Negli ultimi anni, con la nuova direzione artistica di Ivonne Capece, il Teatro Fontana ha proposto al proprio pubblico uno sguardo sempre audace e originale sul teatro contemporaneo. Il claim della stagione 2026/2027 è «Il nemico».
Tenersi gli amici stretti e i nemici ancor di più
La scelta di chi sia nemico e chi amico è netta, chirurgica, spiega Capece. Ogni epoca sceglie il proprio nemico e lo ritrae con linee ben marcate, che non lasciano spazio alle sfumature:
Il nemico nasce così: da un gesto di montaggio. In questo senso è un oggetto estetico
Ivonne Capece, dal comunicato stampa
prima che politico. Ha una sua eleganza: netto, leggibile, senza sbavature. È la versione semplificata del reale che possiamo finalmente sopportare. Non è vero che odiamo il nemico, lo usiamo per evitare quella zona opaca in cui le cose non coincidono, dove le posizioni si incrinano, dove anche noi diventiamo discutibili. Per questo ogni epoca fabbrica il suo con cura.
Chi sono, quindi, i nostri nemici? Come si chiamano? Che cosa può insegnarci riconoscere perché qualcuno ci è amico e qualcun altro nemico?
Selezionare un nemico come scegliere uno spettacolo
Il focus dell’intera stagione 2026/2027 verterà intorno a queste domande e prenderà avvio con la rassegna Chiostri Suite.
Passio di Raul Iaiza interroga la figura di Giuda Iscariota, traditore per antonomasia. Gli Instabili Vaganti portano Luce, un progetto musicale accompagnato dal video mapping. Ultimo appuntamento della rassegna è Peitho, di e con Federica Fracassi, dal testo di Irene Petra Zani.
Le produzioni sono il cuore pulsante della stagione del Teatro Fontana, sede di Elsinor Produzioni Teatrali.
Fabio Condemi, affiancato nella drammaturgia da Federico Bellini, firma la regia di Lo strano caso del Dr. Jekyll e del Signor Hyde. Torna con una nuova regia Giovanni Ortoleva, che si confronta con I sette a Tebe: non plus ultra della riflessione intorno al nemico nato nella propria casa, sangue del proprio sangue.
Ivonne Capece chiude le nuove produzioni a giugno con un reading di Così è (se vi pare) di Luigi Pirandello. Sempre di Capece, accanto alle nuove produzioni, tornano La città dei vivi e Casa di bambola.
Nella stagione 2026/2027 trova spazio anche la musica, a partire da FCK – A Modern Musical Love*, per poi passare ai concerti-spettacolo della John Stanson Band, dai titoli Beatles!, Una notte in Italia e Dalla. Com’è profondo Lucio.
Le ospitalità
Nelle 16 ospitalità il Nemico non è una figura ma una funzione. È ciò che una comunità
Ibidem
decide di espellere, che un’epoca sceglie di temere, che un individuo rifiuta di riconoscere in se
stesso. Tra guerre, desideri, ideologie, famiglie e ossessioni private, questi spettacoli interrogano il momento esatto in cui l’altro smette di essere una persona e diventa una categoria.
Hotel Dalidà di Irene Petra Zani, con Roberta Lidia De Stefano, apre la stagione, seguito da Le tre cicorane di Dario De Luca, spettacolo che chiude la trilogia sulla fiaba calabrese.
La stagione prosegue con Non sentire il male, di e con Elena Bucci, per poi passare ad A cena con Macbeth, con la regia di Emanuele Conte, e al cult Accabadora di Michela Murgia, con Anna Della Rosa diretta da Veronica Cruciani. Sempre con Cruciani alla regia è L’amante di Harold Pinter.
La seconda metà della stagione si apre con Ciacci Live – Capodanno Edition, che passa presto il testimone a Fear No More, spettacolo con la regia di Simona Gonella che mette in dialogo Virginia Woolf con i suoi personaggi.
Si confronta con la letteratura di fine Ottocento anche Andrea Adriatico, con Il piacere di Gabriele D’Annunzio. Si passa invece alla drammaturgia contemporanea con L’estinzione della razza umana di Emanuele Aldrovandi e con KR70M16. Naufrago senza nome di Saverio La Ruina.
Il nemico si delinea sempre più chiaramente in Gott mit uns di Riccardo Lanzarone e in 1984 di George Orwell, con la regia di Corrado Accordino.
Chiudono la stagione La ragione degli altri, con l’adattamento drammaturgico di Linda Dalisi e la regia di Dario Postiglione, e Lo zoo di vetro, diretto da Rajeev Badhan.
Fontana Studio
Il Teatro Fontana conferma la propria vocazione di teatro votato alla contemporaneità e la sua attenzione alla ricerca. Nasce così Fontana Studio, un cantiere permanente della creazione contemporanea:
Non uno spazio protetto per artisti emergenti, ma un territorio di confronto reale tra le nuove drammaturgie, scritture sceniche contemporanee, dispositivi performativi, pratiche interdisciplinari e nuovi immaginari.
I titoli compresi in questo contesto sono Un po’ meno fantasma di Tommaso Cheli e Francesca Sarteanesi, Qui vivremo bene di Dopolavoro Stadera e Argot Produzioni, Seg_Men_Tar_Si, scritto da Chiara Arrigoni e diretto da Ivonne Capece, e Pezzo a due con dieci piante di Conferenza Balaam.
Lo Studio torna al passato con Nell’occhio del labirinto. Omaggio a Enzo Tortora di Chicco Dossi e Simone Tudda, e guarda al futuro con Life Is a Flower di Mulino ad Arte.
C’è spazio anche per altre espressioni performative, come Clown Schnapsidee, tratto da Opinioni di un clown, con Ian Gualdani e la regia di Jonathan Bertolai.
Si analizzano figure cruciali della nostra cultura in Il miracolo di San Sebastiano di Matthieu Pastore e Giuseppe Affinito, e in Torquato Tasso di Johann Wolfgang Goethe, interpretato da Daniele Fedeli e diretto da Phoebe Zeitgeist.
Ad aprire, a febbraio, la seconda metà di questa carrellata di ricerca e studio sono Crick. Atto unico in sei resoconti di Francesco Silvestri, con la regia di Rosario Sparno, e Breviario di situazioni in cui occorrerebbe avere qualche fondamento di Tao di Matteo Gatta, Viola Marietti e Tristeza Ensemble.
Isabel di Aleksandros Memetaj e Yoris Petrillo amplia gli orizzonti sulla storia dell’Argentina, mentre con Orgia di guerra di HangarTeatri si riflette sul fenomeno in senso astratto e sulle retoriche che rendono la guerra quasi desiderabile.
Nemic* di ogni generazione
L’arte di vivere di Francesca Garolla, Laura Serena e Francesca Merli affronta il tema della morte, spesso dimenticato nella nostra società. Quest’ultima viene invece decostruita e spogliata dei suoi miti in Leibniz. Uno spettacolo barocco di Eleonora Paris e Irene Serini.
Si procede poi con storie familiari in Non una grande storia di Teatro dei Venti, per passare alle storie femminili di Han! di Thomas Richards e Theatre No Theatre, e di Milano Euro Baby di Giulia Sangiorgio e Compagnia Corpora.
La stessa tematica delle generazioni femminili è al centro di Mor. Storia per le mie madri di Sara Garagnani e Lucia Raffaella Mariani.
Affrontano la giovinezza e l’educazione da prospettive diametralmente opposte Tecniche di lavoro di gruppo di Pietro Cerchiello e Ariele Celeste Soresina, e Adolf prima di Hitler di Antonio Mocciola.
Chiude la stagione Pale Blue Doth di Sathya Nardelli e Nicholas Turba, con lo sguardo straniero di un alieno che ci costringe a riconsiderare ciò che chiamiamo umanità.
I progetti del Teatro Fontana proseguono poi con appuntamenti extra-palco e attività di formazione.
La stagione 2026/2027 promette, dunque, di affrontare tematiche attuali, in un clima mondiale come il nostro, con uno sguardo autocritico, attento e non superficiale, oltre che con un’alta percentuale di presenza femminile, tutt’altro che scontata.
Non resta, quindi, che andare a teatro e lasciarsi attraversare dalle domande che la drammaturgia contemporanea ha da offrire.


