Il “Trittico della metropoli”
di Otto Dix: una dura critica
alla Germania degli anni ’20

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Trittico della metropoli, 1927-28, tecnica mista su legno, Stoccarda, Kunstmuseum

Il Trittico della metropoli è un’opera esemplare del realismo tedesco della fine degli anni venti e, in particolare, dello stile del suo autore, che vi esprime un’aspra critica nei confronti dei costumi berlinesi all’epoca della Repubblica di Weimar. La tripartizione del dipinto rivela un’intenzione allegorica: ricollegandosi infatti all’arte gotica medievale, in cui il trittico celebrava la santità dei soggetti raffigurati, Dix intende mostrare con evidenza e per contrasto il degrado materiale e morale della società a lui contemporanea.

Il pannello centrale presenta l’interno di un locale alla moda, ritrovo ideale per una società incentrata sul denaro, il lusso e il consumo. Gli avventori, ricchi borghesi, si divertono al ritmo di una band jazz; una donna con i capelli “alla maschietta”, ricoperta di perle e di plissettature, sventola un grande ventaglio di piume; una coppia al centro della pista balla freneticamente; un’altra seduta osserva con indifferenza l’orchestrina; alcune persone sono raccolte attorno a un tavolo da gioco. Tutte le figure, le donne in particolare, sono emblema del lusso e dello sfarzo: trasformati in una sorta di merce pregiata, questi personaggi riescono grazie al denaro a rappresentarsi in modo esteriormente perfetto.

Nel pannello di destra è raffigurata una grottesca parata notturna. Equivoci personaggi femminili sembrano scendere e salire da una scala, che poi si solleva dal piano della strada fiancheggiata da una costruzione di stampo barocco. Nelle due donne in primo e secondo piano l’artista sottolinea fortemente il richiamo sessuale, che assume toni grotteschi. L’abito della prima, infatti, un vestito rosa con un lungo spacco verticale circondato da un collo di pelliccia, rievoca nelle forme e nei colori il sesso femminile. La donna alle sue spalle invece mostra senza vergogna un grosso e flaccido seno nudo. La fila delle signore si muove indifferente al mutilato di guerra che, accovacciato a terra, rivolge un saluto militare. Sono due realtà inconciliabili: quella fittizia del piacere e quella priva di illusioni della distruzione fisica.

Nel pannello di sinistra, infine, Dix rappresenta con realismo un quartiere povero e malfamato. Alcune prostitute con lo sfarzo grossolano dei loro vestiti mostrano il livello più basso della sessualità e della morale, riducendo i loro corpi a merce di minimo valore. Ai segnali di allettamento sessuale rispondono segnali di impotenza: un altro mutilato guarda le donne con desiderio, che non potrà avere soddisfacimento; un cane abbaia mentre un secondo uomo giace ubriaco a terra. A fare da sfondo questa volta un banale muro di mattoni e squallide vetrine e abitazioni.

Le scene raffigurate nei tre pannelli corrispondono ad altrettanti livelli di piacere, che esprimono al contempo diversi stadi di dissoluzione morale, simboleggiati soprattutto dalle modalità in cui sono presentati i corpi femminili. Il livello più alto nel pannello centrale: il degrado e il vizio si nascondono sotto lo sfarzo e la vivacità della serata. Un livello medio-basso in quello di destra, in cui l’offerta sessuale ha bisogno di travestimenti e maschere ben oltre il buon gusto. Nel pannello di sinistra la forma del sesso senza trucco, ridotto a pura e bestiale fisicità.

Nell’opera la pittura di Dix risulta molto precisa e accurata e, nella stesura dei colori, ricca di velature e trasparenze. L’autore si ricollega esplicitamente alla tradizione gotica e rinascimentale tedesca e fiamminga, non solo per la struttura a trittico, ma anche per l’impostazione moraleggiante e visionaria. Anche nella tecnica è, infine, molto evidente il rimando alle figure allungate della tradizione pittorica nordica. In questo capolavoro Dix ha dosato le varie componenti del suo stile intrecciandole sul piano del racconto: il realismo analitico e duro si è qui caricato di elementi grotteschi nei gesti, nelle espressioni, nei corpi. Alle forme della tradizione gotica si è sommato l’Espressionismo moderno, generando una atmosfera pesante e insieme irreale. Le contraddizioni insite nell’apparentemente spensierata vita quotidiana della Germania degli anni venti, desiderosa di lasciarsi alle spalle la drammatica esperienza della guerra, trovano una raffigurazione inquietante e definitiva nel linguaggio spregiudicato del capolavoro di Otto Dix.

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Sono nata ad agosto nel 1992. Vivo tra le montagne in provincia di Lecco, ma scappo spesso in città. Ho studiato Lettere Moderne all'Università Statale di Milano e mi incuriosisce la Linguistica. Cerco di scrivere, di leggere e di vedere quante più cose possibili. Cerco storie. Amo i racconti, la scultura, la poesia, la fotografia. Mi piacciono i dettagli, le simmetrie, i momenti di passaggio.