fbpx
Limite

In quarantena con filosofia: sulla formazione | òbolo /5

3 minuti di lettura

Albert Einstein non è stato solo il grande fisico capace di rivoluzionare la nostra visione dell’universo. Numerosi suoi scritti, infatti, sono dedicati a riflessioni di più ampio respiro, filosofiche, diremmo, ma non solo, politiche, sociali, ecologiche. Tra le pagine del suo Come io vedo il mondo, alla fine di un breve paragrafo dal titolo Elevare gli uomini, dedicato alla missione della cultura, Einstein scrive:

«Il vero valore di un uomo si determina esaminando in quale misura e in che senso egli è giunto a liberarsi dall’io»

Einstein sembra sostenere qualcosa di paradossale. Che cioè, il valore di un uomo è autentico nella misura in cui egli ha successo nel dimenticarsi di sé, della propria identità. E, di conseguenza, che la vera cultura dovrebbe accompagnare l’uomo, l’uomo di valore, in questo processo di liberazione. 

Bisognerebbe capire se la parola che nel testo italiano è stata tradotta con cultura, corrisponda al tedesco Kultur e non, piuttosto, a Bildung. Nel caso si trattasse di quest’ultimo lemma, reso nel passo citato in italiano con cultura, appunto, il significato dell’affermazione di Einstein diverrebbe forse più perspicuo.

Leggi anche:
Genealogia della cultura

Bildung, difatti, non significa semplicemente cultura, ma, più nello specifico, formazione. Formazione inteso sia come evoluzione costruttiva del sé, come, diremmo, si forma una casa, per cui, mattone dopo mattone, l’edificio viene a sorgere a partire dalle fondamenta per innalzarsi poi sul terreno. Ma formazione anche topograficamente, ossia nel senso di formazione montuosa. La Bildung è la formazione dell’uomo che guarda alle cose come lo farebbe dalla vetta di una montagna, ovvero, dall’alto.

In questo duplice senso, che, in realtà, è molto più complesso di come l’abbiamo sintetizzato, Einstein sta dicendo che proprio in quel punto dove il nostro giudizio è più ricco di prospettive, dove la nostra visione del mondo ha come inglobato ogni altra visione del mondo, esso non può che perdersi, per riconoscersi come parte di quel tutto che ora contempla.

Se guardata da questa prospettiva, la stessa idea di cultura assume un altro valore. Tutte le scienze, tutti i saperi dovrebbero, seguendo il motto einsteiniano, fungere da scalini verso quel momento in cui il sé si perde in essi, ossia dove ogni inserzione dell’io nel nostro pensiero si risolve in oggettività, dove l’io, finalmente, si può dire formato.


Leggi anche gli altri òboli quotidiani di Frammenti per affrontare la quarantena con filosofia

Giovanni Fava

25 anni, studio Filosofia a Bologna. Perlopiù passeggio in montagna.