Il Teatro della Cooperativa festeggia un importante compleanno: venticinque anni, il primo quarto di secolo. Decide di celebrare questo traguardo ricordando un fatto storico significativo avvenuto nel quartiere Niguarda a Milano tra il 1922 e il 1923. Il quartiere fu vittima di numerosi attacchi fascisti, ma gli abitanti delle case della Società Edificatrice Niguarda respinsero questi attacchi e il 7 Giugno 1923 il Duce scioglie il consiglio Comunale dell’ex-comune Niguarda perché «partigiano e fazioso».
Rimane il fatto inconfutabile che a Niguarda l’antifascismo divenne attivo molto prima che in altre zone della città. Ora, ecco il punto a cui volevamo giungere. In giro per il mondo non mancano teste calde, sovranisti, populisti, xenofobi e razzisti, per cui sarebbe bene tenere presente quello che il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha spesso dichiarato, ossia che nei confronti dei conflitti, del terrorismo e di tutti gli attacchi diretti alla democrazia e alla civiltà è necessaria una risposta non solo istituzionale ma culturale. In sintesi, l’istruzione, la musica, il cinema, i media, le arti in genere, compreso il teatro ovviamente, possono e devono avere un ruolo determinante. Perciò ci sembra giusto in questo biennio teatrale partire e dare risalto a una microstoria di una nobiltà quasi epica e non per vacua autoreferenzialità o come mero rituale celebrativo, bensì per salvaguardare e tramandare la memoria di una piccola comunità che, nonostante le poche forze e le gravi perdite subite, seppe ergersi a roccaforte e porsi a modello imperituro.
Renato Sarti, direttore del Teatro della Cooperativa. (Grassetto nostro)
Celebrazione della storia
La Stagione 2026/2027 si apre con tre storici spettacoli firmati da Renato Sarti: Nome di battaglia Lia, Mai morti e Gorla fermata Gorla. A ottobre continua la stagione con un monologo sulla fragilità e il diritto a reinventarsi dal titolo Diva – meglio all’Inferno sui tacchi che in Paradiso con le ballerine.
Parla di Niguarda anche lo spettacolo Il Fanciullino, nato dalle interviste che la regista Renata Ciaravino ha condotto con persone tra i settanta e i cento anni. Altro spettacolo con Marta M. Marangoni è Ma come ho fatto a sopravvivere? Cronache semiserie del mio teatro sociale, «un racconto tra stand-up comedy e narrazione, che rivela come nel caos della diversità si nasconda un teatro vivo, necessario e umano».

Tematiche mai obsolete e debutti nazionali
Il Teatro della Cooperativa si impegna a narrare le storie proprio di tutti, cercando di toccare le tematiche che più hanno ancora bisogno di visibilità: Bravissime si interroga sull’imperativo della perfezione fisica che ancora persegue le ragazze e giovani donne della nostra società della performance. A dicembre Aria di libertà e Don Chisciotte senza mancia accompagnano il pubblico alla fine del 2026.
Il 2027 inizia con Ausmerzen − Vite indegne di essere vissute racconta il primo vero e proprio sterminio di massa da parte dei nazisti operato contro malati di mente e disabili.
Si mettono a confronto in tono ironico e leggero le generazioni nei due spettacoli Noi due dobbiamo parlare. Generazioni a confronto e La vendetta dei Boomers. Continua il suo impegno sociale e politico Renato Sarti dirigendo lo spettacolo Le pietre della Libertà.
Tre debutti nazionali per L’apparenza inganna con la regia di Sarti, Nessun luogo diretto da Federica Gottini e I Macchiaioli. Storia dei ragazzi che fecero la rivoluzione di e con Massimiliano Loizzi.
Ciò di cui non si parla
Per chiudere la Stagione 2026/2027 il Teatro della Cooperativa parla di mafia, argomento fin troppo dimenticato nel dialogo sociale, con Il giudice e il bambino un toccante testo che immagina l’incontro in paradiso tra Paolo Borsellino e Giuseppe Di Matteo, il bambino ucciso dalla mafia nel 1996. Sono due i testi che affrontano il tema dell’infertilità dal punto di vista femminile con 121 api operaie e da quello maschile con (s)Permaloso. Quattro matte risate sull’infertilità maschile.
Chiude la stagione La scena degli avanzi con Fabio Oreglio, dove il basso impatto ambientale si fa scena attraverso l’utilizzo di materiali di recupero, monologhi, brani musicali recuperati e frammenti di repertorio.
La Stagione 2027/2027 del Teatro della Cooperativa si prospetta come l’inizio non solo di una celebrazione, ma anche di una rivoluzione; perché la cultura si faccia portavoce di un cambiamento di attitudine verso una realtà che sta diventando sempre più distopica. Per fare parte di questa nuova comunità del cambiamento non ci resta che andare e vederci a teatro.