In quarantena con filosofia: sul Bene | òbolo /9

Secondo Platone, esistono due tipi di visione. Una prima sensibile, rivolta alla materialità dell’esistenza. Noi vediamo con gli occhi questo tavolo, questa sedia, questo bicchiere, ne distinguiamo i colori, percepiamo le loro qualità. Ma perché siamo in grado, davanti alla molteplicità di tavoli, sedie e bicchieri, di riconoscere sempre, senza dubbi, un tavolo, un bicchiere, una sedia? In fondo, nessuno di essi riporta scritta un’etichetta che ci indichi che cos’è.

Secondo Platone, siamo in grado di far ciò perché esiste una seconda visione, intellettuale, che si rivolge non ai corpi, a ciò che diviene, a ciò che passa nella concretezza della vita (la sedia spezzata, il bicchiere rotto, il tavolo usurato) ma, piuttosto, alle “idee”, ossia ai modelli, alle forme che ci permettono di riconoscere, nella loro materialità, le cose. Le cose, dice Platone, partecipano delle idee, e solo per questo motivo noi possiamo ricondurre ognuna di esse ad un nome, ad un concetto.

Platone dice anche che tra le idee c’è una gerarchia. Alcune sono, per così dire, più idee di altre. La più idea delle idee, cioè l’idea alla quale tutto, anche le idee, partecipano, è l’idea del Bene. Il Bene, dice Platone, è come il Sole, che dona luce, e con ciò vita, a tutto ciò che esiste.

Perché? A ben pensarci, il motivo per cui Platone pone l’idea del Bene sopra tutte le altre è intuitivo. Prendete, ad esempio, un tavolo. Ci sono diversi tipi di tavoli, ma tutti partecipano in qualche modo, come abbiamo detto, dell’idea di Tavolo. Ora, quand’è che un tavolo è davvero un tavolo? Quand’è che un tavolo, per usare un termine filosofico, risponde alla sua essenza? Certamente non quando ha una gamba spezzata, o quando sopra non ci si può studiare, mangiare, ecc. Un tavolo rotto non è, propriamente, un tavolo, non è, del tutto, un tavolo. Solo un tavolo che assolve, nel migliore dei modi possibili, alla sua essenza, può essere considerato tale. I restanti no, o meglio, solo in parte.

Ciò significa che è solo alla luce dell’idea di Bene che noi possiamo dire di una cosa essere quella cosa. Gli occhi sono veramente tali quando vedono bene; un coltello è davvero tale quando taglia bene – o meglio, nel migliore dei modi possibili. E lo stesso vale per le persone: solo il buon amico è l’amico vero, solo la città buona è la città vera. Ma, anche, una vita buona è una vita che realizza ciò che cui essa è stata fatta. Il problema è conseguente: siamo noi, come singoli, in grado di riconoscere ciò che è bene per noi? Siamo noi capaci di dire per cosa siamo stati fatti? E, soprattutto, chi dice che cos’è l’uomo buono?


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Giovanni Fava
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