In equilibrio tra vecchi successi e nuove canzoni: l’Acrobata Daniele Silvestri in tour

«Benvenuti in questo viaggio che faremo insieme, un viaggio che inevitabilmente vi farà ascoltare delle storie nuove, che non abbiamo ancora raccontato mai. Quindi chiederò la vostra attenzione ogni tanto, ma per il resto spero di riuscire, insieme agli amici che ho sul palco, che sono parecchi e sono parecchio bravi, ad incantarvi un po’ con le loro acrobazie».
Daniele Silvestri

Daniele Silvestri a Foligno. Foto di Stefania Brovetto

Daniele Silvestri a Foligno. Foto di Stefania Brovetto

Giovedì 10 marzo, Genova. Il teatro Politeama, gremito all’inverosimile.

Questa l’accoglienza per la prima data ufficiale del tour – per la prima volta nei teatri italiani – di Daniele Silvestri, per promuovere l’ultimo poliedrico album, Acrobati, pubblicato per Sony Music il 26 febbraio scorso.

Il disco era già primo in classifica su iTunes dopo poche ore dal rilascio. Primo posto anche nella classifica degli album più venduti in Italia (Fimi, WK 9).

La data zero del tour a Foligno il 27 febbraio era sold out da diverso tempo, così come Genova e altre 11 delle 31 – per ora – tappe in giro per l’Italia, a riprova dell’affetto che i fan provano per l’artista romano, in trepidante attesa da 5 anni per un nuovo progetto musicale. Al 2011 risale infatti l’ultimo album in studio, S.C.O.T.C.H., ma nell’intervallo fino ad Acrobati, Daniele Silvestri ha condiviso il successo con gli amici e colleghi Niccolò Fabi e Max Gazzè, riuniti in trio nel 2014 per la realizzazione del disco Il padrone della festa, cui segue un memorabile tour.

Ma torniamo al concerto. Il palco genovese trasformato in una piazzetta di paese, con facciate di case e il pozzo che nasconde il pianoforte. Meravigliosi giochi di luci hanno sottolineato e accompagnato la performance di Silvestri, insieme ai suoi sette musicisti. Oltre agli storici collaboratori Piero Monterisi (batteria), Gianluca Misiti (tastiere), Gabriele Lazzarotti (basso), sono quattro i nuovi aggiunti: Marco Santoro (tromba, fagotto e cori), Duilio Galioto (tastiere), Daniele Fiaschi (chitarre), Sebastiano De Gennaro (percussioni e vibrafono).

Daniele Silvestri al pianoforte. Foto di Stefania Brovetto

Daniele Silvestri al pianoforte. Foto di Stefania Brovetto

La serata comincia con una prima selezione di nuovi brani da Acrobati.

La verità ci rimanda alle atmosfere anni ’60 in salsa jazz, con l’evocativo suono della tromba di Marco Santoro, suonata con l’uso della sordina.

Ne La mia casa, canzone che apre l’album, Silvestri ci racconta la sua “casa universale”, quella di ogni viaggiatore, una poesia dedicata ai vari luoghi che ha visitato e vissuto, da Lisbona a Marrakech, da Berlino a Favignana, da Londra a Parigi, alla casa “vera”, la sua Roma.

Un altro bicchiere, che nell’album Acrobati vede, nelle parti in inglese, il contributo di Dellera degli Afterhours, è un “esercizio di impersonificazione” in persone di cui Silvestri ha incrociato lo sguardo nella sua vita quotidiana, senza azzardare alcun giudizio.

La mia routine inquadra con molta ironia la vita dell’uomo moderno, cristallizzato nelle sue abitudini, schiavo delle comodità e delle proprie sicurezze, senza ambizione di cambiare.

Melanconica Così vicina, dedicata alla fine di una storia d’amore, più ritmata Pochi giorni, eseguita senza stacchi subito dopo, che ci racconta di una separazione temporanea per un viaggio in solitaria della lei di turno, con le ansie che ne conseguono. Nel disco, partecipano Roy Paci alla tromba e Diodato alla voce.

Foto di Stefania Brovetto

Foto di Stefania Brovetto

Un pugno nello stomaco – e anche questo “esercizio di impersonificazione” – è Monolocale, una sorta di sperimentazione al cardiopalma, che accompagna un monologo in cui sono protagonisti i pensieri di una donna, disperata e con una pistola che vorrebbe usare contro se stessa, ma è indecisa. O forse spera ancora. Per ascoltare questo brano bisogna essere pronti a un diverso tipo di canzone, non più intesa in modo tradizionale, ma come teatro-canzone stile Giorgio Gaber, già omaggiato da Silvestri in S.C.O.T.C.H. con Io non mi sento italiano.

Quali alibi è il singolo di lancio dell’album e rispecchia il Silvestri di sempre, che gioca con le parole, critico verso la società e la politica.

Si ritorna al passato con Senza far rumore – inedito incluso in Monetine, doppio album di greatest hits del 2008 –, brano che ci racconta di un segreto svelato e scoperto troppo tardi.

Senza interruzione, ecco Tutta colpa di Freud, del 2014, colonna sonora dell’omonimo film di Paolo Genovese, brano ironico sull’inconscio, responsabile di azioni, scelte e comportamenti sbagliati.

In Ma che discorsi, estratto da S.C.O.T.C.H. del 2011, ritmato e coinvolgente, la vita di una coppia, fatta di liti futili ed amore, vista all’interno di un’auto in mezzo al traffico.

Precario è il mondo è la canzone che Silvestri scrive davvero in pochissimo tempo in occasione del suo intervento alla trasmissione di Fabio Fazio e Roberto Saviano Vieni via con me del 2010.

Ancora da S.C.O.T.C.H., è la volta del brano L’appello, con il suo ritmo allegro da marcetta in contrapposizione all’argomento trattato e con un testo paradossale. Chiaro il riferimento al Movimento delle Agende Rosse sulla trattativa Stato-mafia portato avanti da Salvatore Borsellino dopo l’attentato al fratello, tematica particolarmente a cuore a Silvestri.

Solo pianoforte e voce per Le navi, breve ed evocativa.

Lente ma molto ricercate le sonorità di Sulle rive dell’Arrone, canzone di culto per i fan, inserita nel sesto album del 2007, Il latitante.

Con la storica Il mio nemico, traccia presente in Unò-dué del 2002, si chiude la prima parte del concerto, con un intervallo che vede un cambio di scenografia. La piazza di paese scompare, il palco diventa un circo. E anche i musicisti cambiano d’abito per essere in tema, sfidando il caldo asfissiante sotto i costumi circensi.

Foto di Stefania Brovetto

Foto di Stefania Brovetto

Si riparte dopo la pausa con Monetine, pezzo che critica la legalizzazione statale del gioco d’azzardo.

L’orologio ci riporta al nuovo album, un brano ironico ma anche delicato, sul ricordo del padre. Nel disco, in questa canzone partecipa Diego Mancino.

Ed ecco Acrobati, la title track, che ci fa vedere il mondo dall’oblò di un aeroplano, da cui sembra tutto così fantastico e perfetto. E allora quanto sarebbe bello vivere così in alto, sospesi, come acrobati, lontano «dalle proprie fatiche e dai propri equilibrismi quotidiani».

A dispetto dei pronostici ricorda uno stornello popolare, racconta di un carabiniere ventenne, ferito da un «ragazzo con un cappuccio», ritrovatisi entrambi nella stessa stanza d’ospedale. Pur ambientata «agli inizi del ‘900, dalle parti di una vecchia gendarmeria», si presta a una lettura moderna.

Il flamenco della doccia appartiene all’album Daniele Silvestri del 1994. Ritmi spagnoleggianti e grande ironia, nonché base per un divertente esperimento sul palco… che non vi sveleremo!

Senza stacco, ecco l’incalzante Spigolo tondo, contenuto ne Il padrone della festa del trio con Fabi e Gazzè.

Il brano impegnato L’uomo col megafono ci porta di nuovo al passato, all’esibizione del Festival di Sanremo del ’95 nelle nuove proposte e al premio “Volare” per il miglior testo. Sarà poi inclusa nell’album Prima di essere un uomo dello stesso anno.

A bocca chiusa è la canzone in romanesco del Sanremo 2013 e contenuta nell’EP Che nemmeno Mennea.

Foto di Stefania Brovetto

Foto di Stefania Brovetto

A questo punto Silvestri annuncia come bis le canzoni scelte appositamente dai fan sul sito web, anticipandole dalla storica e ritmata Y10 Bordeaux, ancora un brano di Prima di essere un uomo, dalle sonorità scanzonate e funky tipiche di quel periodo. Senza interruzioni, segue la ballata Occhi da orientale, inedito contenuto nella omonima raccolta dei suoi migliori successi pubblicata nel 2000, e colonna sonora del film Questa notte è ancora nostra di Genovese del 2007.

E poi l’originalissima dichiarazione d’amore di Le cose in comune, vincitrice della Targa Tenco come canzone dell’anno nel 1995.

Testardo – inno dell’omonimo fan club – è un altro inedito contenuto in Occhi da orientale, rappresentazione dell’essere romano nella sua connotazione più tipica e “coatta”.

Salirò è uno dei suoi successi più conosciuti, proposto a Sanremo 2002 dove vince il premio della critica, per poi aggiudicarsi altri 4 premi all’Italian Music Award.

Come encore, Silvestri sceglie la struggente Aria, canzone di denuncia del regime di carcere duro 41 bis, che ci riporta ancora a un Sanremo, quello del 1999, e a un altro premio della critica “Mia Martini” e al premio “Volare” per il miglior testo.

L’ultima canzone è Cohiba, ispirata alla figura di Che Guevara come simbolo di rivoluzione universale inserita nel doppio album Il dado del ’96.

Questo viaggio musicale durato quasi 3 ore, tra brani storici e novità che vanno ad arricchire il già grande repertorio eterogeneo di un cantautore amato ma spesso criticato per il suo essere engagé, Daniele Silvestri si dimostra padrone del palcoscenico, su cui si diverte ancora a fare quello che sa fare bene da più di 20 anni. Gioca con i compagni musicisti, scherza con il pubblico e lo coinvolge, non solo durante il concerto ma anche prima, coi sondaggi per votare le canzoni che si vorrebbero ascoltare.

Da sinistra: Gabriele Lazzarotti, Gianluca Misiti, Daniele Fiaschi, Piero Monterisi, Sebastiano De Gennaro, Daniele Silvestri, Duilio Galioto e Marco Santoro. Foto di Stefania Brovetto

Intanto il tour continua, prossima data ad Isernia il 18 marzo.

Un sentito ringraziamento ad Enrico Babuder e a Stefania Brovetto per la collaborazione e per le splendide foto a corredo dell’articolo.

Lorena Nasi
Condividi:

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.