa Brutta non è qui qualcosa o qualcuno, ma l’umano in generale. La penna di Foster Wallace è talmente efficace che le immagini che produce, spesso atroci, non si scollano dalla mente neanche forzandole, anzi, lì crescono, fino a diventare parte di voi. Ma ecco dove sta il genio di Wallace: proprio qui, dove la nostra carne si fa tremula di fronte allo spavento, l’autore ci invita ad un coraggioso esercizio di umanità. «Questi siete voi», abbiate pietà per il frutto del vostro seme. Questa la scintilla di luce che brilla anche nel fondo più buio delle più buie pagine di Infinite Jest. La catarsi di chi sa riconoscersi anche dove non c’è salvezza, e si rialza, accettando di partecipare al gioco infinito che è la vita.

Scelto da Giovanni Fava


«Satura» di Eugenio Montale

Giornata mondiale del libro
Eugenio Montale. Da: sololibri.net

Il poeta degli Ossi di Seppia e del Non chiederci la parola nel 1971 (dopo quasi quindici anni di silenzio) ha pubblicato la sua ultima raccolta, Satura. Dal tono crepuscolare, quest’opera si contraddistingue in modo particolare rispetto alle precedenti per un’ironia malinconica che accompagna i componimenti. Le prime due sezioni (Xenia I e Xenia II) sono dedicate alla moglie, Drusilla Tanzi (detta Mosca), morta nel 1963. È una testimonianza di assenze che si fanno presenze, che scopre l’ineluttabilità della morte con un lamento dolce e pacato:

«Avevamo studiato per l’aldilà / un fischio, un segno di riconoscimento. / Mi provo a modularlo nella speranza / che tutti siamo già morti senza saperlo.»

Le altre sezioni di Satura sono un’opera di dissacramento della modernità e dei suoi miti: l’esempio più iconico è senza dubbio Piove (parodia del capolavoro dannunziano), reinterpretata secondo i nuovi epistemi tragici.

Scelto da Camilla Volpe


Immagine di copertina: Photo by Eliabe Costa on Unsplash

 


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Redazione

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