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A proposito del pene, il Leonardo da Vinci che non ti aspetti

3 minuti di lettura

Leonardo da Vinci. Scienziato, inventore, artista. Uno dei più grandi geni dell’umanità, simbolo del Rinascimento. Nell’immaginario comune Leonardo è un uomo vecchio, saggio, poco incline alle facezie. E ci sbagliamo di grosso. Chi avrebbe mai pensato che Leonardo da Vinci avrebbe scelto come protagonista per un suo umoristico scritto proprio il pene?

il pene secondo leonardo da vinci
www.leonardodavinci-italy.it

Leonardo Da Vinci: «A proposito del membro virile»

Questo scritto dedicato al pene lo troviamo nei fogli di Windsor, fogli che compongono un volume che contiene circa 600 disegni di Leonardo da Vinci a testimonianza della sua preparazione eclettica. Oltre ai 30 anni di disegni di studi anatomici, c’è anche questo testo ironico del 1508, di una comicità che ricorda alcuni passi del Decameron.

«Della verga: Questa conferisce collo intelletto umano, e alcuna volta ha intelletto per sé, e ancora che la volontà dell’omo lo voglia provocare, esso sta ostinato, e fa a suo modo, alcuna volta movendosi da sé, senza licenza o pensieri dell’omo, così dormiente, come desto, fa quello desidera: e spesso l’omo dorme e lui veglia, e molte volte l’uomo veglia e lui dorme; molte volte l’omo lo vole esercitare, e lui non vole; molte volte lui vole, e l’omo gliel vieta. Adunque è pare che questo animale abbia spesso anima e intelletto separato dall’omo, e pare che a torto l’omo si vergogni di nominarlo, non che di mostrarlo, anzi sempre lo copre e lo nasconde, il qual si dovrebbe ornare e mostrare con solennità, come ministro dell’umana spezie.»

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E perché accontentarsi di chiamarlo semplicemente pene? In un altro manoscritto, Leonardo da Vinci propone nuovi nomi da dare al membro maschile fra cui l’usatissimo tutt’oggi, “cazzo”.

Parole oscene nel passato

Se ci fa sorridere l’immagine di un Leonardo che scrive sconcezze, ci stupirà ancora di più sapere che ben prima di lui, nel Medioevo, la libertà di linguaggio era maggiore della nostra. Ce lo racconta lo storico Alessandro Barbero nel suo libro La voglia dei cazzi e altri fabliaux medievali (acquista), dove sono raccolte 20 traduzioni di poemetti licenziosi. Ci viene quindi da chiederci, i nostri antenati erano più disinvolti di noi nel dire sconcezze? Andate in libreria e chiedete una copia di La voglia dei cazzi. Vi imbarazza il pensiero? Allora abbiamo risposto alla domanda.

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Immagine di copertina: www.socialup.it

Azzurra Bergamo

Classe 1991. Copywriter freelance e apprendista profumiera. Naturalizzata veronese, sogna un mondo dove la percentuale dei lettori tocchi il 99%.

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