La grafica cubana: l’immagine come strumento politico

Articolo della newsletter n. 63 - Luglio/Agosto 2026
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L’idea dell’utilizzo dell’immagine come strumento politico è un tipo di concetto che attraversa gran parte del Novecento, trasformando la comunicazione visiva in un mezzo centrale per la costruzione dell’identità collettiva. A Cuba, la produzione di manifesti e materiali visivi diventa parte integrante della vita del cittadino e della diffusione di ideali sociali e politici. La grafica assume così un ruolo che va decisamente oltre l’informazione: questo tipo di rappresentazione agisce direttamente sulla percezione del pubblico, semplificando concetti complessi trasformandoli in simboli immediati.

Questo processo trova uno dei suoi esempi più significativi nella produzione grafica cubana successiva alla Rivoluzione del 1959, in un paese privo di un mercato pubblicitario tradizionale il manifesto diventa uno strumento centrale, partecipando attivamente alla costruzione della nuova identità socialista. 

ICAIC e la nascita di un nuovo linguaggio visivo

Uno dei centri fondamentali di questa trasformazione è l’ICAIC (Instituto Cubano del Arte e Industria Cinematográficos), fondato nel marzo del 1959. L’istituto, con sede a L’Avana, non si occupa solo di cinema: oltre alla produzione di opere cinematografiche il suo ruolo include la diffusione di esse attraverso il manifesto, uno degli strumenti principali della comunicazione visiva dell’istituzione. Questa condizione ha generato in quegli anni una libertà creativa (inusuale rispetto alla propaganda tradizionale) che ha favorito lo sviluppo di uno stile grafico autonomo e sperimentale. 

L’obiettivo principale dell’ICAIC era dunque quello di utilizzare il cinema come mezzo di comunicazione di massa, capace di coinvolgere (e anche educare) la popolazione, elevare la qualità della produzione cinematografica cubana e diffonderne la fruizione presso un pubblico ampio. L’istituzione realizzava documentari, cinegiornali e cortometraggi a sostegno dei principi della Rivoluzione e alla costruzione di una coscienza collettiva in linea con il progetto socialista. A questo, si affiancava un lavoro sul piano visivo affidato a un dipartimento grafico interno incaricato di progettare manifesti originali per la promozione dei film cubani e delle opere straniere distribuite sull’isola, contribuendo così alla definizione di un’identità estetica coerente con gli obiettivi culturali dell’istituzione.

In questo contesto emerge la figura di Eduardo Muñoz Bachs: autore di oltre duemila affiche, il suo stile si riconosce per la semplicità apparente, l’uso espressivo del colore e la centralità della figura umana spesso resa con tratti infantili o caricaturali. Il sui lavori non si limitano a descrivere il film o l’evento, ma costruiscono una traduzione visiva sintetica ma anche poetica. In generale, i poster dell’ICAIC si distinguono per la capacità di intrecciare influenze diverse: pop art, avanguardie storiche, surrealismo e grafica modernista. Tutto questo, in una sintesi formale che privilegia il colore piatto, la riduzione delle forme e l’immediatezza comunicativa. Seguendo lo stesso principio, negli anni Sessanta e Settanta collaborano allo sviluppo della grafica cubana graphic designer come Alfredo Rostgaard e René Azcuy

Vampiros en la Habana (1985), Eduardo Muñoz Bachs fonte

Già prima dell’ICAIC, tuttavia, il lavoro di Eladio Rivadulla Martínez aveva posto le basi di questo linguaggio che si era sin da subito rivelato decisamente efficace. Attivo dagli anni Quaranta, sviluppa una grafica legata al cinema e alla comunicazione popolare, introducendo elementi come l’uso simbolico del colore, la serigrafia, la tipografia disegnata e l’integrazione della fotografia.

primo poster politico della Rivoluzione Cubana realizzato da Eladio Rivadulla Martínez fonte

OSPAAAL, oltre Cuba

Fondata a L’Avana negli anni Sessanta, l’OSPAAAL (Organización de Solidaridad con los Pueblos de Asia, África y América Latina) estende questo linguaggio oltre il contesto cubano, rivolgendosi ai movimenti anticoloniali di tutto il mondo. Artisti come Alfredo Rostgaard e altri designer dell’organizzazione elaborano un linguaggio visivo fortemente simbolico, basato su contrasti cromatici intensi e composizioni sintetiche. Il manifesto diventa così non solo uno strumento di solidarietà internazionale ma anche un mezzo estetico autonomo che oscilla tra propaganda e sperimentazione artistica.

All’interno di questo sistema visivo si afferma anche la figura di Che Guevara, divenuta una delle icone grafiche più riconoscibili del Novecento. L’immagine più utilizzata è il celebre scatto di Alberto Korda, Guerrillero Heroico, che viene sin da subito rielaborata fino a trasformarsi in un simbolo universale di ribellione e idealismo politico. La sua diffusione supera presto il contesto cubano, entrando nella cultura visiva globale e assumendo significati diversi a seconda degli usi: propaganda, attivismo, cultura giovanile e consumo commerciale. 

Questo dimostra come nel Novecento prodotti di questo tipo abbiano oltrepassato la funzione originaria di comunicazione politica fino a diventare, come nel caso di Che Guevara, icone autonome capace di circolare indipendentemente dal suo contesto. L’immagine, mezzo fortemente influente e autorevole, …

Dorasia Ippolito

Classe 2002, sono pugliese ma vivo a Venezia. Presso l’Accademia di Belle Arti ho conseguito la laurea triennale in Scenografia e Architettura di scena. Ora studio Storia dell’Arte, sempre immersa nella meravigliosa atmosfera veneziana.

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