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In quarantena con filosofia: sul buon uso della vista | òbolo /2

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Come molto del lessico che si riferisce all’ambito della conoscenza, anche la parola intelletto rimanda nel suo etimo alla vista. Intelletto, infatti, deriva dal latino intelligere, verbo formato con buona probabilità da intus più legere: leggere dentro, guardare dentro.

Ciò che Aristotele, e poi molti dopo di lui, attribuivano all’uomo quale massima espressione della sua essenza, la capacità intellettuale, raziocinante, consiste nel vedere più a fondo le cose, o meglio, nel saper leggere dietro ad esse, dentro esse, ciò che la superficie nasconde.

Non giudicheremo sgradevole un’arancia solo perché la scorza ci pare acerba. Allo stesso modo, saper leggere dietro ciò che la realtà ci presenta, sapersi calare tra le pieghe del reale, per vedere quello che davvero dovremmo vedere, costituisce, in fin dei conti, l’esercizio autentico della nostra capacità intellettuale.

Secondo il filosofo Baruch Spinoza, è proprio questa capacità, quella di intelligere, ossia capire, ossia vedere, che ci sottrae al dominio delle passioni. Per Spinoza, l’uomo è vittima della sua stessa natura. Incatenato ai suoi desideri, dei quali non può, stoicamente, mutilarsi, l’animo umano è sottomesso ad una fluttuazione continua, che, come un vento, trascina con sé ciò che trova. La passione la si patisce, ossia aggredisce senz’essere vista, facendosi padrona del nostro agire.

L’intelletto diventa allora, in Spinoza, la capacità di vedere la passione prima che questa ci colga impreparati. Non annichilirla, non tentare di evitarla, ma essere coscienti del suo arrivo, come quando, sulla riva della spiaggia, sfruttiamo l’onta, senza lasciarci travolgere da essa, per prendere la spinta.

Ascendere alla prospettiva del tutto, cioè vedere con gli occhi della mente che siamo la tessera di un mosaico più grande, mosaico che Spinoza chiama Natura, è la virtù. Da questa prospettiva, da questa visuale che s’innalza sulla totalità delle cose, da quest’intelletto che contempla come dalla cima di una montagna l’ordine della Natura, è sinonimo di un intelletto che, veramente, sa esercitare la sua funziona. Ossia vedere. Non è facile, forse impossibile, ma la tappa finale di questo cammino ha un nome ben preciso: libertà.


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Giovanni Fava

25 anni, studio Filosofia a Bologna. Perlopiù passeggio in montagna.